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Leone X. Cinque mesi di dissidi, cominciati col duello sul disegno di Leonardo
Corriere Fiorentino 26/2/2020

La lista delle 23 opere da non muovere, le clausole, gli aggiornamenti

Il primo dato è che questa volta hanno agito senza tentennamenti e compatti. I quattro membri del comitato scientifico degli Uffizi — Tomaso Montanari e Donata Levi nominati dal Ministero, Fabrizio Moretti dal Comune di Firenze, Claudio Pizzorusso dalla Regione Toscana — ieri si sono dimessi perché il direttore Eike Schmidt «non ha tenuto conto» del parere che loro gli avevano espresso il 9 dicembre scorso, quando si erano dichiarati sfavorevoli al prestito del ritratto di Leone X di Raffaello alle Scuderie del Quirinale per la grande mostra che si inaugurerà il 5 marzo.

Se stiamo ai termini di legge, il direttore degli Uffizi poteva decidere autonomamente di procedere con lo spostamento dell’opera a Roma. Il Leone X fa parte della lista dei 23 capi d’opera inamovibili degli Uffizi;, una lista che risale alla direzione di Antonio Natali e che è rimasta unica, perché da quando Schmidt è a Firenze non ne è stata predisposta un’altra. Il vincolo inderogabile, questo il punto centrale, vale per l’estero. Presentandola, lo stesso Natali aveva verbalizzato: «Essa era attinente ai beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, beni dei quali la legge fa obbligo di vietare l’uscita dal territorio della Repubblica italiana». Però il banco è saltato comunque. Cerchiamo di ricostruire i passaggi della vicenda.

Il primo dissidio tra il comitato scientifico e Schmidt risale al 17 ottobre scorso, quando la procura di Firenze aprì un fascicolo a seguito di un esposto contro Schmidt presentato da Tomaso Montanari, che contestava il prestito al museo di Vinci del disegno di Paesaggio di Leonardo, il Foglio 8p che poi partì comunque. Dopo questo «incidente» il comitato — di cui fa parte anche Schmidt — decise che era necessario redigere un nuovo elenco di opere da non prestare che rispondesse a vari criteri: delicatezza delle opere (quelle cioè per le quali lo spostamento può essere pernicioso), rarità dell’artefice (se si tratta di un’unica opera di un grande artista), danno alla coerenza dell’assetto museografico (se toglierla da dove è esposta rappresenta un danno per la sua comprensione), grandi dimensioni (che ne rendono più complesso il trasporto). Nelle more della preparazione di questa nuova lista, il 21 ottobre, per mettere fine alle polemiche nate dopo la trasferta vinciana del Paesaggio si era proceduto a votare per confermare l’inamovibilità delle 23 opere già individuate da Natali tra le quali c’è il Leone X .

Quella riunione si concluse con l’approvazione della lista come attesta un verbale dove sta scritto: «Il presente elenco di opere inamovibili delle Gallerie degli Uffizi è diviso in due liste, una che elenca i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli e l’altra che elenca i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata e organica sezione delle Gallerie. Questa divisione aderisce a quanto disposto dall’articolo 66 del Codice dei Beni Culturali, che al comma 2 prescrive che quelle due categorie di opere non possono comunque uscire dal territorio della Repubblica».

Il 9 dicembre il comitato si riunì ancora per discutere un ordine del giorno dedicato a Raffaello in vista delle celebrazioni 2020. Si chiedeva ai 4 membri parere sull’uscita dagli Uffizi di 4 opere: La Velata , La Madonna dell’Impannata , La Visione di Ezechiele , e il Leone X , opere che erano state richieste dalle Scuderie del Quirinale, e dalla National Gallery di Londra che ha in programma una mostra su Raffaello a ottobre. In sostanza si era deciso di non prestare a Londra nessuna di questa opere tranne l’Ezechiele e, seppur non all’unanimità, di prestare La Velata e l’Impannata a Roma ma non il Leone X . Decisione disattesa dal direttore secondo il comitato che oggi si chiede il senso di quella riunione ad hoc e del suo ruolo. E che, per questi interrogativi, venuto a sapere ieri dai giornali della scelta di Schmidt sul ritratto di Leone X si è dimesso all’unanimità.



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