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Napoli. «Una fondazione per avviare e gestire il museo di Totò. Vediamo se la città risponde»
Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno - Campania 18/2/2020

Poggiani (III Municipalità) lancia l’idea. De Divitiis (Fai): ci siamo

Napoli. Dai primi, anni passati sulle tavole di un palcoscenico, agli ultimi davanti a una macchina da presa. Un patrimonio immenso, fatto di foto, locandine, abiti di scena, lettere e oggetti personali.

Potrebbe tutto far parte del muso dedicato a Totò, ma il condizionale è d’obbligo, perché se da una parte il materiale che ricorda il Principe della risata è disponibile e reperibile da collezioni private e dal patrimonio della famiglia de Curtis, dall’altra resta il punto interrogativo su dove poter accogliere il “tesoro” di Totò. Oggetti preziosi, soprattutto per chi ama il personaggio e l’attore che ancor’oggi, a 50 anni dalla sua morte, riesce a strappare un sorriso a chiunque guardi un suo film. Anche se, a oggi, sembra un miraggio, la querelle sull’apertura del museo di Totò potrebbe, però subire una svolta.

«Sulla questione del museo si è perso oggettivamente troppo tempo — ammette il presidente della terza Municipalità Ivo Poggiani — ma le cose dovrebbero subire una sterzata a breve. I soldi che mancavano, circa 400 mila, sono stati stanziati dai fondi per la cultura del piano strategico della Città metropolitana, quindi si dovrebbe riaprire il discorso. La vera questione io credo essere un’altra, bisogna dare una visione a questo museo, capire anche come riempirlo e come possa essere di aiuto all’intera comunità. Il territorio ha dato dimostrazione in occasione dei 50 anni della morte di Totò, di essere molto presente e partecipe. Bisogna chiamare a raccolta tutte le personalità della città e istituire una Fondazione che possa tutelare e portare avanti un progetto in nome di Totò. Lo si deve a lui e anche a tutto il rione Sanità».
La mostra

Grazie all’impegno dell’associazione Antonio de Curtis, da qualche anno a questa parte una mostra itinerante dedicata al genio della risata ha toccato diverse città italiane, tra cui Napoli. Appena tre anni fa Palazzo san Giacomo in collaborazione con l’Istituto Luce, il Polo Museale della Campania-Palazzo Reale, la Rai, Siae con il contributo di Rai Teche e dell’Archivio Centrale dello Stato ha promosso la mostra «Totò Genio», una grande antologica a lui dedicata che voleva mettere in luce la grandezza di uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento. La mostra ospitava disegni di fumettisti celebri, documenti e carteggi, come quelli con Pasolini e Zavattini, e fotografie che lo ritraggono insieme ai grandi personaggi del secolo scorso. E poi i costumi usati durante i suoi film, con il baule di scena, che Totò portava sempre con sé nei teatri e nei set cinematografici. Dal vestito di Un turco napoletano a quello da pinocchio o da dandy caprese indossati per Totò a colori , passando per quello da pazzariello di L’oro di Napoli o da ambasciatore del Catonga di Tototruffa ’62 . E ancora fotografie inedite della sua vita privata o quelle di scena con i suoi compagni di sempre. Reperti e cimeli che potrebbero andare a riempire il museo dedicato a Totò.
Il Fondo ambientale

«Nel 2012 — ricorda Misa de Divitiis, presidente del Fai Campania — il museo di Totò raccolse migliaia di voti nel consueto appuntamento dei luoghi del cuore. Furono stanziati anche dei soldi per partecipare a realizzazione e nascita del museo dedicato al Principe della risata. Ma a causa di una serie di lungaggini burocratiche e di fraintendimenti tra Comune e Regione il progetto si arenò. Naturalmente i fondi sono stati persi, ma se ci fosse bisogno del nostro aiuto, il Fai sarebbe disponibile a prestare le sue competenze e a dare il suo contributo. Ricordo ancora le riunioni che facevamo all’esterno di Palazzo dello Spagnuolo — prosegue la rappresentante del Fai — con i delegati comunali e regionali e ricordo anche la passione con cui Liliana, la figlia di Totò, partecipava a questi incontri nella speranza che il museo si facesse di lì ma a breve. Sarebbe giusto riprendere il discorso e portarlo a termine senza arenarsi, come troppo spesso accade nella nostra città».



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