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VENEZIA - Per il test in diretta dei tecnici il Mose poteva salvare la città
ANTONIO MASSARI
Sabato 16 Novembre 2019 | IL FATTO QUOTIDIANO

Mentre Venezia di ora in ora, di minuto in minuto, sta annegando n el l acqua che sale rapidamente a 187 centimetri, nella sala operativa del Mose i tecnici hanno già avviato la simulazione. Vogliono capire come reagirebbero le paratoie se fossero in funzione. In quei drammatici minuti di martedì scorso va in scena la rappresentazione di un Paese incapace di badare a se stesso e proteggere i suoi cittadini e i suoi tesori. Mentre la cripta di San Marco si allaga per la sesta volta in 1200 anni, mentre un uomo muore fulminato nella sua abitazione di Pellestrina, la simulazione dice che grazie al Mose lacqua si sta fermando a soli 113 centimetri. A Chioggia sono 126. A Pellestrina 126. In media, tra i 60 e i 70 centimetri in meno, in quasi tutte le aree della città. Una scena che mette i brividi, se si pensa di quanti rallentamenti sia stato vittima il Mose, di quante mazzette sia stato il volano, di quante energie abbiano dovuto sprecare inquirenti e investigatori per stanare i colpevoli. Se fosse stato collaudato e operativo, anche da sole 24 ore, Venezia i lItalia intera oggi potrebbero raccontare tutta una lt ra storia. E invece, ecco la cronaca di quelle ore.

IL COMMISSARIO s tra or dinario Francesco Ossola e il suo collega Giuseppe Fiengo discutono sulla possibilità di azionare almeno un test sulla bocca di Lido. Le simulazioni dicono che, da sola, probabilmente avrebbe potuto salvare la basilica di San Marco. Niente da fare: Ossola oppone a Fiengo, che mette sul tavolo la proposta, un netto rifiuto. E di azionare lintero Mose, ovviamente, neanche si discute, considerato che la bocca di Malamocco, solo pochi giorni prima, ha segnalato vibrazioni poco rassicuranti. Ma cè dellaltro. Con chi comunica i Consorzio Venezia Nuova, in quelle ore? Con nessuno. Nessuno li cerca. E loro non cercano nessuno. Le previsioni del lunedì, per il giorno successivo, annunciano una marea eccezionale, che viaggia intorno ai 145 in modalità d i n a m ica, segno che potrebbe essere anche superiore. Siamo in pieno codice rosso. Eppure nessuno pensa di convocare preventivamente il gruppo interforze che deve gestire le emergenze. Sarà convocato soltanto mercoledì. A catastrofe avvenuta.
Il Provveditorato non pensa di contattare il Consorzio Venezia Nuova per chiedere se sia possibile azionare, anche solo in parte le paratoie. E il Cvn non contatta il provveditorato. Il prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, dichiara al Corriere del Veneto che, fosse stato per lui, avrebbe tentato di alzare almeno in parte le paratoie. Ha provato a contattare il Cvn gli chiediamo per chiedere se fosse possibile? Non ci ho neanche pensato risponde per - ché non rientra nelle mie competenze. Vero. Ma a chi competeva chiedere alme - no chiedere al Cvn se fosse possibile tentare qualcosa? Linterlocutore naturale è il provveditorato alle opere pubbliche. Ma questo non accade. Quel che resta, di quelle ore, è la decisione non dubitiamo che sia stata presa in coscienza del commissario Ossola. E quella simulazione in diretta, che dimostrava ai suoi osservatori come, di m i n u t o i n minuto, Venezia avrebbe potuto resistere invece di sprofondare. Ieri l A n s a h a scritto che autorevoli fontidel Cvn sostengon che nessun tentativo, al di là delle difficoltà tecniche, sarebbe stato possibile: in base agli accordi sottoscritti con il Provveditorato alle opere pubbliche, in condizioni di mare grosso, il Mose può essere testato soltanto dal 2020. Non solo. Le autorevoli fonti sostengono che, seppure si fossero azionate le paratoie di bocca di Lido, la marea si sarebbe abbassata al massimo di 2 centimetri. E quindi: il risultato sarebbe stato ininfluente. Al Fatto ri - sulta il contrario. Fonti intere al provveditorato sostengono che nessun accordo impediva un test in quelle ore.
E FONTI INTERNE al Cvn, alti funzionari del settore tecnico, ci hanno spiegato che le paratoie della bocca di Lido avrebbero diminuito tra i 10 e i 20 centimetri il livello dellacqua. E in questo modo la basilica di San Marco si sarebbe salvata. D a lt r o n d e , s e n o n f o s s e stato possibile, in base agli accordi con il provv e d i t or a t o , perché mai Fiengo e Ossola ne avrebbero animatamente discusso? È ingiusto e scorretto non solo per Venezia e i veneziani derubricare il tutto a una catastrofe inevitabile, per la quale nessuno ha responsabilità. Quella simulazione in diretta, nella sala operativa del Mose, dimostra che la catastrofe si poteva evitare. E se non è avvenuto, qualcuno deve essere inchiodato alle sue responsabilità.



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