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L’appello di Laurito: «Sul museo di Totò bravo Franceschini. Ma si faccia presto»
Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno - Campania 20/2/2020

La perdita della memoria
La denuncia della nipote Elena. L’interventodel ministero
L’attrice: la politica consideri di più il ruolo della cultura

Napoli. L’interessamento del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Francheschini, alla vicenda dell’apertura del museo dedicato a Totò è sicuramente un punto di svolta. Nei giorni scorsi abbiamo raccontato della vicenda contorta che ha rinviato di anno in anno l’apertura al pubblico del luogo in memoria del principe della risata, fino alle dichiarazioni del responsabile del dicastero alla Cultura che ha deciso di incaricare il segretario generale del Ministero, Salvatore Nastasi, di approfondire la questione cercando e dando soluzioni per la realizzazione del museo. Un luogo che la città desidera, perché Totò è, e resta, uno dei più grandi ambasciatori di Napoli nel mondo. Ne è convinta anche Marisa Laurito, attrice di lungo corso che nel suo bagagli può vantare collaborazioni con altri grandi geni dell’arte e della cultura teatrale e cinematografica.

Ha lavorato, tra gli altri, con Eduardo De Filippo, Luciano De Crescenzo e Renzo Arbore, ma Totò resta un punto di riferimento.

«Totò è stato un simbolo. È uno dei personaggi più amati tra gli attori partenopei, quindi avrebbe sicuramente diritto a un museo. Speriamo che accada qualcosa molto presto, sarebbe una ulteriore opportunità per la città di Napoli».

In che senso?

«Qualcuno disse che con la cultura non si mangia, invece con la cultura si mangia e come. Mettere in piedi un museo di Totò a Napoli sarebbe un punto a favore della città, sia dal punto di vista turistico che dal punto di vista morale, di riconoscimento della figura del principe della risata. In Italia Totò ha ancora una marea di fans, dappertutto, quindi ci sarebbe tanta gente pronta a venire in città a visitare il museo. Inoltre il museo potrebbe essere un ulteriore volano di sviluppo per il quartiere Sanità, anche se in questi ultimi anni è stato molto aiutato e sviluppato da associazioni come l’Altra Napoli, che si appassionano a certe realtà napoletane e cercano di riqualificare determinate zone».

Un po’ come sta avvenendo a Forcella, dove lei dirige il Teatro Trianon.

«C’è sicuramente un parallelismo tra il rione Sanità e Forcella, quartieri che hanno storie straordinarie. Il Trianon è un simbolo del quartiere e insieme a un gruppo di associazioni stiamo risollevando le sorti di questo pezzo di Napoli che merita molto, perché ci sono tantissime energie positive. Il teatro è un polo di cultura che attrarrà sicuramente tutto quello che più magico, bello ed elegante si possa offrire».

Che ruolo ha la politica in certi processi?

«In certe vicende deve essere un facilitatore. Innanzitutto bisogna governare e dare un ruolo di prim’ordine alla cultura. Vale per Napoli così come per altre città italiane, perché noi viviamo in un museo a cielo aperto, abbiamo una cultura straordinaria e credo che la politica dovrebbe fare in modo di rendere percorribile certe strade, soprattutto perché portano turismo e danno immagine. In città abbiamo tantissime opere d’arte, abbiamo una cultura culinaria, musicale e artistica straordinaria. Dovremmo promuovere tutte queste ricchezze per attrarre sempre più turisti e pubblico».

Bisogna darsi una mossa?

«E in fretta. Tra le tante altre cose è bene sbrigarsi e favorire l’apertura del museo di Totò. Ma penso anche ad altri personaggi che hanno reso celebre Napoli nel mondo, come Massimo Troisi di cui ieri ricorreva l’anniversario di nascita. Massimo mi manca tantissimo, soprattutto come artista. Perché quando si spegne una luce così grande, come accaduto anche per Luciano De Crescenzo, si spengono dei fari e dei punti di riferimento e questo è molto triste. Anche per Massimo si dovrebbe pensare a un tributo cittadino perché Troisi ce lo invidiano in tutto il mondo, i suoi film sono visti dovunque. Personaggi che hanno portato l’immagine di Napoli nel mondo avrebbero diritto a un ricordo imperituro».



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