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Bergamo. Perché il taglio di undici alberi agita Palazzo Frizzoni
Simone Bianco
Corriere della Sera - Bergamo 26/1/2020

Il peggio, probabilmente, deve ancora venire. Domani, quando inizierà il cantiere e, nel giro di pochi giorni, saranno tagliati 11 dei 14 alberi di piazza Dante, inizieranno anche i problemi veri. Non serve uno psicologo per prevedere che le immagini dei tronchi abbattuti faranno parecchio più rumore di quello che, finora, si è scatenato per un progetto. Piante alte venti metri, sostanzialmente sane, tra le poche isole di verde e fresco estivo nel metafisico scenario del Centro piacentiniano, che verranno tagliate per consentire di realizzare un locale notturno: difficile immaginare una vicenda più adatta a rimbalzare sui social, da destra a sinistra, mettendo in difficoltà chi porta la responsabilità di questo cantiere. Anche se si tratta di un cantierino, da un milione di euro in tutto, e anche se lamministrazione è quella di Giorgio Gori, generalmente molto ben attrezzata sulla comunicazione. Salviamo le piante è un mantra facile facile, sta crescendo, e in termini di efficacia non ha paragoni con intervento necessario per una riqualificazione complessiva dellarea.

Le ragioni del taglio degli alberi ormai sono note a tutti quelli che si sono occupati della vicenda: le piante lì non possono più stare perché, oltre alla piazza in superficie, verrà ristrutturato lex Diurno, il grande spazio sotterraneo di forma circolare che da decenni è in stato di abbandono. Le radici intaccano la tenuta della copertura a cupola delledificio sottostante. E siccome il Diurno è un bene vincolato dalla Soprintendenza, non vi è alternativa al taglio delle piante per completare un restauro che rispetti la storia dellex rifugio antiaereo. Lo spazio, che un gruppo privato ha acquisito dal Demanio, è destinato a trasformarsi in un ristorante, oppure in un bar, preferibilmente con musica dal vivo. Al momento, però, non ci sono certezze su possibili futuri gestori. Ma si tratta di un recupero atteso da anni, sul quale i privati hanno investito economicamente (circa 3 milioni) e la giunta ha investito politicamente. Gli alberi, che per altro nella versione di Marcello Piacentini non erano previsti, sono incompatibili con il restauro. Al loro posto ne verranno piantati altri, più adeguati allo spessore del terreno, con le giuste spaziature, anche se ci vorranno decenni per riavere la stessa ombra intorno allantica fontana della Fiera di SantAlessandro.

È stato tutto spiegato più volte, già due anni fa, quando venne scelto il progetto vincente del concorso lanciato dal Comune. A esporsi sono stati soprattutto i progettisti, in primis Mariola Peretti. Gli architetti coinvolti in questa storia non hanno dubbi: non ne ha lassessore alla Riqualificazione, Francesco Valesini, né la stessa Peretti, che è stata fino a pochi mesi fa anche presidente di Italia Nostra. A succederle a capo dellassociazione che si impegna per la tutela del paesaggio italiano, Paola Morganti, ingenere, e membro della commissione che ha aggiudicato il bando di progettazione per piazza Dante e il resto del centro. Gli esperti, i tecnici, hanno le idee chiare e, come ha fatto la Peretti, provano a esporre le proprie ragioni anche affrontando il mare agitato dei social, quel luogo in cui la tua laurea in architettura si batte a mani nude con il malcontento istintivo. Molta gente che tutti i giorni, o anche una volta lanno, passa da piazza Dante, fa molta fatica a digerire lidea che gli alberi tranne i tre faggi nellangolo vicino alla farmacia debbano essere sacrificati. Senza molto interesse per le spiegazioni tecniche.

È vero che ieri, ad esempio, quando un sedicente comitato Salviamo gli alberi di piazza Dante ha lanciato una manifestazione, sul posto si è presentata pochissima gente, un flop terribile anche rispetto a quello delle Sardine bergamasche. Ma questo non esclude che nei prossimi giorni monti la protesta magari tutta social in coincidenza con linizio del cantiere. E soprattutto, non si può trascurare una questione. Se lamministrazione Gori si pone come obiettivo quello di integrare forme nuove di partecipazione dei cittadini nella riprogettazione di alcune zone della città, è pensabile eludere messaggi come quelli di chi chiede di non tagliare gli alberi di piazza Dante? Oppure: è pensabile che in fase progettuale nessuno avesse immaginato che tagliare degli alberi non sarebbe stato un dettaglio, un passaggio puramente tecnico, ma una questione sostanzialmente politica? Sì, certo, anche emotiva. Ma non per questo meno importante. Aver chiesto e ottenuto il marchio Unesco non è anche una questione emotiva, di orgoglio? Tutta loperazione del nuovo stadio non contiene una quota di emotività? Vogliamo parlare di iniziative che pure hanno fruttato non poco a Gori e ai suoi, come lAbbraccio delle Mura?

Non è che a Palazzo Frizzoni non ne siano consapevoli, e infatti la giunta comincia a mostrare di sentire la pressione. Il fatto che qualcuno sia andato in Procura a fare un esposto sul taglio degli alberi magari non preoccupa razionalmente, perché si fatica anche solo a immaginare unipotesi di reato, ma certo non aiuta a stemperare il clima. Ieri Valesini e lassessore al Verde, Marzia Marchesi, hanno ribadito alla stampa le ragioni dellintervento, inserendolo nel contesto più ampio della riqualificazione del Centro piacentiniano: Piazza Dante è solo un decimo del progetto dice Valesini , entro lestate potremmo lanciare il bando per i lavori del secondo lotto, su piazza Cavour. Nel complesso, tutto coerente. Non è detto che però basti per essere compreso. Non è solo una questione di consenso immediato, problema pur rilevante per chiunque oggi faccia politica. Il cantiere che inizia domani lascerà un segno profondo su piazza Dante. Chi può dirlo, forse tra dieci anni, quando gli alberelli saranno ancora adolescenti, le polemiche saranno dimenticate. O forse no.



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