LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Torino. Il papiro di Artemidoro. Verità e trasparenza nel mercato dei beni culturali
Sergio Favretto
Altalex, 06/12/2019

La pluriennale controversia sulla falsità o meno del papiro attribuito a Artemidoro è approdata, a dicembre 2018, ad un punto di non ritorno: è intervenuta la Procura della Repubblica di Torino con una dettagliata indagine ed infine con la richiesta di archiviazione[1] per prescrizione del reato nei confronti di Serop Simonian, richiesta accolta dal GIP con decreto di archiviazione datato 1 dicembre 2018.[2]

Pur dovendosi limitare alla rituale richiesta di dichiarazione del non doversi procedere, stante l'oggettiva decorrenza dei termini pur in presenza di attività investigativa non facile, la Procura ha significativamente indagato sulle modalità di vendita-acquisto del papiro e sulle lacune e anomalie che hanno segnato l'approdo in Italia e la sua forse imprudente valorizzazione. Ad avviso della Procura "...la certezza del falso è abbondantemente provata, quanto meno sulla base di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti".

Per la prima volta la magistratura si è occupata di vicende correlate al papiro di Artemidoro, analizzando l'ipotesi della commissione del reato di truffa aggravata, ex art. 640 c.p. e art. 61 n. 7 del c.p., in capo al collezionista e mercante d'arte Serop Simonian[3] che vendette alla Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo di Torino il citato reperto archeologico nel 2004.

In queste pagine, viene richiamato, in un primo sintetico abstrat, lo sviluppo della vicenda storico-temporale dell'arrivo in Italia del papiro; viene contestualizzato il conflitto duro e motivato fra gli studiosi che si sono cimentati sull'autenticità o falsità del reperto; infine, viene assunto l'iter di indagine svolto dalla Procura di Torino con le risultanze, anche se non tradottesi in iter processuale dibattimentale e pronunciamento.[4]

Il tutto viene qui analizzato ed esposto allo scopo di rendere plastico come sia necessario che il diritto intervenga nel mercato dell'arte e dei beni culturali per assicurare trasparenza e verità, soprattutto oggi in presenza di una giungla di protagonisti e ruoli, di importanti somme di denaro investite o spese non sempre coerentemente, di una crescente domanda culturale e turistica per l'arte e il patrimonio culturale.

Le pagine che seguono intendono offrire agli operatori del diritto, ai frequentatori del mercato dell'arte e ai semplici cultori del bello, ai soggetti privati e pubblici che si occupano di tutela e valorizzazione dei beni culturali, un canovaggio interpretativo della vicenda, vicenda ricca di contributi scientifici e storici in conflitto, ma anche di molteplici interferenze contrattuali e giuridiche, emblematiche e dubbie.

Peculiarità del papiro e suo arrivo in Italia
Viene denominato "papiro di Artemidoro" un papiro frammentario e non integrale, della lunghezza di metri 2,5 circa ed un'altezza di cm. 32,5, sommatoria di più elementi. Sul verso si coglie un significativo testo scritto in greco a più colonne, una mappa dell'Iberia e del mar interno, accompagnati a seguire da numerosi disegni di figure umane (teste, mani, piedi) e sul recto un cospicuo insieme a mò di bestiario, con disegni oscillanti fra la decrizione realistica e una versione fantastica e immaginaria. Venne attribuito per la prima volta ad Artemidoro di Efeso[5] dal prof. Claudio Gallazzi[6] docente dell'Università Statale di Milano e dalla prof. Barbel Kramer docente dell'Università di Treviri in Germania, con un articolo scientifico pubblicato nel 1999.[7]

Il papiro venne acquistato dalla Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo di Torino, oggi denominata Fondazione 1563 per l'Arte, per conto della Compagnia di San Paolo di Torino; fu stipulato un contratto di compravendita in data 26 luglio 2004 con il venditore Serop Simonian, mercante d'arte e collezionista egiziano residente in Germania, di origini armene. Oggi, il papiro è in proprietà della Compagnia di San Paolo di Torino che lo pagò ben 2.750.000 euro, tramite la Fondazione per l'Arte come braccio strumentale e operativo, per poi destinarlo al Museo Egizio di Torino in comodato gratuito, ma la consegna mai avvenne per diniego del medesimo Museo.

Nel seguito delle pagine, si userà l'abbreviazione "P. Artemid" in sintonia con la consuetudine nell'indicare i reperti in ambito papirologico.

Il reperto è costituito da un supporto di origine vegetale, attribuito pacificamente fra il 1 secolo a.C. e il primo secolo d.C., come risulterebbe dalle effettuate indagini al carbonio 14; da scritti in greco e disegni, una mappa della Spagna, immagini reali di figure umane e simboliche di animali sovrapposte che ne costituiscono, invece, il contenuto impresso sul supporto.

Secondo le tesi che ne hanno accreditato la presunta autenticità, il P. Artemid venne consegnato dal mercante Serop Simonian al prof. Gallazzi presso i laboratori di papirologia dell'Università Statale di Milano, dove vennero effettuati alcuni restauri. Ad oggi, come si vedrà a seguire, non vi sono certezze sulla provenienza, sulla genesi, sui passaggi e trasferimenti dall'Egitto all'Italia, sulla successione degli interventi di restauro. Non vi è una tracciabilità certa o verosimile condivisa.

Il papiro risulterebbe facente parte di un Konvolut, ovvero insieme di altri papiri e materiale vario utilizzato per riempimenti di maschere funerarie. In antecedenza, l'intero Konvolut sarebbe stato acquistato da Serop Simonian dal fratello Hagop, allora direttore del Museo egiziano di Khashara Pasha[8], esportandolo nel 1971. Si osserva che nel caso del P. Artemid viene utilizzato il termine Konvolut per indicare quello che più comunemente viene denominato nella papirologia classica con il termine papier machè, appunto insieme di papiri, frammenti di papiri, tessuti ed altro materiale da riempimento. Il Konvolut, secondo le tesi del prof. Gallazzi, venne smontato presso un laboratorio di Stoccarda, laboratorio del cui coinvolgimento non si hanno evidenze e conferme. Del Konvolut si ha solo un fotomontaggio in proprietà della Compagnia San Paolo di Torino e trasmessa dal prof. Settis, ma non esistono altre immagini o documentazioni e verbali dell'operazione di apertura del Konvolut e del suo restauro. L'unica immagine esistente è stata poi verificata come frutto di un montaggio falsificato, scoperto dai tecnici e funzionari del Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica Abruzzo-Marche. I papiri di contesto o documentari, rinvenuti con il papiro di Artemidoro, sarebbero oggi depositati presso il laboratorio del prof. Gallazzi a Milano in comodato e non acquistati dalla Fondazione Compagnia San Paolo.

Nel 1999, secondo le risultanze di indagine, il prof. Salvatore Settis[9] ebbe modo di trattare l'acquisto del papiro per conto del Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles, quando ricoprì il ruolo di direttore; l'operazione non si concretizzò forse in ragione di un rilancio eccessivo del prezzo di acquisto.

Il reperto non venne mai accolto ed esposto dal Museo Egizio di Torino, ma, trasferito da Milano a Torino dove venne esposto in mostra nel 2006 a Palazzo Bricherasio, in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006. Venne poi ospitato nel caveu della Banca San Paolo di Torino, salvo due trasferimenti per esposizione a Berlino e a Monaco. Al rientro dalla Germania, il reperto venne trasferito al deposito del Centro Restauro di Venaria Reale e poi ospitato al Museo delle Antichità di Torino dove ora si trova in esposizione, salvo momentaneo trasferimento per accertamenti da parte del MIBACT a Roma.

La severa dialettica fra gli esperti sull'autenticità
Il P. Artemid è ancora oggi al centro di un'interessantissima rete di opposte considerazioni scientifiche ed accademiche, anche dopo la corposa indagine giudiziaria svolta dalla Procura di Torino, non giunta all'epilogo con un pronunciamento processuale solo per intervenuta prescrizione del reato di truffa. Dal dicembre 2018 ad oggi, il dibattito si è ulteriormente alimentato a tutto tondo.

Da un lato, i sostenitori della genuinità e del valore scientifico e storico del papiro come C.Gallazzi, B.Kramer, S.Settis, F.Montanari, F.Pontani ed altri studiosi non solo italiani; dal lato avverso, i sostenitori della falsità del papiro con il convintissimo prof. L.Canfora in trincea che da tempo sostiene come il papiro sia un falso pregevole ed ottocentesco, opera di Costantino Simonidis[10]. Di particolare rilevanza scientifica e metologica sono gli studi, gli approfondimenti e le pubblicazioni sul tema realizzati e prodotti dal prof. Federico Condello dell'Università di Bologna. La schiera dei sostenitori della non autenticità del papiro si è ampliata negli anni, con contributi anche da università non italiane.

Proprio sull'esposto critico del prof. L.Canfora si mosse la Procura di Torino, diretta allora dal dott. Giancarlo Caselli[11]. Nel corso delle primissime indagini, svolte dal Reparto Operativo-Sezione Archeologica del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma, vennero acquisiti gli atti del convegno svoltosi a Bologna il 9 luglio 2013, durante il quale vari studiosi hanno ipotizzato la falsità del papiro; venne altresì acquisita ampia documentazione a sostegno dell'autenticità del reperto. Nello sviluppo delle indagini, disposte dalla Procura di Torino ed effettuate da Carabinieri della Polizia Giudiziaria della medesima Procura di Torino, sono state acquisite altre documentazioni, atti e pareri, contratti e delibere autorizzative. Non deve sfuggire come, con decreto del 24 gennaio 2006, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte dichiarò il papiro "di interesse archeologico ai sensi degli artt. 10-12 del D. Legislativo 42/2004". Il prof. Settis, in un articolo pubblicato su "Il fatto quotidiano" del 15 dicembre 2018, sferrò un duro attacco all'operato della Procura di Torino, osservando lacune ed incongruenze e rivendicando quanto invece sia motivata la tesi dell'autenticità del papiro, a seguito di un elenco consistente di studiosi che produssero contributi e analisi.

Sempre critico sui risultati dell'indagine di Torino è il pensiero del prof. Tomaso Montanari, apparso pubblicato sul blog "Emergenza cultura In difesa dell'art. 9" del 27 dicembre 2018. Il commento è parso caratterizzato da una ingenerosa vis polemica.

Neutro sembra essere, invece, il contributo apparso nel numero del 10 dicembre 2018 del National Geografhic Italia con il titolo "L'inchiesta della Procura conferma: un falso papiro di Artemidoro".

Da segnalare, altresì, come il quotidiano Il Foglio pubblicò in data 10 dicembre 2018 un articolo di Maurizio Stefanini titolato "Il falsario di talento e il papiro di Artemidoro", richiamante per esteso il precedente articolo dello stesso Stefanini, esaustivo e ben argomentato, pubblicato da Il Foglio il 6 gennaio 2010.

La dialettica scientifica ha alimentato pubblicazioni, convegni, interviste a settimanali o televisive. Dopo le risultanze dell'indagine di Torino, si nota una maggior prudenza di molti studiosi e una caparbia insistenza di coloro che ne coltivarono da subito la genuinità.

Per un contesto essenziale ed orientativo della pubblicistica sul tema fin qui intervenuta, si vedano: F. Condello, Artemidoro 2006-2011: lultima vita, in breve, Quaderni di Storia 74, 2011, pp. 161-256; L. Canfora, Il papiro di Artemidoro, con contributi di L. Bossina, L. Capponi, G. Carlucci, V. Maraglino, S. Micunco, R. Otranto, C. Schiano e un saggio del nuovo papiro, Roma-Bari 2008; L. Canfora, Il viaggio di Artemidoro. Vita e avventure di un grande esploratore dellantichità, Milano 2010; L. Canfora, La meravigliosa storia del falso Artemidoro, Palermo 2011; C. Gallazzi-B. Kramer-S. Settis, con A. Soldati (edd.), Intorno al Papiro di Artemidoro, I. Contesto culturale, lingua, stile e tradizione, Milano 2010; C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis (edd.), Intorno al Papiro di Artemidoro, II. Geografia e Cartografia, Milano 2012; J. Elsner (ed.), New Studies on the Artemidorus Papyrus, Historia LXI/3 (2012); G. Adornato (ed.), Intorno al Papiro di Artemidoro, III. I disegni, Milano 2016; Il papiro di Artemidoro (P. Artemid.), edito da C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, con la collaborazione di G. Adornato, A.C. Cassio, A. Soldati, Milano 2008; Pseudo-Artemidoro, Epitome: Spagna. Il geografo come filosofo, a cura di L. Canfora, Roma-Padova 2012.

Sul P. Artemid venne scritto anche un romanzo; trattasi dell'opera dello scrittore Ernesto Ferrero che nel 2006, in concomitanza con la mostra ed esposizione del P. Artemid durante le Olimpiadi invernali, diede alle stampe "La misteriosa storia del papiro di Artemidoro" pubblicato da Einaudi.

Più recentemente, a dicembre 2018, il prof. Francesco Condello[12] ha pubblicato il significativo saggio "P. Artemid e i suoi avvocati" in Eikasmos XXIX (2018), Quaderni Bolognesi di Filologia Classica, rivista fondata dal prof. Enzo Degani. Sempre Condello ha promosso al Collegio Superiore di Bologna, nell'anno accademico 2018-2019, un seminario proprio sul tema dell'autenticità-falsità del P. Artemid.

In questa sede si è solo contestualizzato e richiamato il progress della vicenda, ben sapendo come in molti altri casi la magistratura intervenne a far emergere la falsità di opere, pur in presenza di stuoli di studiosi che si erano pronunciati per la loro autenticità. Ci si riferisce, ad esempio, all'esposto e all'accertamento circa la falsità della quasi totalità della mostra di quadri di Modigliani al Palazzo Ducale di Genova negli anni 2017-2018. Dopo mesi di mostra promossa su tutti i media, decine di migliaia di visitatori, prima un semplice albergatore ligure innamorato di Modigliani e poi il critico più autorevole del medesimo, il dott. Carlo Pepi, hanno offerto l'input alla Procura di Genova per sequestrare il tutto e promuovere indagini. Anche in questo caso si hanno expertiss, commenti e cataloghi avvaloranti la genuità ed autenticità.

In queste pagine si offre una riflessione giuridica da un lato, non filologica o papirologica, e dall'altro lato un approccio da semplice cittadino avvertito, consapevole come il mercato dell'arte e dei beni culturali necessiti di nuova trasparenza e verità.

Le critiche evidenze contrattuali e giuridiche
La vicenda del P. Artemid ha, fino ad oggi e senza alcuna cesura, coinvolto molti protagonisti, dai collezionisti ai mercanti d'arte e dei beni culturali, dai direttori di musei ai critici ed esperti d'arte, dagli studiosi e ricercatori universitari, dai giornalisti e fotografi, dai vari media ai semplici lettori di riviste e quotidiani, dai magistrati ai funzionari di polizia, dai dirigenti ministeriali ai funzionari delle sovrintendenze regionali.

Certamente il P. Artemid è al centro di una querelle e discordia storico-scientifica di grande coinvolgimento e partecipazione. Non vanno, però, scordati i tre distinti livelli di approfondimento e di narrazione.

Il primo livello: quello alimentato giustamente dagli studiosi del settore dell'archeologia storica, della papirologia, della filologia greca antica, della letteratura e storia greca, del restauro papirologico, della diagnostica chimica e della fotografia. Qui non sono mancati significativi contributi di analisi, di ricostruzioni, di interpretazioni di segno diverso. In quest'ambito la dialettica e il confronto antitetico non sono mancati. Come non è mancato un singolare percorso di adattamento progressivo rispetto alle evidenze emergenti dell'inautenticità del P. Artemid.

Un secondo livello: quello giornalistico e comunicativo. Il P. Artemid ha da subito incontrato una forte e puntuale attenzione e risonanza nei vari media, con interventi ripetuti a sottolineare, di volta in volta, l'attrattività e curiosità del caso enigmatico. Tv, quotidiani, riviste di divulgazione, esposizioni pubbliche, interventi editoriali hanno fin dall'inizio accompagnato l'evolersi della discordia artemidorea.

Un terzo livello: quello della declinazione giuridica e degli sviluppi dell'indagine della magistratura sul caso. Qui stà la novità di questi mesi. Accanto alla pluriennale diatriba fra insigni studiosi, fra scuole di pensiero e di ricerca specialistica, è intervenuta la magistratura per tentare di porrre condizioni di chiarezza ed eventualmente individuare responsabilità nelle condotte assunte.

I tre livelli devono adottare una spiccata autonomia, devono potersi relazionare con le distinte metodologie e distinte professionalità, ma senza sconfinamenti in terreni non propri.[13]

La Procura di Torino, indagando sull'ipotesi di reato di una presunta truffa a danno della Compagnia San Paolo di Torino, ha effettuato una giusta ed opportuna incursione in uno scenario prestigioso sì per autorevolezza, ma sin dagli albori connotato da margini di incertezza sull'autenticità del papiro. L'incursione della Procura merita tutto l'apprezzamento, anche per il significato simbolico ed emblematico che assume, mentre pare evidentissimo come il mercato dell'arte e dei beni culturali soffra dei difetti e distorsioni di volontà truffaldine.

Una prima annotazione. Il Procuratore della Repubblica di Torino dott. Armando Spataro ha reso pubbliche, con il comunicato stampa del 10 dicembre 2018, le risultanze dell'indagine e del decreto di archiviazione, richiamandosi ad una precisa delibera del CSM emanata l'11 luglio 2018.

La delibera del CSM ha precisato che posssono essere oggetto delle comunicazioni degli Uffici Giudiziari "le informazioni di effettivo interesse pubblico, tra cui casi e controversie di obiettivo rilievo sociale tecnico-scientifico". Non trova spazio, dunque, l'obiezione che sia stata assunta un'iniziativa estemporanea e gratuita su una vicenda chiusa e irrilevante. Non si è trattato solo di un'indagine inerente al reato di truffa aggravata, ma di un'indagine che ha esaminato condotte di più attori, privati e pubblici, con una forte ricaduta permanente sul mondo scientifico, accademico e universitario; con effetti di costo per gli enti pubblici e fondazioni, con opportunità ingannatrici di migliaia di utenti-fruitori e cultori dell'arte. Chiarissimo l'interesse pubblico e tecnico-scientifico a conoscere l'esito dell'indagine, anche se in presenza di una archiviazione per prescrizione.[14]

Si espongono, in sintesi, le più evidenti critiche interferenze contrattuali e giuridiche sulla complessa vicenda, alla luce di come sono state lette ed analizzate dalla Procura di Torino e di come oggi si possono attualizzare.

a) Il contratto di acquisto

Dall'esame del contratto di compravendita del papiro e degli allegati, dalle dichiarazioni rese in indagine, emerge come vi sia stata una fase precontrattuale e di negoziazione di rilievo, ma con anomalie evidenti. Fu, dicono le varie persone informate sui fatti, il Ministro Giuliano Urbani a dare l'input e a suggerire alla Compagnia San Paolo di Torino l'acquisto del papiro, allo scopo di consolidare il rapporto con la costituenda Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino, alla quale poi il papiro sarebbe stato dato in comodato gratuito.[15]

Nel 2004 Giuliano Urbani era Ministro dei beni culturali e delle attività culturali; sostenne e battezzò l'avvio del nuovo Codice del beni culturali e del paesaggio, così venne definito il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, entrato in vigore dal 1 maggio 2004. La nuova normativa dava possibilità a soggetti privati e pubblici di costituire fondazioni per la valorizzazione dei beni culturali, cogliendo anche opportunità di finanziamento e di agevolazioni fiscali.

In questo contesto di attenzione pubblica verso l'arte e i beni culturali, a Torino gli enti locali e le fondazioni bancarie decisero di fare sinergia e crearono la Fondazione Museo delle antichità egizie che avrebbe dovuto gestire e valorizzare il Museo Egizio. Accanto alla Regione, alla Provincia di Torino, al Comune di Torino, intervennero la Fondazione della Cassa di Risparmio di Torino e la Compagnia San Paolo di Torino. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali conferì alla fondazione il 6 ottobre 2004 per trentanni la gestione dei beni del Museo Egizio. Primo presidente della Fondazione è stato Alain Elkann. L'attuale presidente della fondazione è Evelina Christillin, indicata dal ministero, in carica dal 2012.

Secondo la ricostruzione compiuta dalla Procura, la fase di negoziazione e propedeutica alla stipula del contratto venne tessuta: dal dott. Dario Disegni, allora Segretario Generale della Fondazione per l'arte e la cultura; dal dott. Piero Gastaldo, allora segretario generale della Compagnia San Paolo; dal prof. Claudio Gallazzi che, su incarico di Dario Disegni, ebbe il compito di guidare l'istruttoria propedeutica alla valutazione del papiro, nell'ottica di un eventuale acquisto (a questa istruttoria tecnico-scientifica parteciparono la dott. B.Kramer e il prof. S.Settis); dallo studio legale associato Di Chio-Disegni-Rostagno di Torino per le valutazioni tecnico-giuridiche.

Dall'escussione dei testi e delle persone informate sui fatti, come recita la relazione di indagine, emerge che l'indicazione e il suggerimento di acquistare il papiro giunsero alla Compagnia San Paolo dal Ministro Urbani, dopo aver raccolto la segnalazione da parte del prof. S.Settis, docente alla Normale di Pisa e già presidente del Consiglio Superiore del Beni Culturali. Allo sviluppo delle trattative per stipulare il contratto di compra-vendita vennero preposti Dario Disegni con la consulenza del prof. S.Settis e dello studio legale associato Di Chio-Disegni-Rostagno di Torino; i contatti si ebbero con il venditore indagato Simonian, attraverso anche il prof. Gallazzi che curò in parte la contrattazione dal punto scientifico.

Una prima evidenza: il prof. S.Settis, da sempre adesivo alle tesi di C.Gallazzi e della B.Kramer quali scopritori e primi editori del reperto qualificato come papiro di Artemidoro, partecipò prima come direttore del Centro Getty di Los Angeles ad una negoziazione con Simonian per l'acquisto del papiro e poi ad una seconda negoziazione per conto della Compagnia San Paolo di Torino, sempre sostenendo la genuinità dell'attribuzione del reperto.

Una seconda evidenza: il dott. Filippo Maria Gambari, funzionario della Sovrintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, precisò in atti come venne rilasciata "la dichiarazione di interesse e non di particolare interesse" in ragione dei dubbi già emersi sull'auteticità; si era osservato, infatti, che lo stato del papiro non era compatibile con un utilizzo di riempimento e appallottamento nel Konvolut come sostenuto dagli studiosi, poichè non si ravvisavano macchie, piegature o patine. Il Gambari rilasciò la dichiarazione senza aver potuto visionare il papiro, perchè in restauro a Milano, ma sulla base della relazione del prof. Gallazzi datata 22.3.2004 e redatta dal Gallazzi in vista dell'acquisto da parte della Compagnia San Paolo di Torino. Nella relazione, costituita da una pagina solo, il Gallazzi ne attestava la straordinaria importanza scientifica e valutava congrua la stima di acquisto della somma di 2.750.000 euro. Sempre il Gambari sostenne che il commissionamento dell'acquisto del papiro da parte del Ministro Urbani alla Fondazione avvenne senza che fosse stata coinvolta la Sovrintendenza, struttura che negli anni 2003-2004 gestiva ancora il Museo Egizio.

Una terza evidenza: il prof. Gallazzi ha sempre sostenuto l'autenticità del papiro, anche dopo le esplicite contestazioni del prof. L.Canfora[16]; ha escluso di aver suggerito al Ministro Urbani di acquistare il papiro, ma di averne parlato più volte con il prof. S.Settis che a sua volta rappresentò l'opportunità al Ministro; furono lui e la prof. B.Kramer ad attribuire il testo e contenuto del papiro ad Artemidoro; fu lui a tessere con Simonian alcuni contatti, incontri e corrispondenze per coltivare la contrattazione dell'acquisto prima con Settis per il Center Getty di Los Angeles e poi con Gastaldo per la Compagnia San Paolo; vi furono incontri vari con la presenza di Simonian, Gastaldo, Gallazzi, Urbani, Settis, tutti dedicati allo sviluppo della vicenda di acquisto; il Gallazzi incontrò anche il consiglio di amministrazione della Compagnia San Paolo al quale rappresentò l'opportunità dell'acquisto; il Gallazzi afferma che il papiro venne portato in Italia dal Simonian e a lui consegnato presso l'Università di Milano, che venne redatto un verbale di consegna nel quale venne anche valutata la congruità del reperto e la sua integrità (di questo verbale tuttavia non vi è traccia o copia); Gallazzi ha affermato come seppe che l'apertura del Konvolut venne fatta a Stoccarda, come i papiri documentari trovati insieme all'apertura del Konvolut non vennero acquistati dalla Compagnia San Paolo, ma sono stati donati e messi a sua disposizione presso l'Università di Milano; il Gallazzi ha ritenuto che il Museo Egizio non ospitò il papiro in ragione di precedenti contrasti fra la direttrice dott. Vassilika e il Simonian.

Una quarta evidenza: dopo la fase preparatoria tecnico-scientifica e i primi contatti avuti fra Simonian, Gallazzi e Settis, la fase conclusiva della negoziazione venne svolta direttamente dalla Fondazione, con la consulenza giuridica dello studio legale associato Di Chio-Rostagno-Disegni per la stesura del contratto e l'esame di tutta la documentazione inviata dal Simonian.

Una quinta evidenza: la definizione e quantificazione del valore di 2.750.000 euro del papiro è frutto, recita il contratto, della valutazione operata dal prof. Gallazzi con propria expertise del 22 marzo 2004, omogenea a quella formulata il 12 marzo 2004 dalla prof. Kramer.

Una sesta evidenza: la direttrice del Museo Egizio dott. Vassilika, ora direttore del National Trust per la salvaguardia dei Beni culturali inglesi, ha esposto come, per esperienza diretta, ebbe sempre sospetto della correttezza del mercante e collezionista Simonian, noto per agevolare l'entrata di reperti in Germania tramite Duty Free svizzeri, per aver manomesso alcuni reperti. Lo conobbe dagli anni 2000, quand'era direttrice del museo di Hilddesheim in Germania e dovette affrontare il problema di reperti falsi in modo dozzinale, rovinati e troppo costosi. Ci si chiede come sia stato possibile che nella fase della contrattazione non sia stata interpellata la Vassilika, già direttrice di musei in Germania e in rapporto con Simonian in passato? La Vassilika ha pure fatto cenno a vicende poco chiare in merito al ruolo dei due fratelli del Simonian.

Una settima evidenza: non è stata considerata dirimente, prima dell'acquisto, l'acquisizione di una adeguata e congruente certificazione delle origini e della provenienza del papiro. La sola fotografia del Konvolut, rivelatosi poi un falso montaggio, non è sufficiente a certificare la provenienza. Come non è sufficiente la dichiarazione di un parente.

Una ottava evidenza: per giungere alla definizione dell'autenticità e valore del reperto, le parti contraenti si limitarono ad acquisire la relazione-perizia del Simonian, con allegata una comunicazione con cui si delineava al Gallazzi la sequela di passaggi del papiro, ma nessuna due diligence, ovvero certificazioni di provenienza e attestazione compiute. In questa comunicazione, il Simonian narra un percorso accidentato e non documentato-verificato fra l'Egitto, Amburgo, Stoccarda. Non venne ritenuto necessario chiedere il contributo scientifico di un perito terzo, estraneo alla parte venditrice. Ci si fidò delle tesi dei venditori e di una certa comunità scientifica promotrice e sollecitatrice dell'acquisto monoorientata.

Una nona evidenza: la quantificazione del valore di acquisto del papiro è stato determinato fra le parti, sulla base delle considerazioni dei proff. S.Settis e C.Gallazzi, senza accogliere un'opportuna analisi comparativa dei precedenti ed una valutazione puntuale, necessaria questa proprio perchè non vi era congruità nel percorso di trasferimento ed esportazione del bene. Non solo, i soggetti attivi nella contrattazione non avrebbero dovuto ignorare o sottacere la valenza pubblica dell'operazione, a grande risalto culturale pubblico e internazionale.

Una decima evidenza: il papiro, come sostenuto dal Simonian, venne esportato dall'Egitto nell'aprile 1971 proveniente dal Museo di Kashaba, per opera di Eagoub Chan Simonian (fratello dell'indagato) verso un certo dott. Georges Stephan in Germania. Il trasferimento avvenne ai sensi di una licenza ministeriale all'esportazione e di vendita degli antichi beni in liquidazione del Museo di Kashaba, licenza relativa non allo specifico papiro di Artemidoro, ma ad un papier machè poi denominato Konvolut. Il papiro venne poi trasferito in Italia dallo stesso Simonian per giungere al laboratorio di papirologia dell'Università di Milano diretto dal prof. Gallazzi. La tesi di Simonian è formalizzata nel testo del contratto, come premessa assertiva e documentata solo da una lettera inviata via mail al prof. Gallazzi. Nessuna attestazione ufficiale del Museo egiziano, ma solo dichiarazione in carta libera da parte del fratello dell'indagato.

Una undicesima evidenza: il trasferimento e l'esportazione del papiro dall'Egitto in Germania e poi dalla Germania all'Italia devono necessariamente essere contestualizzati nell'ambito della normativa cogente della "Convenzione Unesco concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali". La Convenzione venne firmata a Parigi il 14.11.1970 ed entrò in vigore in Italia, dopo la ratifica del 2.10.1978, in data 2 gennaio 1979. In Egitto la Convenzione entrò in vigore in data 5 luglio 1973, dopo la ratifica del 5 aprile 1973.

Non solo, entra pure in gioco "Il Codice etico professionale dell'ICOM (International Council of Museums)" adottato all'unanimità dall'Assemblea Generale ICOM a Buenos Aires nel 1986, poi aggiornato revisionato nel 2001 e 2004.

Una dodicesima evidenza: l'indagine di Torino ha acquisito agli atti le più significative pubblicazioni, interventi e commenti del prof. Luciano Canfora a congressi internazionali. La voce di Canfora e le sue tesi note e pubbliche da un decennio sono acquisite come dato storico e motivante. La relazione della Procura espone; "...Canfora sostiene motivatamente che il papiro di Artemidoro costituisca un falso ottocentesco, mostrando anche la perfetta sovrapponibilità di alcuni disegni di Costantino Simonidis...con i disegni del papiro. Il prof Canfora ha conseguentemente sostenuto che sia ormai accertata l'origine ottocentesca del cosiddetto papiro di Artemidoro...".

La Procura richiama pure il fatto come, nell'esposizione al Museo delle Antichità di Torino (esposizione decisa non al Museo Egizio, ma al Museo delle Antichità dopo sei anni di giacenza anonima in depositto a Venaria Reale), il reperto venga accompagnato dalla didascalia illustrativa con la dicitura " potrebbe essere un falso" ed una immagine del falsario Costantino Simonidis.

b) Le dinamiche, i dubbi e le criticità dopo l'acquisto

Avvenuta la stipula del contratto in data 26 luglio 2004, si originò subito un iter di fatti e di interpretazioni scientifiche ed accademiche di segno contrastato. Si sono susseguiti convegni e pubblicazioni, si è alimentato un esercizio fra rigore ed esigenze promozionali, fra reticenze e superficialità. In molti casi, i due livelli che avrebbero dovuto operare in autonomia (quello degli studiosi e quello dei media) si sono incrociati e condizionati, con alterne suggestioni e adesioni fideistiche. Ad una certa data parve tutto chiarito per l'indiscussa autenticità e dopo poco, invece, sorsero più forti e convincenti i dubbi.

Seguendo ciò che è emerso dall'indagine della Procura di Torino e dai recenti contributi più autorevoli della scienza impegnata sul tema, oggi si può redarre una versione puntuale e testimoniata della storia del P. Artemid post contratto di acquisto.

Qui la novità: fino al dicembre 2018, il contrasto fra gli esperti sull'autenticità del reperto fu solo accademico e pubblicistico; ora, il contrasto ha ricevuto la conferma da testimonianze rese e da documenti prodotti ai magistrati inquirenti e ai funzionari di polizia giudiziaria.

Dopo l'acquisto a luglio 2004, il papiro venne consegnato dal Simonian al Gallazzi presso l'Università e il Laboratorio di Papirologia di Milano.

Venne esposto a Palazzo Bricherasio a Torino dall'8 febbraio al 3 maggio 2006 nella mostra titolata " Le tre vite del papiro di Artemidoro, curata da Settis e Gallazzi. In questa occasione, nel catalogo e nei vari comunicati stampa, si fece cenno al dibattito sulla sua antenticità in corso nella comunità scientifica di allora. Dopo la mostra venne trasferito presso il caveau della Banca San Paolo di Torino. Nel marzo 2008, venne trasferito a Berlino nella mostra "Agyptisches Museum and papyrussammmlung". Dopo la mostra di Berlino e poi ancora di Monaco, il papiro venne depositato presso il Centro di Restauro di Venaria Reale.

Dall'ottobre 2014 il papiro è esposto presso il Museo delle Antichità di Torino in via XX settembre n. 86, in una sezione dedicata facente parte dell'orangeries di Palazzo Reale. Nelle didascalie che accompagnano la visita al papiro, sono espresse le perplessità di una parte della comunità scientifica sull'autenticità del medesimo, comunità che ipotizza che trattasi un falso ottocentesco di Costantino Simonidis.

I dubbi e la conseguente serrata dialettica iniziò con le analisi e considerazioni esposte dal prof. L.Canfora nel 2006, una chiara diagnosi di falsità a valere soprattutto su molteplici ragioni filologiche e testuali. Nel 2006 e 2007 si sono susseguiti relazioni e contributi adesivi alle tesi di Canfora, redatti sotto differenti approcci di indagine ed esplorazione. Come bene ricorda il prof. F.Condello, nel saggio "Artemidoro 2006-2011: l'ultima vita, in breve", i primi rilievi filologici evidenziarono la lingua raccogliticcia, la sintassi traballante, la diffusa ricorrenza di espressioni attestate altrove solo nel greco patristico e bizantino...confermarono la sua diffusa e sostanziale inverosomiglianza sul piano linguistico e concettuale.

La Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo, a fronte delle incognite rappresentate dalla comunità scientifica, commissionò un approffondito studio per ampliare la conoscenza del papiro. Lo studio venne pubblicato con l'opera Il papiro di Artemidoro (P. Artemid.), curato da C. Gallazzi, B. Kramer, S. Settis, con la collaborazione di G. Adornato, A.C. Cassio, A. Soldati, edito a Milano da LED edizioni 2008. Nell'ampio studio, di ben 630 pagine e annesso dvd, vengono motivate tutte le argomentazioni a sostegno dell'autenticità del reperto, anche se in coda, a pag. 616 dell'opera, si fa menzione di "molti problemi aperti che dovranno essere affrontati dagli studi".

Nel 2006, leggendo la brossure della mostra effettuata a Palazzo Brigherasio e osservando che il Museo Egizio collaborò all'organizzazione, il Direttore Generale delle Antichità Egizie del Ministero Egiziano e Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità della Repubblica d'Egitto prof. Zahi Hawass scrisse alla Direttrice Vassilika per dissuaderla ad accogliere il papiro, perchè il reperto poteva essere stato esportato in violazione di normativa e asserendo "la provenienza di questo papiro è discutibile...dovrebber essere restituito all'Egitto e non esposto nel vostro Museo...". La Vassilika testimonò come allora rispose che non avrebbe esposto il papiro nel Museo e che questa scelta fu oggetto di confronto e controversia fra lei e il consiglio di amministrazione della Fondazione e della Compagnia San Paolo, con discussione sul mantenimento dell'incarico.

Dal 2006 e con frequenza ripetuta per più anni, il prof. Canfora e vari colleghi italiani ed europei, espressione del mondo scientifico ed accademico nell'archeologia, nella papirologia e nella filologia dei testi greci, hanno elaborato studi e svolto convegni sostenendo che il papiro di Artemidoro sia un falso ottocentesco attribuibile al noto falsario Costantino Simonidis.

Nel 2016, la Direzione dei Musei Reali di Torino, non essendo emersi dati dirimenti circa l'autenticità e l'effettivo valore commerciale del papiro, chiese alla Compagnia San Paolo di assumere l'onere assicurativo, in attesa di eventualmente valutare opportunità, tempi e modi di restituzione del bene. Nel 2017 venne stipulata una polizza assicurativa per un valore di 11.791.763, per un valore dichiarato dell'opera di euro 2.750.000 euro.

Per dimostrare l'autenticità del P. Artemid, nella mostra a Berlino del 2008 e in altri luoghi pubblici, a margine di convegni, venne reso pubblico dal prof. S.Settis un fotomontaggio relativo all'insieme dei frammenti di papiro facenti parte del Konvolut, insieme di cui avrebbe dovuto fare parte il P. Artemid. Il citato fotogramma venne esaminato e dichiarato falso, nel 2009, dal Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica Marche-Abruzzo, diretto dal dott. Silio Bozzi; le risultanze vennero più volte pubblicate da riviste specializzate e sono considerate oggi incontroverse, salvo obiezioni da parte di formulate dal filologo Jurgen Hammerstaedt e da esperti di fotografia come Paolo Morello e Hans Baumann. Le loro tesi ebbero ripetamente confutazione.

Sempre nel biennio 2008-2009, in modo soft e non eclattante, Settis diffuse altri tre scatti rappresentanti il P.Artemid nelle fasi di smontaggio, nelle fasi ante ricomposizione e durante la ricomposizione. Non vengono circostanziate la provenienza e la datazione di questi scatti, forse tramessi a Settis da S.Simonian, forse effettauti durante il restauro a Stoccarda.

Il dott. Filippo Maria Gambari, oggi Sovrintendente ai Beni Archeologici della Lombardia, ebbe modo in convegni pubblici di osservare come il fotomontaggio venne falsamente allestito per beneficiare il Simonian, come il papiro di Artemidoro non poteva appartenere all'insieme di papiri denominati Konvolut, come non potè essere legittimamente importato in Germania. Nella comunità scientifica si affermò chiaro il disegno di chi attuò il falso montaggio per affermare l'autenticità del reperto descritto e fotografato. Questa doppia falsità è un dato esiziale per riconoscere la genuinità del reperto.

Come bene ha richiamato ed esposto il prof. Condello nel saggio "Artemidoro 2006-2011:l'ultima vita, in breve" edito nel 2011, solo nel marzo 2008 a Berlino gli editori principi del P. Artemid parlarono di Konvolut (ammasso) e resero pubblica una fotografia di tale oggetto contenitore in parte già smontato e scomposto. In antecedenza, per molti anni, caratterizzati da radicali controversie interpretative sulla genuinità del reperto e sulla sua origine e provenienza, si era passati dal considerare quale origine del P.Artemid prima un insieme generico di papiri denominato Konglomerat e poi a considerare una maschera in cartonnage. Il papiro sarebbe appartenuto al collezionista del tardo ottocento Khashaba Pasha. Da qui poi ai vari passaggi, ipotizzati, verso l'Italia.

Il prof. F.Condello, a pag. 224 del saggio ""Artemidoro 2006-2011: l'ultima vita, in breve" asserisce: "...la fotografia si rivela inequivocabilmente frutto di un fotomontaggio: in essa mancano tutti gli effetti di deformazione prospettica che è obbligato attendersi da uno scatto di tal genere. In altri termini, le aree della fotografia che corrispondono a sezioni riconoscibili (testo e immagini) del papiro successivamente svolto risultano perfettamente sovrapponibili a tali sezioni: il che è del tutto impossibile. Se ne ricava, dunque, che ampie porzioni della fotografia sono state tratte meccanicamente da dettagli di immagini del papiro già restaurato e disteso. La fotografia del Konvolut è dunque un falso". In tale senso anche le tesi di studiosi come L.Bossina, L.Canfora, S.Ronchey. Altri studi effettuati sulla grana della fotografia e un esame autoptico della stampa fotografica (è stampata su carta Fujicolor prodotta solo dagli anni 1988 al 1994) fanno risalire la data di effettuazione della fotografia al dopo restauro del papiro.

Nel 2011 il G.Bottiroli evidenziò come la scrittura nella foto del Konvolut appaia del tutto indifferente alle difformità del supporto che dovrebbe contenerla, come "il tratto inchiostrato delle scritture presenta in molte parti una densità che non appare propriamente compatibile con l'elevato potere coprente che si deve attribuire all'inchiostro a base di nerofumo con cui si ritiene sia stato vergato il papiro". Non va sottaciuto come Simonian sostenne di aver fatto solo uno scatto all'interno di una sequenza con altre foto di carattere privato, ma di queste foto non si ha traccia.

Grazie alla serrata analisi filologica del contenuto del P.Artemid, comparata con le risultanze ed interpretazioni sulle immagini fotografiche diffuse da Settis e Gallazzi, il prof. Condello sintetizza; "...è un oggetto misterioso, ancora in attesa di spiegazioni convincenti, nelle sue singole sezioni (testi, mappa, disegni) e nel suo insieme...il testo proemiale non è di Artemidoro e la sua natura resta incomprensibile; lo stesso Artedimoro della c. IV (con le colonne seguenti) sarebbe Artedimoro per modo di dire: estratto, manipolato, sfigurato o copiato male, nelle migliori delle ipotesi; la mappa non si intende in nessun modo, e i disegni separamente disseminati sul recto e sul verso si giudicano e si classificano come a ciascuno piace; in generale, che cosa il papiro sia, chi l'abbia voluto o ridotto così, per quali ragioni e in quante fasi, nessuno osa dire. Come se non bastasse, le fotografie a corredo e a sostegno del papiro - non solo quella del famigerato Konvolut continuano a risultare sospette o manifestatamente inverosimili...".[17]

Non sono mancati studiosi che hanno individuato singolari somiglianze, in particolar modo con riferimenti ai disegni di mani e piedi, ai tratti e disegni desunti dall'Encyclopédie di Diderot e D'Alembert.

L'indagine della Procura di Torino ha fornito elementi documentali e testimonianze anche circa le fasi di esportazione del papiro dall'Egitto alla Germania e poi dalla Germania all'Italia. La non documentata provenienza certa del papiro (non vi è attestazione da parte di un Museo o Ministero circa la provenienza, ma solo autodichiarazioni assertive e non provate), la non sicura datazione del trasferimento e pure le mancate conferme o anomalie dei protagonisti dei passaggi (il fratello e un amico dell'indagato), i dubbi circa l'appartenenza del papiro al Konvolut di cui si fa cenno solo ad una certa data dello sviluppo della vicenda (nel 2008), l'incognita circa il laboratorio di Stoccarda, l'arrivo in Italia senza un percorso precedente certo di provenienza di transito, sono tutte circostanze da declinare con rigore alla luce della Convenzione Unesco di Parigi del 1970 e del Codice etico-professionale per i musei approvato in sede ICOM di Buenos Aires del 1986.

Oggi, il papiro è oggetto di verifiche da parte del MIBACT, con il consenso attivo della Compagnia San Paolo di Torino, verifiche mirate ad accertare l'autenticità o falsità in tutti gli aspetti. Le analisi sono state affidate all'ICRCPAL (Istituto Centrale per il Restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario). Gli accertamenti mireranno anche ad appurare la composizione chimica e natura degli inchiostri utilizzati per realizzare sul tessuto vegetale le varie rappresentazioni di immagini e i vari scritti anche sul retro. Il papiro è approdato, altresì, all'Istituto di Patologia del libro per analisi e trevisioni conservative.

L'intervento ufficiale del Ministero con i propri apparati tecnici è certamente il frutto tangibile dell'impatto che l'indagine della Procura di Torino ha sortito: tentare di dare una lettura univoca al P.Artemid, a superamento delle controversia fra studiosi.

Nella relazione della Procura a chiusura dell'indagine e nel comunicato-stampa diffuso dal dott. A.Spataro si fa cenno ad alcune evidenze preliminari che sembrano supportare la tesi del falso più che quella dell'autenticità. La Procura specifica che ci si "riferisce ad accertamenti svolti sulla composizione degli inchiostri usati per il P. Artemid che appare decisamente diversa da quella degli inchiostri usati nei papiri egiziani che coprono il periodo dal I al IV sec., sia ai frammenti scelti da ICRCPAL che sembrano far emergere l'ipotesi che il papiro sia stato posizionato su una rete metallica zincata e sottoposto ad azione di acidi, un trattamento che ha determinato il trasferimento dello zinco dalla rete metallica al papiro".

Anomalie, conferme e interrogativi aperti
A conclusione delle indagini, nella richiesta al GIP di archiviazione per intervenuta prescrizione del reato, la Procura di Torino non ha mancato di sintetizzare in ben 33 pagine l'attività svolta e le risultanze emerse.

A chiosa, la Procura osserva ed evidenzia: "...in questo contesto, la certezza del falso è abbondantementre provata, quanto meno sulla base di elementi indiziari gravi, precisi e concordanti...è dunque inutile disporre una consulenza, tanto più che i costi di questa non potrebbero essere giustificati, considerata l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Del resto, come sta avvenendo, compete al Ministero provvedervi per complementari finalità storico-scientifiche differenti da quella dell'accertamento del reato...ferma restando l'opacità assoluta dell'intera vicenda/trappola in cui la Fondazione stessa è incorsa e che sarebbe stata verosimilmente evitabile attraverso accertamenti, studi e consulenze affidabili da effettuarsi prima dell'acquisto del papiro Artemidoro o attraverso la richiesta al venditore qui indagato di attestazioni inconfutabili sull'autenticità e/o regolare provenienza del reperto...".

L'assunto della Procura è chiaro, anche se non siamo di fronte ad un pronunciamento a seguito di dibattimento, ma a risultanze di indagine ritenute sufficientemente provate o indiziate.

Ora, queste risultanze si accompagnano alle altrettanto chiare risultanze e tesi che a livello scientifico ed accademico propendono per l'inautenticità del papiro e per la misteriosa e non provata provenienza del medesimo.

Certamente la querelle fra i sostenitori dell'autenticità e i sostenitori della falsificazione del papiro e della sua incerta e nebulosa provenienza ed esportazione non si spegnerà presto, stante l'impatto pubblico della vicenda e i correlati effetti nella stima ed immagine scientifica dei protagonisti in gioco. Da non sottacere pure il risvolto economico finanziario dell'operazione di acquisto e la ferita alla credibilità di istituzioni e del mercato dell'arte nel suo insieme. Il P.Artemid ha ormai coinvolto studiosi, papirologi, filologi non solo italiani, ma espressioni di altre scuole ed università europee e non solo.

Per un aggiornamento ad oggi sul tema, non ci si deve limitare alle prese di posizioni note tramite i mass media, ma è bene attingere alla pubblicistica specialistica degli esperti. Merita attenzione, per profondità di analisi e per compiutezza-chiarezza espositiva, il saggio "Artemidoro 2006-2011: l'ultima vita, in breve" del prof. Federico Condello, pubblicato in Quaderni di Storia 74, 2011; come pure, sempre di Condello, il saggio "P. Artemid. e i suoi avvocati" pubblicato in Eikasmos XXIX (2018)-Recensioni nel dicembre 2018. Già sono stati citati i ripetuti ed autorevoli contributi del prof. Luciano Canfora, come pure tutti gli studi di segno avverso sulla scia delle attribuzioni originali di Settis, Kramer e Gallazzi.

L'incursione del diritto nel mondo dell'arte, dei beni culturali e del suo mercato, ha prodotto uno squarcio di verità e di attenzione massima: in quest'ambito si annidano sofisticate tecniche e procedure negoziali per nulla limpide e talvolta truffaldine. La Procura di Torino parla di vicenda-trappola di cui è stata vittima la Fondazione per l'Arte della Compagnia San Paolo di Torino, evidente parte lesa.

L'indagine ha fatto emergere alcune assodate anomalie e incongruenze, qualche verità fattuale ed alcuni significativi interrogativi aperti. I tre vari elementi si intrecciano e costituiscono oggi un reticolo incompreso ed allarmante, per gli specialisti e per il comune cittadino che voglia apprezzare l'arte, i beni culturali e la loro storia.

Abbiamo anomalie, parziali verità fattuali ed interrogativi aperti così declinabili:
perchè nei primi anni di esame e analisi del papiro e della sua attribuzione non emerse mai la versione di provenienza dal Konvolut, ma tale tesi si affermò solo nel 2008, nella fase post negoziazione e vendita del reperto alla Compagnia San Paolo?
perchè il prof. Settis, direttore del Getty Museeum di Los Angeles negli anni '90, impegnato a trattare l'eventuale acquisto del papiro già allora, non rese subito pubbliche tutte le notizie e fotografie raccolte attorno all'origine e traferimento del P.Artemid dall'Egitto all'Europa?
perchè ad oggi non risultano acquisite attestazioni di Musei che affermano e documentano la genesi e la provenienza dello specifico P. Artemid e non di un insieme di reperti generici e indistinti?
perchè ad oggi non si possiede alcuna puntuale verbalizzazione e antologia fotografica del primo svolgimento del Konvolut e dei successivi trattamenti di primo restauro a Stoccarda, con indicazioni dei tempi, dei soggetti e delle metodiche?
perchè solo in vista della negoziazione con la Compagnia San Paolo di Torino si rese noto un iter, impreciso e lacunoso, di provenienza del reperto dall'Egitto verso la Germania e poi dalla Germania all'Italia, sulla base di una dichiarazione del fratello di Simonian e del prof. Gallazzi, consulente del venditore?
perchè, prima dell'acquisto del papiro non vennero esplorate l'enturage e le esperienze precedenti del venditore Simonian per verificare la credibilità professionale in vista di una operazione ad evidente e forte impatto pubblico?
perchè non vennero sviluppate le incognite segnalate dalla direttrice del Museo Egizio dott. Vassilika attorno al nome di Simonian e coltivato il rapporto con Zahi Hawass, alto dirigente del Ministero egiziano preposto alle antichità egizie?
perchè, pur in presenza di dubbi sull'autenticità emersi dalla comunità scientifica e le cautele assunte anche nelle varie didascalie e brossure accompagnatorie nelle mostre, non si effettuò con immediatezza un'analisi profonda e radicale sul tessuto vegetale di supporto e sugli inchiostri utilizzati nella redazione del papiro, anche nel versus del medesimo, ma ci si limitò solo ad alcune analisi parziali e non chimiche che diedero già riscontri dubbi?
perchè non venne correttamente interpretata, operazione oggettiva e semplice, la lettera del Delegato del Governo Federale tedesco dott. Rosa Schmitt-Neubauer del 2 marzo 2004 che espresse: "...non essere necessaria alcuna autorizzazione all'esportazione del papiro da parte del Governo ...che il documento non appartiene ai beni artistici di valore per la storia tedesca da registrare nell'elenco completo dei beni artistici nazionali di valore..."? Perchè non venne colto, anzì si travisò forse intenzionalmente, il senso della dichiarazione che verteva il trasferimento del bene dalla Germania all'Italia, ma nulla si diceva ed affermava circa il precedente trasferimento del reperto dall'Egitto alla Germania?
perchè nella fase di contrattazione non venne effettuata una due diligence, approfondita dal punto di vista scientifico e filologico, ma ci si limitò a dichiarazione accertative di parte e insufficienti, alla dichiarazione di autenticità resa dallo stesso prof. Gallazzi, consulente del venditore anche se insigne papirologo?
perchè non venne svolta adeguata riflessione, con ricerca di prove e documenti, circa le condotte assunte dai vari protagonisti alla luce della normativa della Convenzione Unesco 1970 e del Codice Etico per i Musei dell'ICOM del 1986, normativa che avrebbe dovuto ispirare la Fondazione e gli interlocutori, proprio in vista della destinazione al Museo Egizio di Torino e per la natura di Fondazione a partecipazione mixata pubblica e privata?
perchè non vi è ad oggi certezza sulle modalità di pervenimento e di consegna dei 25 papiri documentari che accompagnavano il P. Artemid nel Konvolut? Perchè alcuni testi affermano che vennero acquistati con il P. Artemid, altri che sono di proprietà di Simonian e solo consegnati in esame e in deposito al prof. Gallazzi? Perchè questa discrasia di versioni?
perchè non sono state circostanziate le ragioni della mancata conclusione delle trattative di vendita del papiro al Getty Museum di Los Angeles, trattativa seguita dal prof. Settis, a fronte di una proposta economica di offerta del museo molto al di sotto della somma poi definita con la Compagnia San Paolo di Torino?
perchè, in presenza di una ricorrente e fondata ipotesi di attribuzione della falsificazione del P.Artemid al noto falsario ottocentesco Costantino Simonidis a fronte, invece, dell'altra ipotesi di un papiro integralmente artemidoreo, non si è sviluppata ed acquisita una verifica autorevole e condivisa a livello scientifico su questo rebus?

Una chiosa
Il significato storico e documentale del P. Artemid, se ritenuto e verificato autentico, sarebbe indiscusso; grazie a questo reperto forse avremmo nuove testimonianze nella qualità e contenuto dei disegni, mappe geografiche e scritti correlati ad un periodo poco noto. Se, invece, come pare ormai sia plausibilmente fondato, si è in presenza di un prodotto del falsario Costantino Simonidis, ovvero di un prodotto frutto di diverse e susseguitesi falsificazioni, da Simonidis fino a possibili interventi negli anni a seguire, per giungere alla sua apparizione ed acquisto, dobbiamo chiederci: perchè la comunità scientifica accademica per decenni ha coltivato e coltiva ancora oggi una controversia senza approdare ad una verità condivisa; non solo, come sia stato possibile, in presenza di studiosi autorevoli messi in campo, architettare una vicenda-trappola, come definita dalla Procura di Torino, che ha coinvolto in modo fraudolento una Fondazione bancaria come parte lesa?

NOTE
[1] La richiesta di archiviazione è datata 29 novembre 2018 ed è firmata dal Procuratore della Repubblica di Torino dott. Armando Spataro, dai Sostituti Procuratori dott. Andrea Beconi e Laura Longo.

[2] Il decreto di archiviazione è datato 1 dicembre 2018 ed è firmato dal GIP dott. Cristiana Domaneschi, depositato il 3 dicembre 2018.

[3] Serop Simonian, nato al Cairo il 1 gennaio 1942, mercante e collezionista d'arte di origine armena.

[4] In questa sede viene analizzato il testo del provvedimento della Procura di Torino e del decreto di archiviazione del GIP del Tribunale di Torino come resi pubblici anche nel sito www.ilfattoquotidiano.it del 15 dicembre 2018.

[5] Artemidoro di Efeso, geografo, vissuto tra il secondo e il primo secolo a.c., celebre non solo in patria, visitò l'Italia e la Spagna, le coste europee dell'Atlantico, l'Egitto e i paesi contermini e forse altre regioni mediterranee. Elaborò un periplo del Mare interno che poi ampliò fino a comporre vari libri con descrizione dei paesi visitati, con le loro caratteristiche fisiche e storico-politiche. L'opera completa di Artemidoro non ci è pervenuta, ma si hanno solo frammenti e citazioni varie.

[6] Claudio Gallazzi è considerato uno dei massimi papirologi italiani, direttore del laboratorio di papirologia dell'Università Statale di Milano.

[7] Articolo pubblicato nella rivista tedesca "Archiv fur Papyrusforschung" n. 44 del 1999.

[8] La raccolta di Khashara Pasha venne costituito con il patrimonio di reperti e beni culturali appartenuti al collezionista tardo ottocentesco Saiyid Khashaba Pasha. Il P.Artemid sembra che venne acquistato da S. Khashaba Pasha per incrementare la sua collezione di Asyut. La raccolta venne poi smembrata e liquidata nel secondo dopoguerra.

[9] Salvatore Settis, docente di archeologia classica, autore di molti testi con diffusione internazionale, responsabile in ruoli di vertice al Ministero dei Beni Cuturali.

[10] Costantino Simonidis nacque nel 1820 nell'isola di Simi nei pressi di Rodi e mancò nel 1890. Fu allievo di un noto libraio; visse con lo zio abate in un monastero sul monte Athos, coltivando tecniche dei copisti. Venne noto per alcuni falsi testi mediovali ed icone; viaggiò in molte sedi europee, da Londra a Lipsia, fino a giungere a Costantinopoli e ad Alessandria. Fu contestato per vari tentativi di vendita di reperti falsi.

[11] L'esposto del prof. Canfora, indirizzato all'allora Procuratore dott. Giancarlo Caselli, venne iscritto al Registro Mod. 45 della Procura di Torino in data 14.11.2013; in data 20 luglio 2016, il procedimento venne iscritto nel reg. Mod. 21 a carico dell'indagato Serop Simonian con il n. 17472/2016.21.

[12] Federico Condello è docente ordinario di filologia greco-latina e tradizione classica all'Università di Bologna, coordina il Laboratorio di traduzione specialistica dalle lingue antiche presso l'Università di Bologna.

[13] Già questa interrelazione possibile e distinzione-autonomia dei ruoli venne sottolineata da Sergio Favretto nel saggio "Il diritto a braccetto con l'arte. Beni culturali, paesaggio, opere d'arte" pubblicato da Falsopiano nel 2007.

[14] La Circolare del CSM venne emanata il 13 luglio 2018, con protocollo n. P12411/2018, definita "Linee-guida per l'organizzazione degli uffici giudiziari ai fini di una corretta comunicazione istituzionale."

[15] Testimonianza di Elisabetta Ballaria, funzionaria oggi della Fondazione 1563 ed allora della Fondazione per l'arte e la cultura della Compagnia San Paolo di Torino.

[16] Luciano Canfora, ordinario di filologia greca e latina all'Università di Bari, autore di numerose pubblicazioni a rilievo internazionale.

[17] Osservazioni tratte da F. Condello ""P. Artemid e i suoi avvocati" in Eikasmos XXIX (2018), Quaderni Bolognesi di Filologia Classica, Bologna, dicembre 2018, pag. 533.

https://www.altalex.com/documents/news/2019/12/06/papiro-artemidoro-verita-e-trasparenza-mercato-beni-culturali


news

25-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news