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Torino. Il museo più bello è chiuso da 13 anni
Paolo Morelli
Corriere della Sera - Torino 9/1/2020

Viaggio nel deposito dell’«Artiglieria», un tesoro inestimabile di cannoni e fucili

Fucili, cannoni, mitragliatrici. Ma anche carri armati, dipinti, fotografie. È un tesoro inestimabile quello custodito nei depositi di corso Lecce. Finito lì perché «sfrattato» nel 2007 dagli spazi del Museo di Artiglieria e ancora in attesa di riprendere posto negli spazi del Mastio della Cittadella. I lavori sono costati finora 10 milioni, ma ne servirebbero ancora 4 e mezzo per completare il cantiere. Nel frattempo, le collezioni del museo più antico d’Europa (le sue origini risalgono al 1731) restano chiuse negli immensi depositi. Da ormai tredici anni. Eppure dentro il museo (dove si può entrare solo prenotando una visita guidata) le attività non si fermano: con l’arrivo di nuove apparecchiature, entro l’inizio di febbraio alcuni studenti potranno entrare nei depositi per seguire un corso di restauro delle armi antiche. Merito di un accordo con Università e Centro di restauro La Venaria Reale.

Non è un caso che Torino sia diventata, nel secolo scorso, una città industriale. Lo si deve allo sviluppo delle tecnologie prima impiegate in ambito militare. La spinta arrivò dopo il successo nell’Assedio del 1706, che indusse il duca Vittorio Amedeo II a puntare sullo sviluppo tecnologico in campo bellico. Meno di trent’anni più tardi, Carlo Emanuele III fece raccogliere nei locali dell’ex Arsenale i modelli di armi a disposizione, affinché venissero studiati per migliorare l’apparato militare, era il 1731, anno in cui si fa risalire la nascita dell’attuale Museo nazionale di Artiglieria. È probabilmente il museo di più antico di Europa — sebbene fu sciolto nel 1798 da Napoleone e ricostituito nel 1842 su proposta del maggior generale Morelli di Popolo — e oggi ospita oltre 12 mila pezzi negli ampi depositi di corso Lecce 10. Attende da due anni, però, che il Comune di Torino sblocchi i 4,5 milioni di euro per completare il restauro del Mastio della Cittadella e dell’area verde (per cui ha già speso 10 milioni per un primo lotto), sede storica dal 1893, lasciata nel 2007 perché pericolante. Nel frattempo, il museo nascosto si muove lo stesso e punta sulla formazione, con un nuovo laboratorio e un corso di laurea accanto alle collezioni. Fucili, pistole, baionette, ma anche mitragliatrici, che una di fianco all’altra compongono una carrellata nell’evoluzione militare del Paese. Li mostra con orgoglio Enrico Galletti, primo luogotenente e curatore del museo, che conosce a memoria la storia di quasi ogni oggetto. E poi carrarmati (che però si trovavano già in corso Lecce) e lunghe file di cannoni con pezzi di artiglieria anche da altri parti del mondo, come Crimea e Cina. Senza contare la quadreria e l’archivio storico, per un totale di 17 fondi diversi, e una grande documentazione fotografica. È quasi tutto — salvo una piccolissima esposizione al Mastio e alcuni oggetti prestati a 17 enti fuori città — a pochi metri da piazza Rivoli, visitabile gratuitamente solo su prenotazione (con guida), mentre il progetto di restauro e riallestimento (per il quale servirebbe un altro milione) attende soltanto le risorse economiche. E pensare che dai reperti esposti, che arrivano anche all’età antica (collezione complementare a quella del Museo di Antichità grazie allo storico direttore Angelo Angelucci), si può ricostruire la storia di Torino.

«È una parte fondante della città — spiega il tenente colonnello Michele Corrado, direttore del museo — che racconta la metallurgia applicata a utilizzi di artiglieria. Basti pensare che la nascita del Politecnico, ad esempio, deriva dalla presenza della Scuola di Applicazione del Genio». Che si è poi evoluta nell’attuale Scuola di Applicazione d’arma, la quale, espandendosi nei locali dell’arsenale, ha «sfrattato» collezioni museali al Mastio della Cittadella. Il legame con il mondo accademico resta forte: entro l’inizio di febbraio, in corso Lecce arriveranno attrezzature che consentiranno ad alcuni studenti di imparare a restaurare armi. Il progetto è frutto di una convenzione fra Esercito, Università di Torino (per il corso di conservazione dei beni culturali) e Centro del Restauro di Venaria. Da settembre, quattro studenti stanno frequentando il neonato laboratorio adiacente al deposito, per un corso quinquennale che darà loro le competenze per diventare restauratori di armi (e magari lavorare per il museo stesso, che già riceve pezzi da altre città perché vengano rimessi a nuovo). Allo stesso tempo, è stata attivata la catalogazione dei materiali conservati, in accordo con Soprintendenza e Mibact, affinché vengano inseriti nel sistema ministeriale. Un lavoro enorme che, finora, si era limitato al semplice inventario.

A fine mese, poi, sarà presentato un primo restauro, un quadro che raffigura un ufficiale di artiglieria ottocentesco, rimesso a nuovo grazie alla contropartita ottenuta con la mostra di Art for Excellence ospitata alla Cittadella. Da febbraio, invece, partirà il restauro di un altro dipinto — questa volta a fronte della mostra dedicata a Leonardo tuttora in corso — che ritrae il conte Angelo Saluzzo.

Ora non resta che attendere un finanziamento per completare il restauro del secondo lotto al Mastio della Cittadella e, con un anno di lavori, il museo potrebbe finalmente tornare a casa, aperto e visitabile «con caffetteria, bookshop e uno spazio per le mostre temporanee».



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