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Schmidt, Michelangelo, i furti nazisti. Riportiamo qui la Testa di fauno
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 17/12/2019

Riportare a casa la Testa di fauno. Dopo il Vaso di fiori , il direttore degli Uffizi Schmidt vuole aiutare la direttrice del Bargello a ritrovare lopera, la prima scolpita da un Michelangelo ancora fanciullo trafugata dai nazisti. Attraverso canali diplomatici spiega Schmidt ho già avviato le pratiche per riportare a casa il Fauno . Ma ci vorrà almeno un anno. Ma lopera di Michelangelo è solo una dei circa ottanta capolavori sparsi per il mondo che furono portati via dal patrimonio artistico fiorentino. Tra queste anche la Madonna col bambino di Pierino da Vinci, nipote di Leonardo.

Riportarla a casa sarebbe un gran colpo. La Testa di fauno, la prima opera presumibilmente scolpita da Michelangelo ancora fanciullo, è la prima nella lista di quelle trafugate dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale che il direttore degli Uffizi Eike Schmidt sta cercando di riportare a Firenze, in accordo in questo caso, con la direttrice del Bargello Paola DAgostino, visto che lopera fa parte della collezione del museo da lei diretto fa parte.

Non è la sola, visto che, come diceva ieri Schmidt a latere della conferenza stampa di presentazione della nuova mostra del Museo della Moda Ai piedi degli dei è il titolo Ancora in giro per il mondo ce ne saranno circa 80, dieci delle quali sono pezzi da deposito mentre le altre sono dei capolavori. Tra queste oltre alla celebre Testa di fauno , identificata con la scultura michelangiolesca dal XVII secolo fino al 1860, quando la datazione è stata posticipata, e al Vaso di fiori recentemente tornato a casa di Jan Van Huysum, mi viene in mente unaltra scultura, La Madonna col bambino di Pierino da Vinci, nipote di Leonardo anchessa appartenuta alla collezione del museo del Bargello.

Lopera di Michelangelo però è quella più suggestiva. Non fossaltro che per la sua leggendaria storia. Raccontava Vasari nelle sue Vite, a proposito di questa prova dautore giovanile che, quando nel 1489 il futuro artefice del David e della Cappella Sistina, ancora apprendista alla scuola di San Marco, aveva appena completato il piccolo marmo alto appena 26 centimetri, sarebbe passato lì accanto Lorenzo de Medici il quale lo avrebbe indotto a danneggiarla dicendogli: Tu dovresti pur sapere che i vecchi non hanno mai tutti i denti e sempre qualcuno ne manca loro. Come risposta Michelangelo: Subito gli roppe un dente e trapanò la gengìa di maniera, che pareva che gli fusse caduto. Dopo questo danno voluto, che contribuì a far guadagnare a Michelangelo la speciale benevolenza del Magnifico sotto la cui ala protettrice continuò a lavorare, lopera rimase indenne per secoli: riuscì finanche a resistere alla foga dei seguaci di Savonarola accorsi in massa alla scuola di San Marco per distruggere quella bellezza che tanto Lorenzo perseguiva e che il monaco domenicano riteneva fonte somma e specchio di corruzione e vanità.

Nel 1943, fu deciso di trasferirla dal Bargello al castello di Poppi, insieme con molte altre, per proteggerla dai bombardamenti. Fu da qui che sparì. I soldati nazisti della 305 divisione di fanteria, per portarla via con molte altre, riuscirono a forzare sette porte e un muro spesso per entrare al Castello. Era la notte tra il 22 e il 23 agosto del 44. A colpi di pistola simpossessarono di un gran numero di casse. Nella numero 8, come raccontano dei documenti darchivio custoditi a Washington, cera proprio il Fauno. Da allora di lui solo leggende. Qualcuno ha asserito che lopera sia stata nascosta nel caveau di una banca Svizzera, qualcun altro che, dopo la sconfitta e lo smembramento della Germania, sia stata trafugata dallArmata Rossa a Berlino, cosa che è accaduta per molte altre trafugate dai nazisti. Ma Schmidt assicura: Attraverso canali diplomatici, ho già avviato le pratiche per riportare a casa il Fauno . Ma ci vorrà almeno un anno.



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