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Il giardino di Venezia. Il restauro dell’area accanto a piazza San Marco
Francesco Bottazzo
Corriere del Veneto 18/12/2019

Il ministro Franceschini: «Una bella storia di mecenatismo, è un esempio per tutta l’Italia»

Questa storia comincia l’11 gennaio 1807, quando Napoleone firmò il decreto per destinare le Procuratie Nuove a sede del palazzo della Corona. Come da tradizione non poteva mancare il giardino riservato alla corte, questa volta ancora più speciale, perché permetteva di gustare la Laguna con il campanile e la Basilica di San Marco alle spalle. Quel filo che ha tenuto legati i destini dei Giardini Reali di Venezia tra francesi, austriaci e italiani, tra passato e futuro, si riannoda 212 anni dopo, alla fine di un appassionato e intenso lavoro di restauro durato cinque anni, che li restituisce ai veneziani, così come aveva fatto nel 1857 l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. «Una bella storia di volontariato e mecenatismo, rara in Italia, esempio per tutto il Paese», la definisce il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, sottolineando la collaborazione tra pubblico e privato. La Venice Gardens Foundation (nata nel 2014 per restaurare, conservare e gestire i giardini) e Generali da una parte, lo Stato dall’altra, con la concessione di 19 anni a fare da trait d’union . «Vorrei arrivare al momento — ha continuato il ministro — in cui la grande impresa italiana che funziona, quasi misurando la sua affidabilità, decida di restituire nella valorizzazione e nella tutela del patrimonio storico della nazione».

Erano diventati luogo di abbandono. «Adesso sono tornati a essere formali e rigogliosi, secondo lo storico disegno ottocentesco, ricchi di prospettive inaspettate, luogo di incontro e di pensiero aperto ai veneziani e ai viaggiatori, agli artisti e ai ricercatori, piccola oasi per gli uccelli migratori e sedentari», dice Adele Re Rebaudengo, presidente di Venice Gardens. Il restauro ha richiesto più tempo, così come l’importo previsto è lievitato di due milioni, superando i sei complessivi, ma il risultato è spettacolare tra le geometrie del giardino, le esuberanze botaniche, i padiglioni (e le serre) restaurati. «Abbiamo mantenuto la vecchia scatola ma l’abbiamo rinnovata — dice metaforicamente l’architetto del giardino Paolo Pejrone — La pergola ricoperta di glicini sarà la più lunga e profumatissima d’Italia. Le piante non hanno bisogno di essere irrigate, sono arrivate da tutto il mondo con radici forti e profonde, sarà un giardino sempre verde d’estate e d'inverno, invaso dai fiori da marzo a ottobre». «Un’area verde d’eccellenza in una delle aree più ricche di storia della città e che, per questo, assume una valenza ancor più significativa e strategica dal punto di vista ambientale», ha sottolineato il sindaco Luigi Brugnaro.

Il recupero architettonico, su progetto di Alberto Torsello, farà il resto. Se infatti il bunker della seconda guerra mondiale è stato abbattuto ricreando gli spazi ottocenteschi, è stata recuperata la serra reinterpretando gli stilemi tipici delle serre storiche: da una parte ci saranno le attività culturali e di ricerca promosse e sostenute dalla fondazione, dall’altra i nuovi servizi igienici gestiti da Veritas con un progetto di sostenibilità e attenzione al consumo idrico. È stato poi restaurato il padiglione Santi, che con Illycaffè ritorna alla sua originaria funzione di C afehaus e costituisce un elemento importante per sostenere la manutenzione ordinaria e straordinaria dei Giardini Reali, cinquemila metri quadri circondati dall’acqua. «Il recupero si inserisce in un progetto più ampio tra Generali e Venezia come punto di riferimento per la sostenibilità», ha detto il Ceo della compagnia Philippe Donnet, ricordando che il restauro delle Procuratie Vecchie sarà completato nel 2021 per la riapertura al pubblico.



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