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Napoli. Fontane, dal Tritone alla Maruzza. L’abbandono dopo il restauro
Marco Molino
Corriere del Mezzogiorno - Campania 28/1/2020

Le vasche in secca diventano ricettacolo di rifiuti

Gli albergatori: spettacolo indecente, anche per i turisti

Napoli. Quelle pesanti coperte stese sulla ringhiera che cinge la fontana del Tritone, a pochi passi dall’ingresso della stazione Museo della metropolitana, sono servite a proteggere dal gelo notturno alcuni senzatetto. Giusto il tempo di stirare i muscoli contratti e poi cominceranno a radunare stracci e cartoni tra le martoriate aiuole. Residui di cibo e bottiglie finiranno come al solito nella vasca disseccata, intorno alla statua della divinità marina che fu riportata al suo antico splendore nel 2001 per divenire simbolo del riscatto di un quartiere difficile. Restaurata, certo, ma presto tornata nell’oblio come già avvenuto, denunciano albergatori e associazioni, ad altre fontane del centro storico oggetto di una riqualificazione vanificata dal totale abbandono che ne è seguito.

Quella a due passi dalla Sanità, detta anche fontana delle Paperelle, fu realizzata nel 1879 e arricchita nel 1932 con la statua del Tritone, copia in bronzo della scultura del Bernini che domina piazza Barberini a Roma. Fu messa a nuovo e riattivata per l’inaugurazione della stazione. Molti già immaginavano mamme e bambini della zona gioiosamente intenti ad ammirare i giochi d’acqua, ma a fare compagnia al figlio di Poseidone sono rimasti solo i clochard ubriachi radunati intorno al piccolo bacino asciutto e sporco, banchetto quotidiano per famelici colombi.

Anche il recente restauro conservativo della fontana della Scapigliata a Forcella, adiacente al complesso dell’Annunziata, avrebbe dovuto consolidare l’orgoglio dei residenti per il corposo patrimonio storico del popolare rione. «E invece l’opera realizzata nel 1541 su ordine del viceré don Pedro de Toledo è diventata un’utile ricettacolo di bottiglie e lattine», spiega Gino Manna, proprietario dell’hotel Palazzo San Michele, proprio di fronte al monumento. «Uno spettacolo indecoroso anche per i clienti, tanto che vorremmo chiedere l’affidamento della fontana per contrastare lo scempio. Da diverse settimane c’è pure un materasso che nessuno porta via: mi sa che dobbiamo farlo noi». Spenta e imbrattata come la Scapigliata, è anche la vicina fontana del Capone sormontata dal mascherone in marmo che evoca (non a caso) tragedie greche.

Triste è infatti una comunità costretta a proteggere i suoi monumenti con un recinto, tipo quello che sta sorgendo intorno alla fontana di Monteoliveto, perenne vittima dei graffitari. Gruppi di cittadini si battono piuttosto per stare più vicino alle artistiche fonti d’acqua ed evitare che divengano fogne a cielo aperto, come accaduto alla cinquecentesca fontana della Maruzza, a due passi dal porto, restaurata con gran clamore nel 2016. «A voler essere onesti — dice Antonio Pariante del comitato di Portosalvo — il restauro vero e proprio non è mai avvenuto. Piuttosto, al pari della contigua chiesa di Portosalvo, l’operazione è servita solo per fini pubblicitari. È ormai lontano il tempo in cui, nel mese di maggio, la si ammirava piena di fiori. Ora purtroppo è solo piena di rifiuti e di acqua sporca».

Non stanno meglio le tre fontane storiche nei giardini del Molosiglio a via Acton. La più imponente è quella dei Papiri, realizzata insieme all’altra più piccola delle Conchiglie nel 1938 in occasione dell’inaugurazione della galleria Vittoria e della visita di Hitler in città. Di acqua, neanche a parlarne. Eppure ben due assessorati comunali, all’Ambiente ed alla Qualità della vita, hanno recentemente mobilitato il personale dell’Asìa per restituire decoro al monumento. Interventi che non hanno lasciato traccia a giudicare dai rovi che intrappolano la piscina in piperno e dai cartoni marciti tra le piante, vecchi giacigli di clochard. «Resta comunque il sogno di riattivare un giorno la grande fontana — confida Alfredo Vaglieco, presidente della Lega Navale —. Ma non basta il nostro volontaristico impegno per la tutela e la manutenzione delle aiuole: c’è bisogno di un deciso intervento del Comune, magari cominciando con il piccolo stanziamento promesso per recuperare la vasca dei Papiri».

Un po’ defilata c’è anche la fontana dei Leoni costruita nel 1788. Quel poco che non si è mangiato l’umidità, è stato imbrattato dai graffiti. Le teste corrose dei felini sono oggi pietre informi. Tra gli alberi, nessuno la nota. Forse è meglio così.



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