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Monza. L’ippodromo e il restauro in stile liberty
Rosella Redaelli
Corriere della Sera - Milano 27/12/2019

Un bando da 250 mila euro per salvare quel che resta dell’ippodromo di Monza: l’edificio del sellaggio e l’ex biglietteria, ruderi liberty dentro il parco, vincolati dalla Soprintendenza. Un progetto che la città attendeva da anni, almeno dal 2005 al tempo della prima delibera della giunta. Il recupero prevede che l’area diventi un punto di ristoro per i visitatori. L’ippodromo, ai tempi del suo massimo splendore ribattezzato l’«Ascot italiana» con riferimento al tempio dell’ippica inglese, fu realizzato tra il 1922 e il 1924. L’ultima corsa si svolse nel 1976, gli incendi del 1987 e 1990 distrussero la struttura.

Monza. C’è un bando da 250 mila euro per salvare quello che resta dell’ippodromo del parco di Monza. Lo ha pubblicato il Consorzio di gestione del Parco e Villa Reale che sta raccogliendo le manifestazioni di interesse per poi procedere all’affidamento dei lavori per il recupero dell’edificio dell’insellaggio e della biglietteria, sopravvissuti all’abbandono e agli incendi tra le fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta che hanno distrutto gli chalet e le tribune Liberty da 1500 posti. Il recupero si attende da anni: una prima delibera della giunta comunale (quando ancora non esisteva il Consorzio di gestione) risale al 2005, seguita dall’approvazione del progetto da parte della Soprintendenza e del Parco Valle Lambro nel 2007 e 2008.

A undici anni dall’ultimo via libera, il progetto esecutivo è stato rivisto nella parte economica, ha ottenuto nuove autorizzazioni dalla Soprintendenza ed ora è pronto. «L’edificio dell’insellaggio è vincolato — spiega Piero Addis, direttore del Consorzio — ed è uno splendido esempio di architettura Liberty. L’obiettivo è recuperarlo insieme a quello della biglietteria per realizzare due luoghi di accoglienza per picnic».

Da anni inaccessibile al pubblico e puntellato, perché pericolante, l’insellaggio era il luogo destinato ad accogliere e preparare i purosangue prima della gara e, nonostante il forte degrado, riesce ancora a far intuire quale fosse la bellezza di quelle capriate lignee durante la Belle Époque. L’impianto fu realizzato tra il 1922 e il 1924, subito dopo l’inaugurazione dell’autodromo. «Le polemiche nate dopo la realizzazione del circuito di alta velocità nel 1922 — spiega l’architetto Chiara Colzani che firma il progetto di restauro — portarono a scegliere una soluzione architettonica che rispettasse il paesaggio». A volerlo fu la Società Incremento Razze Equine che aveva affittato i 109 ettari di parco e le immagini dell’inaugurazione mostrano eleganti signore con vistosi cappelli, prendere posto nelle tribune liberty disegnate da Paolo Vietti Violi. Sono gli anni d’oro dell’ippodromo. La posizione, la vicinanza con Villa Reale e la frequentazione dell’alta borghesia e aristocrazia milanese valsero l’appellativo di «Ascot italiana». Qui amava correre come fantino d il regista Luchino Visconti che a Monza tornò anche come allenatore e allevatore di purosangue. Il declino nel dopoguerra fino all’ultima gara di nel 1976. Due incendi, nel 1987 e nel 1990, mettono fine all’impianto. Ora l’obiettivo è intervenire su ciò che resta dell’ippodromo, consolidando le strutture esistenti, salvando le capriate in legno, restaurando i pilastri anneriti per offrire un luogo riparato per i visitatori del parco.



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