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L'importanza delle Fabbricerie
di Settis Salvatore
Sole 24 Ore Domenica di domenica 3 novembre 2019, pagina 31


Cattedrali. I responsabili delle grandi chiese europee riuniti a convegno a Pisa

L'importanza delle Fabbricerie

Il 24 e 25 ottobre l'Opera del Duomo di Pisa ha ospitato, come ormai da anni, il convegno internazionale delle cattedrali europee, dedicato al monitoraggio delle grandi cattedrali, compito primario delle Fabbricerie. La prima giornata è stata dedicata alla Torre di Pisa, nel ventennale della sua stabilizzazione. Il cuore di questa ricorrenza non è la celebrazione di un successo passato, ma la necessità di proseguire nel futuro il monitoraggio della Torre, secondo le più avanzate conoscenze e tecnologie. Un monitoraggio inteso non come passiva registrazione di dati, ma piuttosto analisi finalizzata alla conservazione programmata del monumento.
La Torre fu costruita in tre fasi, dal 1173 al 1370, con lunghe interruzioni dovute alla sua pendenza. Ma a ogni ripresa della costruzione (nel 1272, dopo 100 anni di pausa, nel 1360 dopo altri 80 anni) si rispettò e proseguì il progetto iniziale, dovuto a Bonanno Pisano come ha mostrato una recente indagine epigrafica e paleografica di Giulia Ammannati.
L'eccezionale costanza nel condurre a termine il progetto, di generazione in generazione e in continuità di istituzioni e d'intenti, risponde in pieno alla missione storica delle Fabbricerie.
La costante osservazione e manutenzione dei monumenti ne è il logico prolungamento, e costituisce il più significativo antefatto storico della "conservazione programmata", un concetto avanzatissimo di gestione del patrimonio culturale messo a punto a partire dagli anni Sessanta del Novecento da Giovanni Urbani.
Nel 1966, la terribile alluvione di Firenze (ma anche di Pisa) evidenziò la necessità di affrontare i temi della conservazione con metodologia più lungimirante, elaborando tecniche preventive d'intervento non solo su singoli monumenti, ma anche sull'insieme ambiente / paesaggio/beni culturali. Con grande lucidità, Urbani vide subito il contrasto fra due sviluppi in direzioni opposte: da un lato l'evolversi della società sotto la spinta di una crescita economica tumultuosa (a cui non corrispose una parallela crescita culturale), e dunque un'incolta disordinata aggressione al patrimonio. Dall'altro lato, l'incessante affinarsi della cultura e delle tecniche della conservazione. Urbani notava amaramente che su questo sfondo è assai difficile distinguere un intervento di sovvenzione utile e giustificato, da uno puramente ostentatorio o oblativo. Col risultato che sarà considerato utile e giustificato sempre e solo l'intervento minimo..
Di qui la concezione corrente dell'attività di restauro come riparazione terapeutica, occasionale e desultoria, dei guasti: guasti che non si sarebbero prodotti se quel monumento, quell'affresco, quel quadro, fosse stato tenuto sotto osservazione, e assoggettato periodicamente a minimi interventi di manutenzione preventiva. Perciò Urbani, direttore dell'Istituto Centrale per il Restauro, paradossalmente proponeva di impostare un programma contro il restauro, ma in favore della conservazione programmata, che nella sua visione si presta alla logica industriale della produttività applicabile all'attività conservativa. Infatti la chiave del problema sta nel creare le condizioni per il passaggio dell'attività conservativa dall'attuale stato marginale sul piano produttivo a una fase di sviluppo che non può essere definita altrimenti che come industriale. (...) L'essenza dell'industria, prima che a quella delle macchine, risponde alla logica della produttività: che sta semplicemente nel fare in modo che vi sia un rapporto razionale ed economicamente conveniente tra le cose da produrre ed i mezzi necessari per produrle.
In questa concezione l'intimo legame contestuale che fa del territorio e dell'ambiente (città, campagna, paesaggio) un continuum inscindibile da tutelare nel suo insieme va visto non come un peso fastidioso, ma come l'innescatore di potenti meccanismi di sviluppo, mirati ad assicurare la memoria storica del Paese, e al contempo a garantire ampia occupazione. Visto a questa luce, il monitoraggio della Torre di Pisa può apparire piccola cosa, ma è in verità assai rappresentativo di quella tendenza alla conservazione programmata che la visione profetica (e troppo poco ascoltata) di Giovanni Urbani mise a punto. Il monitoraggio della Torre (come di ogni altro monumento, complesso, centro storico, paesaggio) può esser ritenuto esemplare perché allontana e riduce il rischio del crearsi di improvvise emergenze, a cui spesso è impossibile rispondere in modo adeguato. Inoltre il principio di una accurata, ininterrotta sorveglianza e "manutenzione" dei monumenti (ma anche di ogni altro bene culturale) pur fissato nel modo più coerente da Giovanni Urbani e da altri negli ultimi 5o anni, si riannoda a importanti precedenti, tra cui il più significativo è la secolare attività delle Fabbricerie, che mediante la quotidiana osservazione di monumenti preziosi e complessi hanno sviluppato non solo un'immediata capacità di intervento, ma anche la trasmissione dei saperi e delle manualità da una generazione all'altra.
Le Fabbricerie, con la loro "conservazione programmata" ante litteram, si potrebbero dunque considerare come l'incubatore di quella capillare osservazione e "manutenzione" del patrimonio a cui Urbani profetizzava un vero e proprio futuro "industriale", nel senso dello sviluppo delle professionalità e del loro impiego in concreti progetti. Un ultimo punto: l'impiego di avanzate tecnologie e conoscenze scientifiche nei monumenti d'arte e di storia può apparirci un portato del nostro tempo tecnologizzato. Ma quella della Torre è anche una storia di sapienza e ricerca matematica e architettonica. L'originario progetto di Bonanno, scrupolosamente rispettato per secoli, si basava su un calcolo di simmetrie a base penta-decagonale che presuppone conoscenze matematiche per quell'epoca avanzatissime. Gli esperimenti sulla caduta dei gravi fatti dall'alto della Torre dal pisano Galileo segnano un altro degli incroci fra arte e scienza che passano per Pisa. Ma anche le cognizioni strutturali e geotecniche e le modellazioni della Torre con potenti mezzi informatici che hanno consentito di ridurne la pendenza sono un ulteriore connubio di arte e scienza, e sono ormai entrati anch'essi a far parte della biografia e della "memoria" della Torre. Perché i monumenti recano in sé la traccia, lo specchio degli uomini che li hanno creati, ma anche di quelli che sanno prendersene cura. La "filosofia" del monitoraggio e della conservazione programmata è questa.



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