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La Regione elimina i contributi a Torino Musei
Andrea Rinaldi
Corriere della Sera - Torino 4/2/2020

Ritirati 150 mila euro. Lassessore Poggio pensa a una fondazione a vocazione regionale

La giunta Cirio sarà ancora indietro sulle delibere, come lamentano in tanti, ma sulle grandi partite dei centri di potere è più avanti di tutti. Iren, Compagnia di San Paolo e ora anche la Fondazione Torino Musei, il piccolo centro che coordina Galleria darte moderna, Palazzo Madama e Museo darte orientale. Manovre che si intrecciano con quelle del Comune, urtando sensibilità e preparando anche momenti difficili.

A fine 2019, infatti, la Regione ha deciso di eliminare il suo contributo sul bilancio previsionale 2020 a favore dellente culturale: stiamo parlando di 150 mila euro, una cifra che arriva in eredità dalla giunta Chiamparino, che nel 2017 intervenne per evitare 28 esuberi. Oggi senza quella somma, sostiene qualcuno, mancherebbe un notevole contributo al sostegno del costo del personale. E su chi ricadrebbe? Sul Comune (la cui tragica situazione finanziaria è ormai tristemente nota) e ovviamente sulle due fondazioni bancarie torinesi, ça va sans dire.

Ma cosa si celerebbe dietro questa mossa? Dicono, sempre i soliti bene informati tra Palazzo Lascaris e Palazzo di Città, che lassessore Vittoria Poggio abbia unaltra idea politica rispetto alla mission che il suo predecessore, Antonella Parigi, aveva disegnato per Torino Musei, cioè un ente torinocentrico ma capace di allargare la sua attività ad altri capoluoghi con laiuto degli enti locali, come già sperimentato ad Asti, Biella e Cuneo. Raccontano che lipotesi a cui si starebbe lavorando in via Bertola 34 prevederebbe una nuova fondazione museale a vocazione regionale, capace di raggruppare tutti i musei del Piemonte.

Inoltre pare che la Regione voglia chiedere la modifica dello statuto di Torino Musei in unottica restrittiva sul perimetro dazione, limitato cioè allombra della Mole. Di fatto un ritorno alla casella di partenza. Ovviamente non è unoperazione senza conseguenze. Anzi troverebbe una sponda proprio nella giunta Appendino, meglio, nellassessore alla Cultura, Francesca Leon. Che non starebbe nella pelle e premerebbe per riscrivere il regolamento. Perché? Ma perché così facendo cadrebbe la governance di Torino Musei e dunque il presidente Maurizio Cibrario, parecchio inviso nelle stanze pentastellate di Palazzo Civico. E per cui sarebbe già pronto il nome del sostituto, un personaggio di alto spesso culturale e di caratura nazionale. Grillino, naturalmente. Va da sé che Cibrario ricopre lincarico di presidente a titolo gratuito e detiene tutte le deleghe per la sicurezza dei tre musei subalpini.

Ora, si domanda qualcuno, quanto costerà alle casse di Torino Musei la manovra il relativo disimpegno della Regione?



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