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Monza. Chiude l’oasi di Legambiente
Rosella Redaelli
Corriere della Sera - Milano 13/2/2020

«Noi lasciati soli, una sconfitta»
Monza, la resa dei volontari dell’area di piazza Castello. Il Comune: confrontiamoci

MONZA. Chiude l’oasi ambientale di Legambiente in piazza Castello a Monza. È stata per quindici anni uno spazio verde, inaspettato, in pieno centro storico, alla confluenza del Lambro con il Lambretto, a pochi passi dal Duomo, dai binari della ferrovia e dal traffico del cavalcavia di Largo Mazzini. «Per noi è una sconfitta — dice la presidente del circolo cittadino, Laura Brambilla — ma una decisone inevitabile perché non ci sono le condizioni per andare avanti. Siamo rimasti soli, i volontari sono pochi e i costi di gestione troppo elevati e il privato, proprietario di una parte dell’area non rinnova il comodato d’uso gratuito. Abbiamo dunque deciso di rimettere l’area nelle mani del demanio regionale». Gli ambientalisti però non pronunciano la parola fine: «Ci piacerebbe un confronto e un aiuto da parte dell’amministrazione comunale per riprendere le fila di un progetto su cui negli ultimi quindici anni abbiamo investito quasi 40 mila euro anche con finanziamenti di bandi pubblici, un luogo che era diventato identitario per tutti gli ambientalisti in città».

A scoprire quest’area verde, nel 2004, era stato Atos Scandellari, volontario da trent’anni, presidente a più riprese che ora ha deciso di uscire dal consiglio direttivo in aperto contrasto con la decisione di chiudere l’oasi: «Per anni ci siamo presi cura di questi novemila metri quadri, abbiamo piantato salici, ontani, querce, aceri, biancospini e sanguitelli — racconta Scandellari —. Abbiamo costruito un capanno per l’avvistamento degli uccelli, abbiamo assistito al ritorno di tante specie come i germani reali. Senza dimenticare le iniziative che hanno coinvolto i cittadini in giornate di pulizia, visite guidate per adulti, gruppi aziendali e scolaresche». Dopo i danni causati dalle piene del Lambro, Legambiente aveva presentato alla fine dello scorso anno un progetto nell’ambito del Contratto di fiume di Regione Lombardia: «Prevedeva — spiega Scandellari — il recupero dell’area, la messa in sicurezza, la rinaturalizzazione della sponda sinistra del fiume, il ripristino del ponte verso l’isolotto che è stato distrutto da una piena e il restauro dei manufatti storici». L’oasi non ha infatti solo un valore naturalistico, ma anche storico: l’area è già presente sulla Carta di Pietro Antonio Barca del 1615 e in una mappa di Giovanni Brenna del 1850 e restano ancora visibili le briglie settecentesche.

Sulla crisi nella gestione dell’area pesa anche il no del privato a rinnovare il comodato d’uso gratuito di una parte dell’area, tra cui l’isolotto al centro e l’accesso da piazza Castello. «Negli ultimi anni si sono guastati i rapporti con Legambiente — afferma Guido Corti, la cui famiglia è proprietaria dell’isolotto sul Lambro da generazioni —. Da quando ho presentato un progetto per la realizzazione di una centralina idroelettrica e un parco didattico che è stato respinto dalla precedente amministrazione. Ora quel progetto è nel cassetto, ma non escludo di poterne parlare con l’attuale amministrazione, così come non escludo a priori la vendita».

Al Comune di Monza rivolge un appello anche la presidente di Legambiente: «L’acquisto da parte del Comune dell’area di proprietà privata potrebbe essere una soluzione per tornare ad avere un luogo naturalistico in città, aperto tutti i giorni con nuovi volontari».

C’è disponibilità nelle parole dell’assessore all’ambiente e all’urbanistica Martina Sassoli: «Sicuramente incontrerò le parti in causa — afferma — per vedere se sarà possibile trovare un accordo».



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