LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Perché il mercato del lavoro nei beni culturali fa piangere
Cristiano Croci
Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019

Gli Enti pubblici per primi non hanno idea di chi debba lavorare nei musei e con quali competenze. Professionisti museali, operatori museali oppure museologi? Non esiste neppure una definizione riconosciuta.

Già questo giornale ha affontato la difficile realtà di chi, come me, intraprende un percorso formativo per diventare professionista dei beni culturali. Ho recentemente scritto dellenorme discordanza che in questo settore esiste fra il mercato della formazione e quello del lavoro. Centinaia di professionalità e specializzazioni offerte a fronte di nessuna domanda. Parlavo delluso tossico di tirocini e volontariato, delle enormi differenze che possiamo trovare oltre confine e di come il nostro Paese sia in sostanza rimasto arenato crogiolandosi nel suo passato.

La recente inchiesta pubblicata dal collettivo Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali non ha fatto che avvalorare le mie affermazioni sul pietoso stato in cui versa il settore. Su circa 1.500 professionisti interrogati il 50% degli intervistati guadagna meno di 8 euro lora. L80% denuncia paghe che raggiungono, al massimo, i 15mila euro annui. La maggior parte è inquadrata con un contratto di multiservizi, cioè una tipologia relativa al personale che si occupa di pulizie e manutenzione. Un contratto per i lavoratori della cultura esiste dal 1999 e si chiama Federculture, ma è applicato solo nel 7,2% dei casi e già averne uno sarebbe qualcosa: il 78% di coloro che hanno una partita Iva lhanno aperta non per libera scelta, ma perché obbligati.

Qual è la ragione di questa catastrofica situazione? Citerò due elementi (come spunti di riflessione e senza nessuna pretesa di compiutezza) che possono essere considerati per analizzare il fenomeno: il primo è rappresentato dallambiguità e la debolezza a livello normativo e istituzionale delle professioni nel mondo culturale. Nel campo dei musei, ad esempio, già nel 2006 Icom individuava, attraverso la Carta nazionale delle professioni museali, ben 20 tipologie di profili diversi, divisi in quattro ambiti, ognuno con mansioni e competenze diverse.

Il bando uscito recentemente per lassunzione di 1.052 unità di personale al Mibact è stato messo sotto attacco perché le 20 professionalità snocciolate da Icom sono di fatto inglobate nei due soli profili previsti dalle direttive ministeriali: lassistente alla fruizione, allaccoglienza e alla vigilanza (profilo oggetto del bando) e il funzionario con posizione dirigenziale. Per ciò che riguarda il primo profilo, le critiche ne prendono di mira fondamentalmente il lunghissimo mansionario, il quale contiene attività sia specialistiche che non, ma non richiede alcun titolo universitario come requisito daccesso.

Per quanto riguarda il secondo profilo, che è suddiviso in ambiti disciplinari e non per specializzazioni professionali, si potrebbe obiettare che tra i vari ambiti non risulta quello museologico. E anche quando unamministrazione pubblica come quella del Comune di Como sembra andare in controtendenza, pubblicando un avviso di selezione per conservatore museale (quindi un profilo specialistico), si scopre che il requisito unico per accedere alla selezione è la laurea in Storia moderna o contemporanea. Sono gli Enti pubblici i primi a non aver idea di chi debba lavorare in un museo e di quali competenze debba aver bisogno.

La stessa confusione e ambiguità negli ambiti disciplinari legati al mondo delle professioni museali le troviamo già a partire dalle Università. Il nostro Paese resta uno dei pochi a non avere fra i propri corsi di laurea i cosiddetti Museum studies, in cui loggetto di studio non è focalizzato sulla Storia dellarte, sullArcheologia, lAntropologia o le Scienze naturali, ma sui musei stessi, formando persone qualificate a lavorare in quellambito (Professionisti museali? Operatori museali? Museologi? Non abbiamo neanche un termine) con il compito di progettare come sintetizza la presentazione del proprio corso di laurea della University of San Francisco spazi per il coinvolgimento delle comunità e per il pubblico dialogo. Una visione innovativa, lontana dalla nostra.

Questo mi porta verso il secondo elemento che vorrei aggiungere per riflettere sullarretratezza strutturale del settore dei beni culturali, cioè uno storico approccio nei confronti del patrimonio, tuttora radicato nelle teste e nelle dirigenze di questo mondo. Mentre nel secolo scorso in Occidente prendeva piede un nuovo modo di concepire, tutelare e valorizzare il patrimonio, lItalia rimaneva legata a posizioni conservative, intrappolata da quella visione estetizzante data allarte dallIdealismo di Croce e Gentile, universo teorico nel quale verrà poi formulata la Legge Bottai del 39, prima legge moderna dedicata alla tutela e alla conservazione, ancora oggi assolutamente valida nei suoi presupposti concettuali.

Ma già nel Dopoguerra il dibattito internazionale, guidato dai tavoli delle organizzazioni sovranazionali come Icom e Unesco andava in direzioni diverse. Il patrimonio culturale non si doveva intendere semplicemente come un gruppo più o meno numeroso di oggetti di valore da conservare e proteggere, accessibili solo a una cerchia ristretta di persone con alti capitali economici e culturali. La trascendentale definizione gentiliana di arte come momento dello spirito, al quale era necessario accedere e che era possibile fruire solo attraverso una sorta di dotta contemplazione estetica, non era più adatta.

Larte, come la cultura, non doveva più essere considerata come una monade immutabile ed esistente in sé, ma come un prodotto umano a tutti gli effetti, frutto dellagire e del pensare, dal quale attingere per produrre altra cultura, in un processo costante, mutevole, sensibile alle necessità e ai cambiamenti sociali. Piano piano veniva maturata lidea che il patrimonio culturale non debba rappresentare un elemento di distinzione (come direbbe il sociologo Pierre Bourdieu) ma una risorsa accessibile a tutti, strumento di pace e democrazia. Più che come qualcosa da apprezzare per le sue qualità formali, luso del bene culturale doveva essere ripensato come il tentativo di immaginare e creare un mondo più giusto, più equo, più consapevole.

In questo quadro, che restituisce una visione in qualche modo desacralizzata, sembra quasi più comprensibile e meno blasfemo vedere associate alla cultura parole come gestione manageriale, valutazione della performance, marketing territoriale e, perché no, privatizzazione, se fatta con coscienza, obiettivi specifici e, soprattutto, professionalità e competenza. Il dibattito sul rapporto fra turismo e beni culturali, ad esempio, si adatta bene a questo discorso. In unottica di nuova visione del patrimonio, il turismo potrebbe essere considerato come una possibilità di ampliare il ventaglio dei pubblici e delle accessibilità, come strumento di diffusione culturale e non solo come un rischio o un pericolo.

Mi impressiona un po leggere un comunicato come quello che Italia Nostra ha diffuso lo scorso settembre a proposito del ritorno del turismo come competenza del Mibact. Laccorpamento del Turismo allAgricoltura alla nascita del governo giallo-verde, si legge nel comunicato, era stato salutato dalla neopresidente di Italia Nostra, Mariarita Signorini, come una buona notizia perché finalmente ridava dignità ai Beni culturali e recuperava loriginaria vocazione educativa voluta da Spadolini al momento dellistituzione del Ministero.

In questa dichiarazione cè molto di quel conservatorismo estetizzante a cui accennavo. Il comunicato continua facendo riferimento ai danni che il turismo di massa (apostrofato come turismo selfie) ha portato a una città come Venezia. Nel comunicato non si fa menzione però che al di fuori delle tre o quattro realtà urbane colpite dai rischi del turismo di massa, cè un intero Paese nel quale la penuria di visitatori è un continuo mantra. Che cosa cè di meglio allora che la giurisdizione sul turismo di un Ministero consapevole dellimportanza del patrimonio, avente quindi facoltà di vigilare e di operare in maniera oculata per attrarre le grandi masse desiderose di selfie, e magari convogliarle in luoghi ancora sconosciuti ma non meno ricchi di patrimonio?

In questo approccio troppo stretto sullaspetto conservativo e sacrale del nostro patrimonio, che lo considera più come una risorsa da risparmiare che da investire, vedo annidato un altro degli elementi causa dellarretratezza strutturale del settore dei beni culturali, che seppur in maniera indiretta, non permettono quella dinamicità necessaria a creare le condizioni economiche adatte allo sviluppo di un mercato del lavoro e di un futuro sicuro per il nostro patrimonio.

https://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/perch-il-mercato-del-lavoro-nei-beni-culturali-fa-piangere/132327.html


news

25-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news