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Appia Antica, abusi e crolli: "Liberiamo le aree occupate"
di CECILIA GENTILE
LA REPUBBLICA 30 agosto 2019



Cede il tetto nel fienile ottocentesco del Comune. Accanto una concessionaria senza alcun titolo. Illegali anche due vivai e un’azienda. La Regione: "Entro settembre lascino, o via allo sgombero"

A Roma può succedere anche questo. Può succedere che gli occupanti a tutti gli effetti abusivi di un terreno espropriato dal Comune possano continuare ad occuparlo e a sfruttarlo indisturbati. Per anni. Un fatto grave. Ancora più grave quando tutto questo succede sull’Appia Antica, la Regina viarum, segno architettonico e urbanistico di un parco archeologico e paesaggistico unico al mondo, in teoria superprotetto e supervincolato.

« Invece - racconta Alma Rossi, direttrice del Parco regionale dell’Appia Antica - i gestori della concessionaria Hyundai, al numero civico 43- 45, ancora lì senza alcun titolo, nonostante l’esproprio dell’area, si sono rifiutati di far entrare i vigili urbani arrivati per rendere operativa l’immissione in possesso da parte del legittimo proprietario, il Comune di Roma, appunto. E sono rimasti lì, a continuare i loro affari. Ma adesso se ne dovranno andare per forza».

L’infinito iter di ricorsi e controricorsi è finito. « È ormai acclarato che la concessionaria Hyundai è abusiva, come una serie di altre attività che insistono su aree espropriate dal Comune nel 2007. È un riscatto dovuto», denuncia Rita Paris, archeologa della Soprintendenza per anni responsabile dell’Appia Antica e poi del neo parco archeologico, appena cancellato dalla controriforma voluta dal ministro Alberto Bonisoli.

Nonostante le girandola di amministrazioni e assessori al Patrimonio che si sono succeduti al Comune di Roma, i tecnici del Parco regionale hanno spinto perché fossero rimesse insieme tutte le carte e si procedesse alla liberazione delle aree espropriate. Dal dipartimento al Patrimonio sono finalmente partite le lettere che intimano l’abbandono dei luoghi. « Se a settembre la situazione sarà rimasta immutata si procederà allo sgombero forzoso. Sono già fissate le date», annuncia Alma Rossi.

Coinvolti dal provvedimento sono la concessionaria Hyundai, di fronte al punto di noleggio biciclette, due vivai, un’azienda agricola accanto alla chiesa del Quo vadis, una serie di baracche e terreni incolti al civico 15 di via della Caffarella, l’area sotto il Sepolcro di Geta, che invece rimane privato. Quindici ettari in tutto, niente rispetto ai complessivi 130 espropriati, ma strategici perché permetteranno l’accesso alla Valle della Caffarella direttamente da via Appia Antica.

« C’è un piano di utilizzo della Caffarella che prevede percorsi di connessione diretta, bonifiche, abbattimento delle baracche - spiega la direttrice del Parco - In questo modo la via Appia e la Caffarella non saranno più due entità distinte, ma riacquisteranno la loro continuità e sarà più facile capire che fanno parte di un unico preziosissimo parco » . Ma bisogna sbrigarsi. L’Appia ha bisogno di interventi e restauri. A luglio è crollato il tetto del fienile ottocentesco diviso a metà tra Hyundai e ente parco. Il crollo riguarda la parte in uso all’ente stesso, ma tutto l’edificio, vincolato dalla legge 1089 del ‘ 39, è di proprietà comunale.

Non appena l’area espropriata accanto al sepolcro di Geta, il figlio dell’imperatore Settimio Severo fatto uccidere dal fratello Caracalla, sarà liberata, i visitatori potranno raggiungere la Valle della Caffarella direttamente dalla sede del parco, nell’ex Cartiera latina, costeggiando il fiume Almone , sacro per i romani e adesso, purtroppo, ridotto a discarica. Eppure ancora miracolosamente portatore di vita. Lo testimoniano per esempio le paperelle che imparano a muoversi nell’acqua, al seguito della mamma.



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