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Firenze, Accademia delle Arti del Disegno. Il mecenate allavanguardia
Francesco Gurrieri
Corriere Fiorentino 28/1/2020

AllAccademia delle Arti del Disegno esposte le opere donate dal collezionista pratese Carlo Palli

Un gesto daltri tempi che riossigena di contemporaneità il patrimonio storico dellistituzione fiorentina


Chi volesse verificare lattuale destabilizzazione dellestetica non ha che da visitare la mostra attualmente allestita a San Marco, nella Sala delle Esposizioni dellAccademia delle Arti del Disegno. LAccademia, voluta da Cosimo I su proposta del Vasari (1563), che ha avuto come primo luogotenente Vincenzo Borghini, è stata tante volte crogiuolo di dibattiti accesissimi e di polemiche laceranti (si pensi alla stagione di Giovanni Colacicchi e Antonio Berti), e ha trovato da tempo dalla presidenza Siviero un suo più pacato e fattivo modulo culturale, soprattutto nella gestione di Francesco Adorno e Luigi Zangheri, ed ora con la competenza di Cristina Acidini.

Ed è proprio in questo ultimo clima culturale che arriva, dirompente, un apporto intenso e inaspettato di contemporaneità e di avanguardia, che non solo non confligge con lo storico establishment accademico, ma lo vivifica, riportandolo alla sua condizione originaria: alla contemporaneità di Michelangelo, del Montorsoli e dello stesso Vasari.

La donazione fatta da Carlo Palli allAccademia delle Arti del Disegno ne riossigena di contemporaneità il patrimonio storico, con un gesto di mecenatismo daltri tempi. Il donatore è un collezionista sui generis, e appartiene ad una cerchia rara, che ha saputo vivere il mondo dellarte (e la mercatura dellarte) con passione e con distacco allo stesso tempo. Le opere donate e attualmente in mostra a San Marco, sono riconducibili alla Poesia Visiva (Miccini, Ori, Pignotti), ai Musicisti davanguardia (Bussotti, Chiari, Cardini, Lombardi), allArchitettura Radicale (Binazzi, Pettena, Poli), alla Scuola di Pistoia (Barni, Buscioni, Ruffi), alla Pittura Analitica e al Cinema dArtista (Fusi, Granchi, Guarneri, Masi, Ranaldi), ai Multimediali, Neo-Dada, Performativi (Ambrogetti, Baroni, Bove, Cantini, Cavallarin, Chiarantini, Ciccia, Della Bella, Kiki Franceschi, Frangioni e altri). Unantologia di opere e di nomi raccolti in catalogo, ove sono i saluti di Cristina Acidini, Giorgio Bonsanti, Andrea Granchi, Irene Sanesi, Enrico Sartoni e Laura Monaldi (curatrice della mostra e dellArchivio Carlo Palli).

Queste opere in ostensione sono, in molti casi, pugni nello stomaco al gusto comune, per il semplice fatto che non si pongono con lintento di essere opere darte in se stesse, ma di provocare sensazioni e interrogativi allo spettatore. Insomma, non godimento estetico, ma provocazione, e nella migliore delle ipotesi, suggerimento concettuale che, appunto, nulla ha a che fare con lestetica tradizionale. Infatti, quando si arriva ai nostri giorni e si fanno prospezioni per il futuro, tutte le scienze cognitive si interrogano e spesso si smarriscono. Così, anche lestetica non è fuori da questo crogiuolo speculativo, come ci ha ricordato già da tempo Sergio Givone, riflettendo proprio sul tramonto dellestetica.

Un tramonto che viene da lontano, anche dal pensiero filosofico di Derrida, dal suo concetto di decostruzione di alcuni decenni or sono, che originariamente non era desiderio iconoclasta, quanto piuttosto volontà di disarticolare le certezze per renderle più consapevoli dei propri condizionamenti. Del resto, anche altri (Vattimo, Bodei) avevano avvertito lineluttabile scivolamento grazie ai media e al successo del kitsch da una società estetica ad una sinestetica, così che, perduti i cànoni tradizionali (quelli crociani, per intenderci), ora navighiamo nellapprossimazione e, sempre più spesso, persino nella mistificazione. Si avverte una spinta verso il nulla: il nulla del nostro tempo, che è posizione critica di sospetto, di rifiuto verso tutto ciò che è storia o eredità recente. Un vero e proprio respingimento culturale, a cui non è estranea lidea della minimizzazione del rischio che sta conquistando molti campi del fare umano. Così, si torna alla personalità di questo singolare collezionista di opere ma anche di documenti, di schizzi, di quaderni di appunti e di tutto ciò che afferisce alla creazione dellopera così da comprenderne lintero iter creativo. Come dice Carlo Palli di se stesso, la mia vita si è svolta tutta nel mondo dellarte. Sono stato mercante, ho avuto gallerie stagionali al mare e in montagna, la Galleria Metastasio a Prato, ho diretto larte contemporanea nelle più prestigiose case dasta italiane; ho iniziato collezionando opere di Poesia Visiva, Fluxus e Nouveau Réalisme: una inesauribile attenzione che oggi deposita i suoi frutti, permanentemente, a Firenze, non certo sempre attenta alle avanguardie artistiche e capace di selezionarne e conservarne le testimonianze.



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