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Calabria, traffico di beni archeologici da scavi clandestini: 23 arresti
di ALESSIA CANDITO
la Repubblica, 18 novembre 2019


Decine di perquisizioni, alcune in Regno Unito e in Germania, Francia e Serbia


REGGIO CALABRIA - Non una semplice banda di tombaroli, ma una vera e propria organizzazione criminale con contatti in Italia e all'estero, in grado di piazzare in mezza Europa reperti archeologici per milioni. Un fiume di vasi, lucerne, statuette, monete, piatti, fibule, monili del periodo magnogreco che è stato smistato attraverso anche case d'asta ed è finito nelle teche dei collezionisti senza scrupoli, pronti a pagare cifre da capogiro per esporre un pezzo esclusivo. È una vera e propria rete criminale, ramificata e strutturata, quella scoperta dai carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale di Cosenza, che su richiesta della procura di Crotone oggi hanno arrestato 23 persone in tutta Italia.
Crotone, traffico di beni archeologici: 23 arresti
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In due, Giorgio Salvatore Pucci, 59 anni di Cirò Marina, e Alessandro Giovinazzi, 30 anni di Scandale, sono finiti in carcere come capi dell'associazione criminale. Altri 21, sparpagliati fra Crotone, Catanzaro, Milano, Perugia, Benevento e Fermo sono ai domiciliari. Ma avvisi di garanzia sono stati notificati anche ad ulteriori 80 persone, spesso contestualmente a decreti di perquisizione, eseguiti anche all'estero. Con il coordinamento dell'Europol, in esecuzione di un ordine europeo di indagine emesso dalla procura di Crotone, gli investigatori del Nucleo cosentino, hanno bussato alla porta di indagati anche in Gran Bretagna, Germania, Francia e Serbia, supportati dalla Metropolitan Police di Londra, dalla Polizia criminale del Baden Wùrttemberg, dall'Ufficio Centrale di Polizia francese per la lotta al traffico internazionale di Beni culturali e dal Servizio Serbo per la lotta alla criminalità organizzata.

"Questo significa - dice una fonte vicina all'inchiesta - che questa non è che una prima fase di un'indagine destinata a continuare". In ballo ci sono reperti archeologici non solo di immenso valore storico e culturale, ma anche un business milionario. Una stima approssimativa dei pezzi sequestrati da questa mattina all'alba ruota attorno ai 2 milioni di euro.

Secondo gli investigatori, sono stati tutti trafugati nei siti di "Apollo Aleo" di Cirò Marina, di Capo Colonna, di "Castiglione di Paludi" nel Comune di Paludi, nell'area di Cerasello ed in tante altre aree private dislocate nel territorio della provincia di Crotone e Cosenza. Senza che nessuno o quasi se ne accorgesse, squadre di tombaroli, si presentavano sui siti persino con le ruspe, scavavano veri e propri crateri, poi setacciati con metal detector di ultima generazione. A coordinare le operazioni Pucci e Giovinazzi, che individuavano i siti, mettevano insieme le squadre che ci dovevano lavorare, quindi si occupavano di vendere i reperti. Un'attività probabilmente andata avanti per anni e interrotta solo grazie al fiuto dei carabinieri del Nucleo di Tutela e Conservazione dei beni culturali, che hanno deciso di approfondire le segnalazioni della Soprintendenza su strani crateri rinvenuti nelle aree di interesse archeologiche.

Da lì è partita l'inchiesta, che anche grazie all'uso di droni ha documentato l'azione dei tombaroli, ma ha anche permesso di ricostruire la rete di contatti e relazioni che ha permesso ai capi dell'organizzazione di piazzare i reperti in mezza Europa. Una trama articolata che ha portato persino a importanti case d'asta internazionali, dove i pezzi venivano battuti a cifre astronomiche.

Il lavoro però non è ancora finito perché adesso - si ragiona in ambienti investigativi - bisogna trovare il fiume di denaro che il traffico ha generato e tutti i suoi affluenti. Le abusive attività di scavo e ricerca erano portate avanti con costosissimi mezzi di ultima generazione, sui siti lavoravano squadre numerose, diversi ricettatori si sono occupati di smistare i pezzi. Tutte operazioni criminali costose. E adesso è caccia al finanziatore.

PER IMMAGINI E VIDEO, CLICCARE AL LINK QUI SOTTO:

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/11/18/news/calabria_traffico_di_beni_archeologici_da_scavi_clandestini_23_arresti-241306533/?ref=search


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