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«Pronti ad accogliere e a esporre a Palazzo Reale gli arredi dei d’Avalos»
Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno - Campania 12/1/2020

Napoli. Quaranta tra scatoloni e casse contenenti una parte dell’archivio d’Avalos, il prezioso letto a baldacchino seicentesco detto «di Vittoria Colonna» — ma che certamente fu di tutte le principesse della casata — due tele e un lavabo d’epoca vincolati: sono passati più di due mesi da quando, dietro indicazione dell’erede Andrea d’Avalos, furono rintracciati in un deposito di Agnano. E lì sono restati finora sotto sequestro cautelativo. Poiché non si tratta di mobilio Ikea né di carte senza significato ma di documenti che, insieme con la magna pars consegnata in custodia all’Archivio di Stato (90 tra casse e scatoloni), rappresentano il fondo gentilizio tra i più importanti per la storia del Mezzogiorno e d’Europa, sarebbe il caso che trovassero una sede più consona e la giusta tutela. L’ultimo atto della vicenda giudiziaria tra i d’Avalos e la società Vasto srl dei Ferlaino si è consumato giovedì scorso con lo sfratto del principe Andrea e della sua anziana madre che, uscendo dal palazzo di via dei Mille, hanno interrotto una tradizione lunga cinquecento anni.

A questo punto sarebbe auspicabile che, con tempestività, venissero messi al sicuro quei beni. Problemi di spazio? Non si direbbe vista la disponibilità che dà, ad esempio, il Polo Museale per una collocazione a Palazzo Reale.

«Se me lo chiedessero, sarei non solo disponibile ma felice di ospitare un mobilio così prestigioso» dice il direttore di Palazzo Reale Paolo Mascilli Migliorini. «Al momento non mi è pervenuta però nessuna richiesta ufficiale. Certamente in un primo momento dovremmo sistemarli in un deposito, ne abbiamo di nuovi e bellissimi e qui sarebbero tutelati dallo Stato. In seguito poi, finché ne saremo custodi, troveremmo una maniera degna per esporli e renderli fruibili».

Palazzo Reale è una sede naturale per siffatta tipologia di arredi. «Si tratta di beni di una delle più grandi famiglie del regno che aveva rapporti con i viceré. Li avremmo ospitati, però, anche se non fossero stati dei d’Avalos perché Palazzo Reale è la casa di tutte le cose d’arte, una casa aperta. Custodiamo, ad esempio, il mobilio del lascito dei Degas. Aspettiamo il letto e il resto con i portoni e le braccia aperte».

Palazzo Reale, com’è noto, fa parte del Polo Museale e la soprintendente Anna Imponente riannoda con il cognome d’Avalos non solo la storia dell’arte tout court ma quella della sua esperienza professionale: «Sono stata soprintendente in Abruzzo e Palazzo d’Avalos del Vasto faceva parte dei nostri luoghi sotto tutela. Nel museo nazionale d’Abruzzo, poi, abbiamo realizzato dei restauri proprio di opere d’Avalos e avevano in progetto di fare anche una grande mostra. Alcune colleghe vennero a Napoli a parlare con il compositore Francesco d’Avalos. Prima del terremoto a L’Aquila restaurammo specchiere gigantesche che erano nel Palazzo del marchese traboccante di memorie di uno sfarzo passato. Nel Museo nazionale d’Abruzzo custodivamo anche portantine d’Avalos. Dal loro restauro uscì come un’ombra sulla parte posteriore: era il posto dello stemma che, prima di cedere allo Stato quegli oggetti, gli eredi avevano staccato per attaccamento alla casata. Ricordo, poi, che andai al Getty Museum per una mostra e lì era esposto un quadro di Tiziano commissionato da un d’Avalos. È chiaro che questo cognome crea in me una risonanza forte. Ma pure se così non fosse offro la massima disponibilità a custodire i beni in questione appena ci sarà la richiesta ufficiale. Mi rammarico, inoltre, che con lo sfratto del principe Andrea si sia interrotto il filo della continuità di una stirpe in un luogo. I palazzi hanno valore, ma anche le persone lo portano dentro di loro: sono simboli viventi anche se è difficile gestire un cognome così altisonante».



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