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Firenze, S. Felice. La farmacia da salvare: per l’assessore Martini l’esproprio è l’arma finale
Antonio Passanese
Corriere Fiorentino 23/1/2020

Palazzo Vecchio apre alla possibilità di espropriare la farmacia di piazza San Felice sotto sfratto, anche se solo «come extrema ratio». Prima il Comune «difenderà il proprio regolamento sulla salvaguardia degli esercizi storici e tutti i vincoli». Soddisfatto il comitato pro-farmacia.

L’assessore: sarebbe l’ultima arma. L’attesa per il Tar sul regolamento degli esercizi storici

Palazzo Vecchio apre all’esproprio della Farmacia di piazza San Felice sotto sfratto. Ma solo «come extrema ratio». Il Comune, che attraverso gli uffici della Direzione Patrimonio sta approfondendo tutti gli aspetti legati all’attività, fa sapere che «difenderà il proprio regolamento sulla salvaguardia degli esercizi storici e tutti i vincoli» su cui pende un ricorso davanti al Tar presentato dalla Palazzo San Felice Srl, proprietaria del palazzo che verrà trasformato in un resort di lusso, e dei locali che ospitano la farmacia Pitti. «L’espropriazione dei beni culturali — specifica l’assessore Alessandro Martini — è uno strumento eccezionale ed è di competenza del ministero: una richiesta dell’amministrazione in tal senso verrà considerata nella malaugurata ipotesi che il regolamento comunale venisse annullato dal giudice amministrativo». L’idea dell’esproprio era stato avanzato dal comitato pro-farmacia nell’ottobre scorso: una richiesta che trova la sua ragione d’essere nell’articolo 42 della Costituzione. Insomma, la salvezza della storica farmacia fondata nel 1805, sulla quale pende uno sfratto richiesto dalla proprietà e confermato dal Tribunale a fine settembre 2019, potrebbe passare per questo inusuale ma determinante strumento, l’esproprio. C’è anche da dire che attualmente sulla ex Spezieria di piazza San Felice esistono più vincoli: quello apposto dal ministro Ronchey nel 1993 che riguardala destinazione d’uso, quello della soprintendenza fiorentina sugli arredi e infine i vincoli di Palazzo Vecchio, approvati nel 2018 dal Consiglio comunale. «La scelta del Comune è responsabile e nell’interesse della città, che non può permettersi di perdere il suo patrimonio storico diffuso — dice il presidente del comitato, Giovanni Pallanti — Se il sindaco e l’assessore Martini andranno avanti su questa strada, fanno una cosa coraggiosa perché non si può permettere agli speculatori di fare ciò che si vuole sulla pelle dei cittadini».

La mossa dell’amministrazione arriva dopo le sollecitazioni da parte del consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, Dimitrij Palagi che, a metà dicembre aveva portato il caso dell’esproprio nel Salone de’ Dugento. «Della risposta arrivata dall’assessore Martini non ci accontentiamo — attacca Palagi — Presenteremo una nuova interrogazione e chiederemo l’accesso agli atti perché ci erano state promesse 16 pagine di risposta e oggi (ieri, ndr ) ce ne arriva mezza e pure striminzita. La necessità è sostenere la battaglia della cittadinanza, non solo dell’Oltrarno».



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