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Mostre, nuovi spazi, scavi. Il 2020 del cantiere Triennale
Annachiara Sacchi
Corriere della Sera 19/12/2019

Stefano Boeri: Impluvium e teatro, torniamo al concetto originario delledificio

Lavori in corso a Milano. Ruspe e mostre. Il cantiere Triennale è aperto, interventi natalizi per avere un 2020 dal volto nuovo. Nella struttura, nella programmazione. E allora ecco la curva al primo piano pronta a tornare totale (da febbraio), il ristorante ad affacciarsi sul giardino come voleva Giovanni Muzio per pranzare sotto il porticato (dal prossimo autunno), ma anche la grande esposizione dedicata a Enzo Mari curata da Hans Ulrich Obrist, il Museo del Design italiano che si popola di altri pezzi (sempre del periodo 1946-1981), il dialogo inedito e continuo tra un maestro dellarchitettura e un giovane creativo si parte con Giancarlo De Carlo e Francesca Torzo lo spazio dedicato alla fotografia. Stefano Boeri, presidente della Fondazione di viale Alemagna, elenca progetti e nomi. Tratteggia anche il profilo dei sogni: Vogliamo riaprire lo spazio chiamato impluvium riportandolo allaltezza di 15 metri e mezzo. Come nel progetto originario.

Architettura, design, teatro. Boeri parte dallanno in corso: Broken Nature, la XXII Triennale, si è chiusa lo scorso primo settembre con 281.421 visitatori. E visto che il 2022 si avvicina rapidamente, vogliamo pensare a un legame tra le due esposizioni continuando a insistere sui temi ambientali. In che modo? Ragionando con le istituzioni amiche: a febbraio un forum di esperti, tra cui i rappresentanti del Moma e della Fondation Cartier (nuovo partner culturale che in aprile proporrà in viale Alemagna la sua prima mostra e che nei prossimi otto anni seguirà la programmazione dellistituzione), sceglierà il tema della XXIII Triennale. Tra le ipotesi: i cambiamenti climatici, i flussi migratori, lAfrica, lOceano. E dopo avere individuato il tema lanceremo una sorta di chiamata aperta per nominare il curatore.

Intanto, però, bisogna pensare al 2020. Al Museo del Design, per esempio. Inaugurato la scorsa primavera con i pezzi più importanti della creatività italiana dal 1946 al 1981, il prossimo aprile, durante la settimana del Salone del Mobile, cambierà aspetto: Sostituiremo i pezzi conferma Boeri ma continueremo a concentrarci sullo stesso periodo. Nel frattempo lavoriamo sullarco temporale che va dal 1981 al 2010 con il comitato scientifico.

Ristrutturazioni (affidate allarchitetto Luca Cipelletti), acquisizioni... Boeri, ma i fondi? I dieci milioni che ci erano stati promessi dallex ministro Alberto Bonisoli sono stati confermati dal successore Dario Franceschini. Sono unottima base con cui avviare il famoso progetto di scavo per lampliamento ipogeo e avere, così, un Museo del Design in grado di contenere e soprattutto esporre tutti i pezzi che meritano di farne parte, quelli di ieri e quelli di oggi. Detto questo, servono sicuramente altri finanziamenti per arrivare allidea di museo che abbiamo in mente.

Dalledificio ai contenuti. Il 24 gennaio tutto il Palazzo dellArte, in una sorta di mostra diffusa (a cura di Joseph Grima e Damiano Gullì), ospiterà le opere di Corrado Levi, architetto, artista, docente, collezionista. Dal 15 febbraio, curata sempre da Grima, partirà The State of the Art of Architecture, indagine sulle nuove direzioni dellarchitettura contemporanea. Il 21 marzo apre la mostra dedicata a Enzo Mari: alla Triennale sarà riproposta la personale curata nel 2009 a Torino dallo stesso Mari, cui si aggiungono gli interventi di una serie di artisti e progettisti invitati da Hans Ulrich Obrist a rendere omaggio al maestro.

Prima, però, una novità. Da gennaio al primo piano della Triennale per ogni grande architetto e designer in mostra ci sarà, di fronte, unarea riservata a un talento emergente o appena scoperto. Così, con il 2020, oltre ai quaderni di Giancarlo De Carlo, mai esposti al pubblico, ci saranno le sperimentazioni di Francesca Torzo. Poi in aprile Vico Magistretti e, di fronte, Pedro Reyes. A ottobre: Eugenio Carmi e Beniamino Servino.

Ritorno al piano terra, Boeri continua ad avere in testa il progetto originario delledificio, datato anni Trenta e firmato da Giovanni Muzio: Senza pretendere interventi di carattere filologico, ritengo che si debba valorizzare la memoria del Palazzo. Tradotto: rivedere i bagni, il bar affacciato sul giardino, ripensare lUrban Center lo spazio del Comune di Milano aperto in occasione di Broken Nature coinvolgendo una decina di curatori. I tempi sono stretti, la stagione primaverile che culmina con la Design Week promette il Museo del Design riallestito, la mostra di Mari, quella dellarchitetto danese Bjarke Ingels, il focus su Vico Magistretti e quello su Pedro Reyes, più un progetto speciale di Maurizio Cattelan che coinvolge il Teatro della Triennale, dove tra laltro è tornata la boiserie in legno, sono stati cambiati pavimenti e sedute, lacustica è perfetta e ora manca solo il grande lampadario. La programmazione? In mano a Umberto Angelini è una garanzia.

Di nuovo, Boeri, le risorse dove le trovate? Possiamo contare sul sostegno delle banche, le mostre nel 2019 sono andate bene, la biglietteria anche, il cda ha inserito partner fissi, da Eni a Lavazza. Abbiamo tanti progetti in serbo, come lampliamento dello spazio dedicato al gioco e ai bambini, che parte dallo skatepark della coreana Koo Jeong A, passa per il Playground Pavillon, padiglione-campo gioco liberamente fruibile (la prossima estate) e arriva fino alla mostra Play with me! curata da Julia Peyton-Jones con Lorenza Baroncelli, direttore artistico di Triennale, ed Emma Enderby (in ottobre).

Ognuna di queste strutture sarà regalata alla città. Come lo skatepark (resta da decidere a quale quartiere milanese affidarlo). Come i vari padiglioni di Broken Nature che hanno trovato una seconda vita e una nuova collocazione: lAustralia al Maastricht Museum, lAustria al Mak di Vienna, il Regno Unito a Dubai, i Paesi Bassi tra Rotterdam e Israele.

I progetti a breve termine, quelli a lungo raggio, i sogni ma mica poi tanto come riaprire limpluvium. E anche i provvedimenti concreti, da prendere velocemente e che sicuramente faranno discutere. La Triennale di Milano ha deciso di disdire il contratto di affitto allOld Fashion, storica discoteca milanese amata dai giovanissimi (e ospitata nei locali del Palazzo dellArte) allesterno della quale negli ultimi anni non sono mancati episodi di spaccio, criminalità e violenze, lultima lo scorso ottobre. Stefano Boeri ha raccolto informazioni, proposto soluzioni, poi ha deciso: dal 2022 i locali torneranno alla Triennale.




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