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Riorganizzazione Mibac, Bonisoli: nessuna accelerazione, frutto di un esercizio trasparente
AgCult 2/9/2019

Il ministro intende fare chiarezza sui cambiamenti organizzativi introdotti, spiegandone ratio e obiettivi, e rivendicando, con orgoglio, sia il metodo utilizzato che i risultati già raggiunti.

Non corrisponde al vero che vi sia stata sulla riorganizzazione del Mibac - una accelerazione in conseguenza della crisi di governo. Entro il 22 dovevano essere adottati alcuni provvedimenti consequenziali, tutto ciò è stato fatto regolarmente e non è avvenuto né in sordina, né di corsa. E quanto sottolinea il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, in una lettera indirizzata al personale del Collegio Romano. Un documento con il quale intende fare chiarezza sui cambiamenti organizzativi introdotti, spiegandone ratio e obiettivi, e rivendicando, con orgoglio, sia il metodo utilizzato che i risultati già raggiunti.

A partire dalle assunzioni (Sono già in corso le procedure per assumere 28 dirigenti e 4.375 unità in area II e III, tramite concorsi da bandire entro dicembre 2019), passando per lautonomia dei musei di rilevanza nazionale, che non solo resta, ma viene aumentata. Una riorganizzazione frutto di un esercizio trasparente, un processo sviluppato smarcandolo da qualsiasi logica corporativa e applicando parametri ispirati a principi di razionalità ed efficienza della Pubblica Amministrazione.

LA LETTERA
La recente riorganizzazione del Ministero spiega Bonisoli ha suscitato molte reazioni di vario genere, spesso su aspetti non corrispondenti alla realtà, che mi inducono a pensare che non tutti abbiano letto il testo in maniera approfondita. Vorrei perciò fare chiarezza sui cambiamenti organizzativi introdotti, spiegandone ratio e obiettivi, e rivendicando, con orgoglio, sia il metodo utilizzato che i risultati già raggiunti.

Innanzitutto va precisato che non si tratta di una riforma o controriforma, ma di alcune necessarie modifiche che ogni organizzazione complessa - quale è il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - è tenuta dinamicamente ad introdurre per poter funzionare al meglio. Il DPCM che ne costituisce la componente principale è stato presentato in Consiglio dei Ministri e approvato allunanimità il 19 giugno 2019 (entro il termine del 30 giugno espressamente previsto dal decreto-legge n. 86/2018) per essere registrato dalla Corte dei Conti il 26 luglio. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è datata 7 agosto; il provvedimento è pertanto entrato in vigore il successivo giorno 22.

NESSUNA ACCELERAZIONE
Dunque, spiega Bonisoli, non corrisponde al vero, come alcuni giornali hanno scritto, che vi sia stata una accelerazione in conseguenza della crisi di governo. Entro il 22 dovevano essere adottati alcuni provvedimenti consequenziali, atti dovuti, volti a garantire la funzionalità degli uffici, quali il decreto di articolazione delle strutture centrali del Ministero e quello relativo al nuovo assetto dei musei. Tutto ciò è stato fatto regolarmente e non è avvenuto né in sordina, né di corsa. E stato semplicemente lespressione di unazione politico amministrativa responsabile, sviluppata nel più rigoroso rispetto dei tempi e delle regole istituzionali. Il Dipartimento della Funzione Pubblica ha contribuito alla redazione del testo del DPCM, con osservazioni volte in gran parte ad armonizzare lorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali con quella di altri Ministeri di simile struttura organizzativa.

IL PARERE DEL CONSIGLIO SUPERIORE DEI BENI CULTURALI
Il Consiglio Superiore dei beni culturali si è insediato il 18 giugno 2019 e quindi il giorno precedente alla seduta del Consiglio dei Ministri in cui era calendarizzata lapprovazione del DPCM. Per tale ragione, non è stato possibile avviare uninterlocuzione preliminare con LOrganismo, il cui parere ha recepito le principali linee di intervento della riorganizzazione, formulando talune osservazioni e proposte che saranno oggetto di attenta valutazione nel contesto degli atti politico-amministrativi funzionali allottimale attuazione della riforma.

RIORGANIZZAZIONE FRUTTO DI UN ESERCIZIO TRASPARENTE
Sul metodo. La riorganizzazione è stata frutto di un esercizio trasparente, iniziato nel settembre del 2018, attraverso una serie di incontri con Soprintendenti, Segretari Regionali, Direttori di Musei, Biblioteche e Archivi. La Commissione per lo sviluppo e assestamento organizzativo del Mibac, istituita il 31 gennaio 2019 e presieduta dal Segretario Generale del Ministero, Giovanni Panebianco, ha egregiamente operato, realizzando la ricognizione delle criticità ed elaborando una proposta organica. Il team ministeriale ha proceduto con impegno e professionalità sulla base di un cronoprogramma annunciato e, una volta tanto, rispettato: il 7 marzo la Commissione mi ha illustrato i risultati del lavoro svolto; il 14 si è tenuto un incontro con un gruppo di parlamentari, il 20 e 21 si sono svolti gli incontri con le associazioni di settore; il 28 si è svolta la discussione con i dirigenti del Ministero; il 4 e il 30 aprile è stato aperto il confronto con le organizzazioni sindacali, proseguito anche dopo lapprovazione del DPCM e, in particolare, il 18 luglio e il 7 agosto u.s.. Rispetto alla formulazione iniziale della proposta, molti spunti, provenienti anche dai sindacati, sono stati condivisi e altri sono stati oggetto di costruttivo approfondimento. Lintero processo è stato sviluppato smarcandolo da qualsiasi logica corporativa e applicando parametri ispirati a principi di razionalità ed efficienza della Pubblica Amministrazione, conservando quale finalità ultima sempre la tutela dei beni culturali come declinata dallarticolo 9 della Costituzione.

Un progetto di sviluppo organizzativo non richiede necessariamente di stravolgere larchitettura precedente, ma anzi prevede di realizzare una serie di aggiustamenti puntuali, entrando nel dettaglio della definizione dei ruoli, della progettazione dei processi, della ricognizione e sviluppo delle competenze. Si è deciso di rivedere, con spirito critico, ma costruttivo, le trasformazioni organizzative introdotte a partire dal 2014, puntando a migliorare le capacità di gestione, grazie a maggiori livelli di coordinamento e controllo, specie di tipo qualitativo e basati più sullesempio che sulla sanzione. Di qui la revisione di talune linee di comando tra il centro ed il territorio, la riconfigurazione del Segretariato Generale e delle modalità di interazione con i musei autonomi, il rilancio delle politiche di digitalizzazione e innovazione tecnologica per promuovere formazione e ricerca, la valorizzazione delle forme di creatività contemporanea, attraverso una maggiore attenzione al mondo delle arti applicate tra cui la moda ed il design.

Abbiamo pertanto disegnato una governance più forte, orientata soprattutto ad assecondare le richieste e necessità degli uffici territoriali e volta a favorire interlocuzioni attente e risposte tempestive, anche nella gestione dei rapporti internazionali. I rapporti con lUnesco e le relazioni internazionali ed europee sono stati concentrati in ununica struttura del Segretariato Generale, superando la separazione in due diversi Servizi. Ciò al fine di rendere più efficiente ed efficace lazione istituzionale nello specifico comparto, altamente strategico per il Paese. Come può, infatti, lItalia agire da superpotenza culturale, se gli organi centrali del Ministero non dispongono di assetti coesi e strumenti appropriati dal punto di vista del coordinamento e del controllo?

UNA STRUTTURA PER LA COMUNICAZIONE
Laver previsto, presso lo stesso Segretariato Generale, una struttura deputata alla comunicazione è in linea con i principi sopra evocati e va a colmare una grave mancanza per il Ministero, quella di non avere una struttura di comunicazione istituzionale sganciata dal livello politico, atteso che di tali attività si occupava solamente lufficio stampa di diretta collaborazione del Ministro (con buona pace del principio di separazione tra attività politica e amministrativa). Nessuno spirito centralista, dunque, ma solo misure volte a garantire maggiori livelli di razionalità, efficienza ed economicità dellazione amministrativa, secondo i principi sanciti allart. 97 della Costituzione.

I Segretariati Regionali sono stati ripensati in termini più flessibili, dove, a fronte di maggiori estensioni geografiche, sono state rimodulate talune funzioni, anche al fine di superare alcune criticità in materia di tutela emerse nellambito delle CO.RE.PA.CU. tra i Segretari Regionali e i Soprintendenti. Inoltre, è stato previsto che i Segretariati Distrettuali rientrassero sotto la responsabilità del Segretario Generale, per migliorare le capacità di coordinamento e auditing territoriale, razionalizzando il precedente assetto secondo il quale i Segretari Regionali, nominati dal Direttore Generale Bilancio su proposta del Segretario Generale, venivano da questultimo coordinati per le questioni di maggior complessità e rilevanza.

La riorganizzazione non altera, né poteva alterare, il numero delle posizioni di livello dirigenziale generale del Ministero, che sono rimaste 25. Avendo trasferito il Turismo ed avendo modificato la struttura Organismo Indipendente di Valutazione, abbiamo introdotto due nuove strutture necessarie a migliorare il funzionamento del Ministero.

La prima riguarda linformatizzazione dei processi e linnovazione tecnologica, temi fondamentali visto il ritardo che il Ministero sconta in questi campi. La scelta di prevedere, presso il Segretariato Generale, a fronte di tali funzioni altamente trasversali, una figura dirigenziale di livello generale è in linea con la normativa vigente e segnatamente con lart. 17 del Codice Amministrazione Digitale (CAD) come modificato, da ultimo, con i decreti legislativi n. 179/2016 e n. 217/2017.

DG GARE, CONTRATTI E CONCESSIONI
La seconda è relativa ad una Direzione Generale dedicata a gare, contratti e concessioni, la quale, oltre a garantire un coordinamento sulle procedure e sui più appropriati strumenti giuridici regolatori dei rapporti pubblico-privato, curerà le procedure i procedimenti più complessi e rilevanti. Ciò al fine di ottimizzare la capacità di spesa del Ministero, risparmiare risorse destinate alle centrali di committenza e valorizzare le competenze interne. Essa risponde non solo a principi di economicità e razionalizzazione, ma consentirà di mettere a sistema le attività in capo alle stazioni appaltanti, anche per prevenire eventuali fenomeni di illegalità e corruzione.

Vale forse la pena offrire qualche dato per contestualizzare le criticità del Ministero nello spendere le risorse di cui dispone e quindi il bisogno di una struttura centrale ad hoc. focalizzata su queste tematiche. Per le programmazioni a valere sui finanziamenti nazionali di cui alle leggi n. 190/2014, (stabilità 2015) e n. 232/2016, (bilancio 2017), aventi per oggetto gli interventi 2016 e 2017, nel 2018 gli affidamenti diretti e il ricorso a MEPA e a CONSIP, incidono per oltre l80 per cento. Nel 2018 gli importi contrattuali sotto la soglia di 40.000 euro rappresentano l80 per cento degli affidamenti. Per quanto riguarda la programmazione europea (i 333 investimenti in corso di attuazione quotano oltre 1,2 miliardi di euro), risulta che i servizi di ingegneria, affidati a professionisti esterni e finalizzati a sviluppare il livello progettuale idoneo allindizione delle gare, vengono affidati in modo diretto nel 54% dei casi (per il restante 46%, le procedure negoziate rappresentano il 18%, mentre la gara europea è utilizzata al 28%).

I VINCOLI
Per quanto riguarda il tema dei vincoli, su cui si è molto discusso, va segnalato che ad essere riportata al centro è solo ladozione finale dei provvedimenti; lavvio degli stessi, le fasi istruttorie e linterlocuzione con i soggetti interessati, rimangono ancorati ai territori e, pertanto, alle Soprintendenze. Lobiettivo di questa scelta è quello di garantire, nel più breve tempo possibile, uniformità, semplificazione e prevedibilità allazione amministrativa sullintero territorio nazionale, oltre a quello di ridurre il rischio di tutele realizzate in modo rapsodico e deflazionare il contenzioso.

I diritti dei proprietari dei beni assoggettati a vincolo non vengono peraltro intaccati: ove il Direttore Generale non adottasse il provvedimento di vincolo, ovvero se ne discostasse, sarebbe tenuto allobbligo di motivazione, ed eventuali contraddittorietà emergerebbero a vantaggio degli interessati in sede di accesso e di impugnazione amministrativa davanti al TAR.

Per capire il senso ed il merito dei cambiamenti che vanno ad interessare i musei, è importante parlare della visione complessiva che li ha ispirati: quella di un sistema nazionale di Musei statali, dotati di autonomia gestionale, con forte vocazione alla ricerca, aperti alla cittadinanza, a cui tutti possano accedere, in cui lavorino un numero adeguato di dipendenti pubblici i cui ruoli e funzioni siano commisurati alla loro provata competenza e ove le risorse a disposizione vengano condivise in modo che non vi siano musei di serie A e di serie B. In questottica si è proceduto innanzitutto al superamento dei Poli, ripensandoli secondo logiche di reti territoriali utili anche a sostenere gli istituti più piccoli. Reti che subiranno, in futuro, una successiva evoluzione, affinandone la coerenza tematica e raggiungendo nel tempo lautonomia gestionale, in parallelo con il necessario aumento delle posizioni dirigenziali di cui il Ministero ha bisogno per rafforzare la propria azione su tutto il territorio nazionale.

AUTONOMIA MUSEI RESTA E VIENE AUMENTATA
Lautonomia dei musei di rilevanza nazionale, ribadisce quindi il ministro, non solo resta, ma viene aumentata, attraverso provvedimenti che non intaccano lautonomia finanziaria, né il principio della individuazione dei Direttori tramite procedure che consentano di individuare candidati in possesso delle competenze necessarie per gestire unIstituzione Museale moderna, intervenendo diversamente sulla governance in termini di semplificazione e razionalizzazione declinati secondo i principi di cui allarticolo 9 della Costituzione. Scelte che possono comportare anche la creazione di veri e propri hub museali dotati di una rafforzata capacità gestionale come a Milano ed a Firenze, o levoluzione di singoli Musei in reti tematiche diffuse sul territorio, possibilmente dotate di autonomia gestionale, come nel caso del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Mantenimento dellautonomia dei musei, segnatamente in campo gestionale e scientifico, che si accompagna ad un contestuale rafforzamento degli strumenti di tutela e dei meccanismi di solidarietà e perequazione tra musei autonomi e gli altri istituti culturali diffusi sul territorio, grazie ad una maggiore percentuale di redistribuzione dei ricavi. I musei autonomi di rilevanza nazionale erano, e rimangono, istituti privi di personalità giuridica e, quindi, uffici ministeriali a tutti gli effetti, pur se dotati di propri organi: il Direttore presiede sia il Consiglio di amministrazione che il Comitato scientifico, esiste un Collegio dei revisori dei conti ma i bilanci e i consuntivi vengono sottoposti allapprovazione della Direzione Generale Musei. La scelta è stata quella di snellire e semplificare, conservando una autonomia strategica, che si esprime allinterno della normativa vigente, con uno statuto proposto dal Direttore del Museo ed approvato dal Ministero, tramite programmi pluriennali sviluppati dal Direttore, discussi con il Comitato Scientifico e condivisi con i rappresentanti delle istituzioni territoriali.

PRESTITI DI OPERE
Quanto al raccordo informativo sui prestiti di opere darte allestero, va osservato che lo stesso veniva già previsto nel DPCM n. 171/2014 il quale, tra laltro, stabiliva che tutti i Direttori dei Musei dovessero agire in coerenza con le direttive del Ministero e, ove di livello dirigenziale generale, fossero sottoposti al coordinamento del Segretario Generale. La nuova previsione non realizza limitazioni alle prerogative dei Direttori ma, assegnando il coordinamento dei prestiti al Servizio preposto alla cura delle relazioni internazionali, europee ed UNESCO, tende esclusivamente ad assecondare finalità conoscitive generali e obiettivi di diplomazia culturale. Coordinamento che, del resto, esiste da tempo in un Paese dalla forte identità culturale e solidissima tradizione amministrativa come la Francia.

Ultima notazione, non certo per importanza. Come dicevo, alcuni dei cambiamenti che abbiamo inserito nella riforma sono dovuti alla necessità di tradurre, nel concreto, specifiche previsioni normative. Tra queste, vi è anche quella di cui al D.P.R 9 maggio 2016, n.105, relativa allintroduzione di un Organismo Indipendente di Valutazione non più in capo ad un Direttore Generale dellAmministrazione, bensì ad un esperto esterno, selezionato tramite procedura pubblica, in possesso dei requisiti di professionalità, indipendenza e terzietà. Il Ministero si è già attivato in questo senso, anche al fine di conseguire apprezzabili risparmi di spesa. Sulla base dellampia panoramica appena effettuata, viene spontaneo chiedersi la ragione del clamore suscitato dai provvedimenti di riorganizzazione del Ministero. Forse vi sono state - in buona fede - difficoltà di interpretazione. Spero che le posizioni critiche registrate non dipendano dal fatto di aver inciso, con spirito autenticamente innovatore, su taluni consolidati status quo, ad esempio in relazione alla nuova Direzione Generale Contratti e Concessioni, di cui si è letto poco o nulla sulla stampa.

Eppure abbiamo avuto la determinazione di andare in una direzione ben precisa, secondo principi, già noti alla Commissione Bray del 2013 e più volte richiamati dallANAC, la cui applicazione potrà mettere finalmente ordine in un settore nel quale è necessario garantire standard uniformi di efficienza, trasparenza e competitività, nonché il rispetto della legalità in ogni sua forma.

ASSUNZIONI MIBAC: ENTRO DICEMBRE I NUOVI BANDI
Il Mibac è pronto a raccogliere queste sfide, proseguendo negli sforzi già avviati, primo fra tutti quello relativo alle nuove assunzioni di personale, rovesciando il trend degli ultimi anni. Infatti rivedere il disegno di una struttura organizzativa e configurare processi efficaci non basta senza il capitale umano, attorno al quale alimentare processi volti al benessere organizzativo e alla formazione, investendo tutte le risorse necessarie. Questa è la ragione per cui, oltre al bando pubblicato il 9 agosto scorso per 1.052 unità in area II, sono già in corso le procedure per assumere 28 dirigenti e 4.375 unità in area II e III, tramite concorsi da bandire entro dicembre 2019 e abbiamo preparato le norme da inserire nella legge di bilancio, tra cui quelle volte ad aumentare la dotazione dei dirigenti di seconda fascia, a finanziare una vera attività di formazione, a regolarizzare la posizione dei funzionari-ombra tuttora presenti al Ministero.

Non si tratta conclude Bonisoli - solo di dare nuova linfa agli uffici e di rispettare gli impegni presi; si tratta soprattutto di costruire un orizzonte di speranza per le nuove generazioni, offrire una concreta prospettiva di crescita umana e professionale alle migliaia di giovani che vorranno investire il loro futuro nel settore dei beni culturali, concorrendo, per questa via, al progresso economico, civile e sociale dellItalia e dellEuropa.

https://agcult.it/a/10444/2019-09-02/riorganizzazione-mibac-bonisoli-nessuna-accelerazione-frutto-di-un-esercizio-trasparente


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