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«La Torino liberty merita l’Unesco»
Paolo Morelli
Corriere della Sera - Torino 18/12/2019

La Società di ingegneri e architetti prepara la candidatura

C’è un angolo particolare sotto i portici di piazza Castello, dove a pochi metri dall’ingresso dell’elegante Galleria Subalpina trovano posto due antichi caffè: Mulassano, avviato a metà Ottocento in via Nizza e poi, nel 1907, trasferito dove si trova oggi; e Baratti&Milano, qui dal 1875 (aprì nel 1858 nell’ex via Dora Grossa, oggi via Garibaldi). Non è un tour dei caffè storici, ma del liberty, corrente artistica e architettonica che ha trovato a Torino una straordinaria fioritura, soprattutto grazie all’imprenditoria privata, coniugando l’esplosione del barocco con i fasti della Belle Époque e arrivando a contare, nel 1912, oltre 1.200 interventi. È anche per questo che la Società di Ingegneri e Architetti (Siat) intende presentare una candidatura all’Unesco, perché riconosca Torino fra i patrimoni dell’umanità per il liberty, ma strettamente collegato al barocco. Esiste già, infatti, una «città del liberty» dal 1997 (con 750 edifici censiti): è Riga, capitale della Lettonia, che tuttavia non avrebbe un legame così stretto con il barocco.

«A Torino — racconta Carlo Ostorero, ingegnere, docente al Politecnico e consigliere Siat — abbiamo testimonianze di artisti e architetti che hanno poi lavorato in Europa». Anche nei dintorni cittadini, dal Villaggio Leumann di Collegno al Municipio di Pianezza di Pietro Fenoglio. L’architetto torinese è uno dei massimi interpreti del liberty in Italia e ha lavorato a Cit Turin, San Donato, Crocetta e Aurora.

La Siat, intanto, è già in contatto con la Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, l’Accademia Albertina e il Centro Studi Piemontesi. «Dev’essere un’operazione culturale — aggiunge Beatrice Coda Negozio, architetto e vicepresidente Siat — perché i cittadini imparino a conoscere la città».

In parte è già stato fatto, la Siat, nata 153 anni fa e con circa 200 iscritti, all’inizio degli anni 90 ha promosso i primi tour legati al liberty in città. Sono arrivate poi le guide, che dopo diverse ristampe sono diventate una app nel 2015, gratuita, con 36 itinerari (e oltre 4 mila download). Il patrimonio attuale del liberty in città vanta oltre 500 luoghi censiti. «Vogliamo creare una rete», aggiunge Carlo Ostorero. Ed è la via indicata da chi ce l’ha fatta, come Luigi Barbero, presidente dell’Atl Langhe Roero e Monferrato, zona patrimonio Unesco dal 2014. «Il nostro — spiega — è stato un percorso lungo e laborioso, abbiamo fatto domanda nel 2002, e all’inizio non erano tutti d’accordo». Ma la base portante esisteva già. «Forse — dice Barbero — l’obiettivo è stato raggiunto perché c’era già una struttura solida. Questo territorio si è dotato nel 2000 di un organismo come il nostro, che oggi conta 211 comuni». L’Unesco, poi, ha dato un’impennata al turismo, in quantità e qualità. «Nei prossimi anni — aggiunge Barbero — sarà ancora più marcato».

Torino, intanto, ha già un riconoscimento, assegnato dall’Unesco nel 1997 per le Residenze Sabaude, mentre dal 2014 è Città Creativa Unesco per il design. Indispensabile, quindi, portare qualcosa in più: il legame con il barocco, gli eventi (come l’Art Nouveau Week dello scorso luglio), l’interesse trasversale. «C’è un patrimonio immenso — sottolinea Beatrice Coda Negozio — che qualcuno, negli anni, ha ristrutturato con consapevolezza. Questa sensibilità deve diffondersi».



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