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Beni culturali, morto lex ministro Antoniozzi. Nel 1978 realizzò il primo censimento del patrimonio statale
Agcult 27/12/2019

E deceduto il giorno di Natale, alletà di 96 anni, Dario Antoniozzi, deputato, sottosegretario, ministro ed europarlamentare di lungo corso della Democrazia Cristiana e del Partito popolare, dal 1953 agli anni Ottanta.

Nato a Rieti nel 1923, venne chiamato da Giulio Andreotti a reggere nel suo terzo governo (30 luglio 1976 -13 marzo 1978) il dicastero del Turismo e dello spettacolo. Fu poi ministro dei Beni culturali e ambientali nel quarto (13 marzo 1978-21 marzo 1979) e quinto governo (21 marzo-5 agosto 1979) Andreotti.

"Quando ero sottosegretario ai Beni culturali non mi ha fatto mai mancare i suoi consigli da prestigioso ex ministro della Cultura e del turismo. Lo ricorda così il senatore Francesco Giro (FI).

Proprio nella veste di ministro dei Beni culturali, Antoniozzi nel novembre 1978 portò a termine unindagine, iniziata diversi mesi prima, relativa alla consistenza delle opere d'arte di proprietà dello Stato e delle strutture destinate alla loro conservazione. Una sorta di inventario dei tesori artistici, ma anche un primo censimento complessivo della situazione dei beni culturali in Italia.

E interessante riportare alcuni dati dellindagine Antoniozzi per avere un quadro dello stato di salute del nostro patrimonio culturale di 41 anni fa. Gli oggetti d'interesse artistico e culturale (reperti archeologici, quadri, sculture, ceramiche, arazzi, armi, monete ecc.) di proprietà dello Stato sono più di 4 milioni e mezzo riferì il ministro -. Quelli già catalogati sono più di un milione; gli altri lo saranno nei prossimi anni. Circa 3 milioni e 600 mila oggetti sono ancora conservati in deposito; gli altri sono già esposti in sale chiuse e aperte.

I musei di Stato sono 142; delle loro sale (3435), 1985 sono aperte al pubblico, mentre le restanti 1450 sono ancora chiuse per restauro o per mancanza di personale. Nelle 46 biblioteche di Stato sono conservati 22 milioni e 700 mila documenti, e cioè 13 milioni di volumi, 6 milioni 800.000 opuscoli, 300 mila periodici, 950 mila manoscritti, 36 mila incunaboli, 270 mila cinquecentine. I posti di lettura sono 6700 e vengono utilizzati da 2 milioni e 700 mila persone l'anno, che effettuano più di 4 milioni di consultazioni.

Il personale addetto è costituito da 1800 impiegati. Circa 800 persone hanno invece cura degli archivi di Stato, distribuiti in 95 istituti diversi. In queste scaffalature (916 mila metri) sono raccolti 7 milioni e 900 mila cartelle, con decine o centinaia di documenti per ciascuna, e un milione e 350 mila pergamene. Piuttosto scarsi i frequentatori, per le note difficoltà di varia natura che ancora oggi incontra chi vuole accedere a certi carteggi: solo 27 mila l'anno, per un totale di 204 mila consultazioni. E ancora: Dei 142 musei solo 45 sono dotati di dispositivi antifurto e solo 25 di apparati antincendio; delle biblioteche solo 11 possiedono dispositivi antifurto e solo 18 quelli antincendio; dei 95 centri dell'archivio di Stato solo 6 possiedono l'antifurto e solo 51 l'antincendio.

Non poteva mancare una riflessione sui numeri relativi al personale, anche perché è rimbalzato spesso sui giornali il disappunto dei turisti, italiani e stranieri, davanti ai musei chiusi per carenza di sorveglianti, scrisse La Stampa che sottolineò come le garanzie date dal ministro Antoniozzi sono però incoraggianti. Infatti, il Cipe aveva già stabilito che nel triennio '77-'79 ben 48 miliardi fossero destinati all'assunzione di 7500 unità, e parte di questo piano è già stato attuato. Rispetto al '74 l'organico del personale ha subito un incremento del 60 per cento, passando da 8800 a 13.500 unità. E attraverso i 63 concorsi già in corso e a quelli di prossimo bando si arriverà a 20 mila unità nel dicembre 1979.

Anche dal programma di conservazione dei beni culturali e dell'ambiente sta quindi arrivando un'apertura occupazionale per i giovani commentò il quotidiano torinese -. Le esperienze fatte fino a oggi sono incoraggianti: i giovani inseriti nelle dipendenze periferiche hanno dato ottimi risultati, per sensibilità e per impegno, in un'opera che protegge e mantiene le testimonianze di almeno 5 millenni di attività umana nel nostro Paese.



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