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Torino. Museo delle Scienze, cambia la musica
Gabriele Ferraris
Corriere della Sera - Torino 5/1/2020

Assessore nuovo, anno nuovo, e nuova strategia della Regione per risolvere una storia quella del Museo di Scienze Naturali e della Fondazione Torino Musei ormai talmente vecchia da trascolorare in burletta. Una sola cosa non cambia: la prospettiva di riaprire entro breve tempo il Museo di Scienze, tristemente chiuso dallagosto 2013. Da quasi sette anni coltivo una simpatica consuetudine con gli assessori regionali alla Cultura del Piemonte: prima Coppola, poi Parigi, e adesso Poggio. Ogni sei mesi gli domando a che punto siamo, e la risposta è sempre quella: riaprirà in primavera-estate, mi dicono dinverno; riaprirà nellautunno-inverno, mi assicurano destate. Laltro giorno anche Vittoria Poggio mi ha manifestato la speranza di riaprire il Museo a primavera. Io, come al solito, ho preso nota.

Già che cero, ho anche domandato alla Poggio cosa intenda fare del contributo straordinario (circa 300 mila euro) che da due anni la Regione versa alla Fondazione Torino Musei in cambio di qualcosa che non arriva e sospetto non arriverà mai. Vittoriona mi ha fatto capire, con tutta la diplomazia di cui è capace, che la musica non sarà più quella lì.

Per capire la faccenda, però, dovete armarvi di pazienza e leggervi il riassunto di un romanzaccio dappendice zeppo di scene madri e tenebrosi intrighi. Dovete sapere che, a prescindere dai sette anni di chiusura, il Museo di Scienze è una grana millenaria per la Regione, che lo deve gestire direttamente ma non ha fra i suoi scopi elettivi la gestione diretta di un museo: le manca il know how, insomma. Così, per sbolognarselo (o, se preferite, nellottica di una razionalizzazione gestionale), un paio danni fa lallora assessore Parigi propose al Comune di ampliare lattuale Fondazione Torino Musei, trasformandola in Fondazione Piemonte Torino Musei e aggiungendo ai suoi gioielli attuali (Gam, Mao e Palazzo Madama) anche il derelitto Museo di Scienze. Per ricambiare la cortesia, la Parigi si offrì di salvare le chiappe alla Fondazione Musei, sullorlo del tracollo a causa di un robusto taglio dei finanziamenti deciso da Chiarabella & Co. Accadde allinizio del 2018, quando la Fondazione Torino Musei rinunciò al Borgo Medioevale, che dopo il taglio del contributo comunale non poteva più mantenere; e rischiò pure di dover licenziare 28 dipendenti. La Parigi intervenne con un contributo aggiuntivo di circa 300 mila euro che servì a pagare gli stipendi e tenere in piedi la baracca. I soldi di mamma Antonella sono arrivati pure nel 2019; intanto, però, non sè vista la contropartita, ovvero la creazione della Fondazione Piemonte Torino Musei. A onor del vero, la volonterosa Maigioia Leon sè prodigata per arrivare a una bozza di Statuto della nuova Fondazione; che però è stata bloccata prima dellapprovazione dagli stessi consiglieri cinquestelle, in quella comunanza dintenti che contraddistigue il rapporto fra la giunta Appendino e la maggioranza che in teoria la sosterrebbe.

Torniamo a oggi. Io domando alla Poggio se considera ancora la Fondazione Piemonte Torino Musei una prospettiva praticabile per il Museo di Scienze. Mi risponde che potrebbe essere anche quella una soluzione, ma secondo me non ci crede manco lei. E difatti aggiunge subito: Io vorrei provare a coinvolgere il mondo universitario per trovare una visione più ampia per il Museo, assimilandolo in una realtà già esistente e strutturata come i musei univeristari: ununione, una forma di apparentamento, potrebbe essere una buona soluzione.

Traduzione fuor di diplomazia: non sto certo ad aspettare i comodi di Appendino, possiamo fare senza di lei e fare meglio.

E che ne sarà dei soldi extra che la Regione largisce alla Fondazione Musei?, insisto io. La risposta di Vittoriona è inequivocabile: Con il Comune dovremo rivederci. Quel sostegno io posso confermarlo, ma anche loro devono mettere le quote che gli toccano. Ciascuno si deve assumere le sue responsabilità, così da lavorare nella maniera più corretta.

Traduzione fuor di diplomazia: la festa è finita e la Regione-mamma non cè più.

Il 2020 sarà un anno interessante.



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