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Milano. Duomo, non solo guglie e organo. Si potranno adottare anche le statue
Giovanna Maria Fagnani
Corriere della Sera - Milano 8/2/2020

Le opere, una volta restaurate, saranno esposte dai finanziatori. Ticket, spuntano i bagarini

Il gigante e la sirena. San Longino e la santa ignota con in mano un libro. Santa Caterina d’Alessandria, San Matteo Apostolo e Sant’Ignazio. Un tempo occupavano la loro nicchia sulle guglie del Duomo. Oggi che secoli d’esposizione agli eventi atmosferici le hanno ammalorate, sono state sostituite da copie e spostate in via Brunetti, al Cantiere marmisti della Veneranda Fabbrica. Ma vi resteranno ancora per poco. E, una volta restaurate, non torneranno subito alla cattedrale, ma andranno in giro per la città. In senso letterale.

Dopo «Adotta una guglia» e «15.800 note per il Duomo» la Fabbrica lancia, in questi giorni, l’inedito programma di raccolta fondi «Adotta una statua», rivolto a privati, enti e aziende, milanesi o lombarde. Con un contributo da 25 mila euro l’anno, chi adotta finanzierà il restauro e otterrà la possibilità di esporre l’opera che ha scelto nei propri spazi, per un anno e al massimo tre, purché garantisca anche la visione al pubblico. «Sono lieto che sia stato possibile individuare una nuova forma di valorizzazione di una parte della statuaria che, altrimenti, sarebbe destinata a un naturale deperimento nei depositi. E, con un comodato di prestito breve, si eviterà anche il rischio di una dispersione di tale patrimonio» ha spiegato l’arciprete del Duomo, monsignor Gianantonio Borgonovo. Il Presidente della Veneranda Fabbrica, Fedele Confalonieri, ha invece parlato di una «un’innovativa modalità che può garantire nuove risorse per le incessanti attività di restauro dei Grandi Cantieri della Cattedrale». La conservazione del Duomo è, infatti, un’impresa titanica, che conta solo su due contributi pubblici fissi, dal governo (4,25 milioni nel 2019) e dalla Regione (due milioni). Il Comune, come ha ricordato Confalonieri «senza polemica», contribuisce all’organizzazione di eventi, come i mercatini di Natale o i concerti sul sagrato. Nel 2019 Palazzo Marino ha dato 170 mila euro circa, ma, per il 2020 ne ha già annunciati 200 mila. Il resto lo fanno i mecenati e la generosità di migliaia di fedeli e non.

Intanto, il Duomo cresce come meta turistica: l’introduzione del biglietto d’ingresso non scoraggia i visitatori, in costante crescita (tanto che da alcuni anni è comparso anche il fenomeno del bagarinaggio, che la Fabbrica cerca di combattere con annunci dagli altoparlanti). Agosto, fino a dieci anni fa mese di piatta, oggi è quello che fa i numeri più importanti. La speranza è che le statue in prestito, oltre a portare fondi, risveglino anche un nuovo interesse verso la cattedrale, la portino, insomma, più vicina alla sua gente.

La prima statua a lasciare il Duomo è il «Santo con tunica corta», l’opera adottata da Banca Mediolanum, prima ad aderire al programma. Oggi la si può ammirare a Palazzo Biandrà, in via Tommaso Grossi. «L’abbiamo scelta perché guarda lontano alla ricerca di risposte importanti. Sintesi perfetta del nostro modo di lavorare» dice Ennio Doris.

Nella lista delle statue da adottare ci sono una decina di opere datate dal 1500 al 1800, scelte d’intesa con la Soprintendenza. Tra queste uno dei giganti, figure nerborute che sorreggono i doccioni del Duomo. Poi la sirena a cavallo di un mostro marino, proveniente dalla guglia di San Macrobio. E, ancora, si può scegliere l’effigie di San Longino, il soldato che trafisse il costato di Gesù e poi si convertì. San Abdon, invece, era fra i cristiani condannati a essere sbranati nel Colosseo, ma le belve li risparmiarono. E, ancora, Santa Caterina d’Alessandria, amante della filosofia che non rinnegò la sua fede davanti ai sofisti. Oppure la «Santa con un libro», che un tempo era nella zona più antica del Duomo: l’abside.



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