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Francesco Mercurio: "Sì alla Biblioteca nazionale al Real Albergo dei Poveri"
di PAOLO DE LUCA
06 novembre 2019 LA REPUBBLICA



Dopo la proposta di Cesare de Seta di spostare i libri da Palazzo Reale, parla il direttore della Vittorio Emanuele III: Sono favorevole: sarebbe una grande sfida per la città...



La Biblioteca nazionale di Napoli trasferita nel Real Albergo dei Poveri? Non sarebbe una cattiva idea. È daccordo il direttore Francesco Mercurio, dal 2017 alla guida della Vittorio Emanuele III, con la proposta lanciata su Repubblica a settembre da Cesare De Seta, per un recupero del palazzo settecentesco progettato da Fernando Fuga.
Qualcuno arriccerà il naso sorride Mercurio nel leggere questo mio endorsement: io non ci trovo nulla di male: cè già stato un trasloco già ad inizio Novecento, dallallora Palazzo degli Studi, oggi Museo archeologico, allattuale sede. E, prima ancora, i volumi erano a Capodimonte.
Francesco Mercurio: "Sì alla Biblioteca nazionale al Real Albergo dei Poveri"

Francesco Mercurio, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli
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Direttore Mercurio, allora perché spostarla ancora?
Sarebbe una grande sfida per la città. Certamente la Biblioteca non può essere un viatico per salvare il Real Albergo di Poveri. Lo spunto deriva invece dal rivedere lintero discorso sulla funzione bibliotecaria oggi.

Cioè?
Ci sono diversi fattori che concorrono al ruolo della biblioteca nella città, spesso messo in discussione sulla sua reale funzione. Va fatto un ragionamento, su servizi e spazi. Se in epoca pre-digitale questi due fattori coincidevano e la gente veniva, ora i servizi si stanno spostando in rete e pe persone non arrivano più. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha avviato un progetto coraggioso di svecchiamento per i musei. Ora è il tempo delle grandi biblioteche. E in uno spazio diverso come il Real Albergo dei Poveri, potrebbe succedere.

Ci vorrebbero anni...
Naturalmente: parliamo di una proposta. Mi piace però sottolineare che non è affatto brutta. Certo, andrebbero siglati accordi politici, istituzionali, poi fatti gli imponenti lavori di ristrutturazione, seguiti da quelli strutturali per rendere ledificio idoneo alla conservazione di due milioni di libri, molti antichissimi. Ci vorrebbe tempo. Ma non possiamo ignorare le criticità dellattuale sede della Vittorio Emanuele III, al Palazzo Reale.

Faccia qualche esempio.
Innanzitutto, non cè più spazio sufficiente per i depositi. Inoltre non possiamo offrire nessun comfort ai nostri utenti: i bagni sono inadeguati, non cè riscaldamento, né aria condizionata. Per non parlare di bar o luoghi di incontro. La biblioteca non rispetta standard che si vedono in altri luoghi dEuropa, dove non ci si reca soltanto in un tempio di libri, ma in un luogo vivo, che ospita attività, convegni, mostre, dibattiti. Qui a Napoli, al massimo, possiamo allestirli nella Sala Rari, la più grande, che può accogliere ottanta persone.

E per i finanziamenti? Occorrerebbero decine di milioni
Sì, ma questo non è un ostacolo insormontabile. I fondi si possono reperire, soprattutto in ambito europeo. Basta ragionare insieme e condividere un progetto vincente di rilancio della città e dellistituzione.

Anche lei sposterebbe soltanto una parte dei libri, lasciando i più preziosi al Palazzo Reale, come suggerisce De Seta?
No, nella maniera più assoluta. La biblioteca andrebbe spostata in blocco, mantenendo invariata la sua identità di simbolo culturale del Mezzogiorno e non solo. Ma questo simbolo è necessario che si evolva.

E come?
Noi siamo un sito di conservazione con materiali del passato. Tutto ciò sarà progressivamente digitalizzato. Citando Antonella Agnoli, la biblioteca è una piazza del Sapere. Deve essere al passo coi tempi per continuare questa funzione. Altrimenti rischia una musealizzazione di se stessa.

Qual è la soluzione?
Che una biblioteca continui a fare quel che ha sempre fatto: raccogliere materiali, proseguendo nella sua attività di tutela della cultura, per tramandarla. Ma noi bibliotecari non siamo attrezzati a registrare i materiali delloggi. Nessuno classifica tutto quel che circola sul digitale. Né lo conserva. Così cè il rischio di non trasmettere ai posteri una corrente. Ovvio, poi, che ad un giovane non venga la voglia di identificarsi in unistituzione che considera vetusta. Così la biblioteca muore. Il digitale non può essere trascurato: basti pensare a tutto il contenuto legato alla musica e ai film. Sarebbe bello creare, magari proprio allAlbergo dei Poveri, un laboratorio, una sezione multimediale che accolga proiezioni e registrazioni in alta risoluzione.

Insomma, una sorta di Lucchesi Palli 3.0?
Io direi 4.0 (ride, ndr), il futuro della biblioteca è nel Sapere. Che può provenire da un libro, come da un file.

Non le sembra utopistico, data anche la mancanza del personale?
Cè bisogno di nuovi e giovani funzionari. In Italia le biblioteche si reggono su leggi pre-digitali. Se non ci si adegua, diventeranno un mero contenitore anacronistico. In Campania ce ne sono circa 1400: piccoli scrigni che potrebbero far rete. Perché sopravvivano basta ricordare la massima del guru Ranganathan: Una biblioteca è un organismo in continua evoluzione.



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