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Renzo Piano: Noi, i migliori in emergenza ma incapaci di manutenzione
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 29/11/2019

Larchistar e senatore a vita parla dal Ponte Morandi alle alluvioni: Non possiamo lavorare solo sulle emergenze. Sui viadotti cè da lavorare e studiare lintervento, ma non sono tutti a rischio o peggio ancora da abbattere


E quei ponti che appaiono drammaticamente marci? Quei tondini arrugginiti che spuntano qua e là dai pilastri di cemento come midollini di vecchie sedie impagliate? Quei viadotti vetusti sui quali i cittadini tremano a ogni passaggio? Cè da lavorare. Da studiare lintervento. Ma non sono tutti a rischio o peggio ancora da abbattere, risponde Renzo Piano, che proprio giovedì ha riunito nella stanza G124 al Senato i suoi ragazzi per un bilancio sul progetto di rammendo delle periferie, delle aree degradate, dei territori più sgarrupati. Certo, quel cemento che negli anni Cinquanta e Sessanta sembrò la soluzione più rapida e sicura per accompagnare nella sua galoppata lItalia del boom sta mostrando quasi di colpo, soprattutto dopo lapocalisse del ponte Morandi, tutti i suoi problemi. Ma ci sono interventi, tecniche, prodotti che consentono di riparare anche situazioni di deterioramento vistoso. Interventi e prodotti molto costosi? Sempre meno di quanto costerebbe abbattere quei ponti e doverli rifare. Sa quanto costerà alla fine il nuovo ponte di Genova? Diciamo 220 milioni circa. Alcuni pensano a chissà quanti miliardi. No: se fai bene un lavoro i costi sono inferiori a quelli di intervenire dopo. Per non dire delle tragedie che si possono evitare. Una cosa è certa: La manutenzione è stata trascurata per anni. Poi toccherà ai giudici dire la loro, sia chiaro. Ma quando vedi certi cementi coi ferri che sporgono.... Per carità, nessuna sorpresa. Cè stato un momento di grande ottimismo, nel dopoguerra. Il cemento era considerato eterno. Ed è effettivamente un materiale stupendo, straordinario, bellissimo... È una pietra, che tu plasmi come vuoi. Uomini come Pier Luigi Nervi hanno fatto col cemento cose bellissime. Il punto è che poi devi fare la manutenzione. Quella è mancata. Non cè materiale del mondo che possa resistere per leternità senza essere curato. Nessuno. Non il cemento, non lacciaio, non la pietra... Nulla può sopravvivere allabbandono. Il nuovo ponte di Genova durerà davvero mille anni o forse duemila... Purché sia fatta la manutenzione, però. Anche i templi giapponesi durano duemila anni, ma sono continuamente rifatti. Cè una cultura della manutenzione che da noi manca.

Perché non fa vincere le elezioni?
Mettiamola così: lavorare seriamente a queste cose non compensa immediatamente in voti. Compenserà qualcuno dieci anni dopo. Ma se ti regoli solo su domani mattina... Certo, dovrebbe valere anche per Francia, Germania, Giappone... Ma lì la manutenzione viene fatta. Questione di cultura.

Indro Montanelli scagliò uninvettiva terribile contro i liguri per lincuria del territorio...
Distinguiamo. I liguri per secoli hanno fatto cose straordinarie. I terrazzamenti, la cura dei fiumi e dei boschi... Io non so se è stata la Liguria a creare i liguri o i liguri a creare la Liguria. Il rapporto è fortissimo. Il problema è che nel secondo dopoguerra è saltato qualcosa, i rivi sono stati cementificati, si è costruito troppo e il territorio è diventato più fragile. Più fragile di altri.

E come possono uscirne, ora, la Liguria e lItalia?
Ci vorrebbe una sorta di piano Marshall. Uno sforzo collettivo, tutti insieme, per riparare gli errori fatti. Ma già a parlare di piano Marshall subito mi pento perché quello fu uno sforzo enorme concentrato nel tempo. Il Grande Rammendo di cui abbiamo assolutamente bisogno richiede uno sforzo ancora più impegnativo: ci vorranno anni, per aggiustare il più possibile il territorio. Ci vorrà lungimiranza. Pazienza. Continuità.

Doti che mancano, direbbe Piero Gobetti, in un paese di dannunziani...
La medicina ha fatto passi enormi. Grazie alla scienza diagnostica. Gli interventi chirurgici, per dire, sono oggi molto meno invasivi. Più leggeri. Se conosci davvero bene il problema puoi trovare delle soluzioni più facili. Vale anche per ledilizia, per il territorio.

Mai avuto il dubbio che sia passata qua e là lidea di certi politici che teorizzano come i problemi non vanno risolti ma gestiti perché finché un cantiere è aperto arrivano soldi, commesse, opportunità clientelari?
Non sono così sottile o malizioso. Ma sì, i dubbi su certe opere che non finiscono mai... Per me costruire è unaltra cosa: vuol dire fare. Costruire fino in fondo.

Alla consegna delle chiavi...
Certo. Col progetto di rammendo delle periferie (anche se la parola periferia andrebbe abolita perché tante periferie sono più vive, creative, affamate di cultura dei centri cittadini), laltro giorno siamo andati ad aprire i cantieri di una scuola antisismica a Sora, sullAppennino di Frosinone tra i più esposti ai terremoti e una nuova casa dentro Rebibbia (proprio dentro) dove le mamme chiuse in carcere potranno incontrare i loro bambini. Due progetti piccoli e fatti con pochi soldi. Ma concreti. Reali. Un cantiere deve avere un inizio e una fine. Non può restare aperto in eterno.

Pensa al Mose?
Non conosco così bene il progetto e la storia per avventurarmi in giudizi così. Ma certo gli investimenti finora sono stati così grandi che gli italiani tutti credo abbiano il diritto di vedere come funzionerà.

Lei ha aperto e chiuso cantieri in tutto il pianeta. Ha visto lavorare ingegneri, geometri, operai di tutto il mondo: cosa farebbero, cinesi o americani, davanti a certi ponti italiani che in questi mesi danno lidea di essere a rischio?
Farebbero come gli italiani ogni volta che cè unemergenza. Niente di meno, niente di più. Quando cè unemergenza nessuno è in grado di darci lezioni. La nostra capacità tecnica è straordinaria. Tanto è vero che la esportiamo. Il guaio è che questa eccezionale capacità scatta non dico solo, ma quasi solo con le emergenze.

Aveva ragione De Michelis a dire che da noi ci vogliono le date-catenaccio per essere costretti a rispettarle?
Temo di sì. Purtroppo sì.

AllExpo 2015 andò a finire dopo sette anni con una corsa allultimo istante.
Vero. Vissi lesperienza nel 92 per le Colombiadi e funzionò. Come ora funzionerà la corsa per il ponte.

Lidea della manutenzione come vera e propria emergenza, però, non passa.
Ci vuole un progetto. Un impegno di anni. A tappe. Uno sforzo collettivo. Votato dal Parlamento. Che coinvolga tutti

Più facile fare il Beaubourg o un aeroporto in mezzo al mare.
Lo so. Per questo anche il nuovo piano Marshall non mi convince del tutto. Occorre trovare un nome per questo progetto. Che chiami tutti al senso di responsabilità. Penso a tanti cantieri piccoli. Se tu Stato mi dai un miliardo non faccio un cantiere da un miliardo ma mille da un milione. Anzi, diecimila da centomila euro. Sa cosa significherebbe?.

Cosa?
Si metterebbero in moto diecimila imprese, diecimila micro-finanziamenti, con diecimila risultati immediati. Ossigeno. Sangue che andrebbe direttamente in vena. Altro che chiacchiere. Pensi a un piano di riforestazione fatto bene. Io sono molto amico di Sebastião Salgado, il grande fotografo. Lui ha piantato due milioni di alberi, in Brasile. Piantine piccole. Perché possano radicare. Crescere. Occorre un po di pazienza. Ci vuole una scienza della forestazione. È una questione di equilibri. Di conoscenze. Di sapienza.

Complicato, in un Paese dove tutti sanno già tutto...
È un problema. Ma le soluzioni leggere che tengono insieme tecnologie, aspetti economici, sensibilità sociali, ci sono. Se lavori bene non è necessario trasferire e metter fuori una famiglia per rendere più sicura la casa in cui vive. Si fa il cantiere con la famiglia dentro. E cambia tutto! Sa quanto si abbassano i costi? Interventi di questo tipo sono intelligenti. Non solo possono evitare lutti dolorosissimi ma lo Stato ci guadagna rispetto agli interventi dopo un sisma o uninondazione.

Lha spiegato, tutto questo, ai suoi colleghi in Parlamento?
Sì.

Risultati?
Insomma....

È vero laneddoto che un giorno cercò di spiegare il valore di prevenire le inondazioni e i terremoti e si accorse che tutti si toccavano facendo scongiuri?
Ride. No comment....

https://www.corriere.it/cronache/19_novembre_29/noi-migliori-emergenza-incapaci-manutenzione-64499e9e-122b-11ea-934f-a2282c2d0229.shtml


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