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Firenze. Oggi sarà consegnato alla collezionista Ursula Hauser il premio «Rinascimento+»
Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 23/2/2020

Nella sua galleria ha capolavori di Louise Bourgeois e Carol Rama. Ora pensa di esporli qui
«Il mio obiettivo? Firenze»

A Los Angeles danno quelli per il cinema. Noi — scherza, ma fino a un certo punto, Sergio Risaliti, storico dell’arte e direttore del Museo Novecento — possiamo e vogliamo dare gli «Oscar del collezionismo». Perché «è a Firenze, con Cosimo e Piero il Gottoso de’ Medici, che nasce il concetto moderno di collezionismo d’arte: i grandi musei come gli Uffizi sono venuti al mondo così», grazie al lavoro di famiglie di collezionisti e galleristi ante litteram come i Medici, i Sassetti, i Tornabuoni, e poi i Gondi e i Rucellai.

And the winner is… si celebra oggi, alle 11 nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, la prima edizione di «Rinascimento+». Una manifestazione nella quale quel «più» sta a significare la volontà di andare oltre, «aggiungere» qualcosa di contemporaneo, alla tradizione del Rinascimento fiorentino, facendo «riferimento alla magnificenza dell’arte passata in una visione non statica ma di continuità e di trasformazione» come spiega lo stesso Risaliti. L’assessore alla cultura del Comune Tommaso Sacchi, il presidente di Muse Matteo Spanò, e il direttore del Museo Novecento consegneranno il premio, il gioiello Crisalide di Sole , ideato e realizzato dalla giovane designer Maria Sole Ferragamo, a quattro figure chiave di questo universo artistico: Laurent Asscher, Paolo Fresco, Ursula Hauser e Rosella Nesi. «Per la visionarietà, generosità e dedizione con cui si sono prodigati nel tempo in varie forme di mecenatismo e nel collezionismo» come recita la motivazione. Un premio che «nasce nella speranza di poter sensibilizzare i collezionisti di tutto il mondo sul grande investimento che Firenze ha fatto negli ultimi anni», chiosa l’assessore Sacchi «e con l’ambizione di poter creare legami sempre più virtuosi tra il mondo dei collezionisti d’arte e la nostra città».

Ursula Hauser, svizzera, 40 anni di carriera alle spalle, discendente di una delle maggiori famiglie di galleristi al mondo, restando nella metafora dei Premi Oscar la potremmo definire la «migliore attrice protagonista» nel suo campo. E non viene a Firenze solo per alzare un premio. Lei guarda anche più in là.

Dunque, signora Hauser, è vero che ha in programma qualcosa di importante nella nostra città?

«Vedo il ruolo del collezionista o di patrona delle arti come quello di un custode che si prende cura dell’opera e tiene viva l’eredità dell’artista. Per questo è molto importante per me che i lavori della mia collezione continuino a essere esposti, in progetti come la mostra che si è tenuta da Hauser & Wirth in Somerset l’anno scorso, e attraverso prestiti a esposizioni museali: in questo modo possono continuare a essere visti e «sentiti» da pubblici sempre più ampi. Esporre la mia collezione a Firenze, una città così significativa per l’arte e la cultura, è certamente un obiettivo».

Il suo è sì un mestiere, ma prima di tutto si tratta di un atto d’amore. Perché nasce da...

«Da un coinvolgimento profondo e personale con l’arte e con gli artisti. È un’avventura iniziata presto, e questa motivazione è rimasta costante. Capita spesso che, nel tempo, il mio legame con il singolo lavoro si sviluppi in una comprensione degli artisti. In questo modo, molti di loro sono entrati a far parte di quella che chiamerei una “famiglia artistica”, che ha immensamente arricchito la mia vita ed espanso i miei orizzonti».

Da esperta collezionista, cosa pensa del rinnovato amore di Firenze per l’arte contemporanea? Fino a pochi anni fa, nemmeno se ne parlava.

«I miei incontri e le mie esperienze nell’arte e con gli artisti mi hanno portata a viaggiare molto. Ogni volta che incontro una nuova comunità di artisti ne vedo gli effetti positivi. Sono quindi felice di sapere che la scena dell’arte contemporanea a Firenze stia crescendo, perché penso che l’arte possa giocare un ruolo importantissimo nella vita di una città».

Lei rivolge una speciale attenzione all’arte delle donne e al sostegno dei giovani artisti…

«La mia collezione è composta in proporzione rilevante da opere di donne artiste, molte delle quali hanno avuto un percorso travagliato e hanno dovuto ritagliarsi una loro strada. Il loro lavoro mi tocca in modo personale ma penso che i temi siano universali, e trascendano il genere dell’artista. Sono continuamente ispirata dal lavoro delle grandi artiste che ho conosciuto e sostenuto, come Louise Bourgeois, Maria Lassnig, Carol Rama e Mary Heilmann».



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