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Muri umidi e controsoffitti crollati: la sede del museo di Totò è in rovina
Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno - Campania 29/2/2020

Viaggio nel palazzo dello Spagnuolo dove sarà ospitato. E il condominio non si paga da anni

Napoli. Nascosto tra i tendoni e le bancarelle del mercato dei Vergini si erge maestoso ed elegante il palazzo dello Spagnuolo. È all’interno di questo straordinario edificio monumentale, costruito nel 1738 dall’architetto Ferdinando Sanfelice, che dovrebbe nascere il museo dedicato a Totò.

In realtà, per dovere di cronaca, bisogna chiarire che il museo è stato già inaugurato diverse volte, ma non è stato mai reso accessibile al pubblico. Nei giorni passati sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno , abbiamo raccontato dell’interessamento del Ministro Dario Franceschini alla vicenda del museo dedicato al principe della risata. Il responsabile del dicastero per i Beni e le attività culturali e del turismo ha infatti preso in mano la situazione, si è incontrato con gli eredi de Curtis e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris per fare un punto della situazione e capire i motivi di un ritardo ultra ventennale. Il ministero è disposto a investire, la famiglia di Totò ad allestire gli spazi e il Comune, affidatario dei locali di proprietà della Regione, dovrebbe rendere fruibili le sale e rimetterle a posto dopo quasi 20 anni di chiusura. Ma in che stato sono i locali al terzo e quarto piano di palazzo dello Spagnolo dove dovrebbe aprire al pubblico il museo? La curiosità ci ha spinto nel cuore del rione Sanità, a capire e vedere. Entrando nel maestoso cortile del palazzo costruito da Sanfelice non si può non notare una maschera raffigurante il principe della risata che beffarda guarda verso l’ingresso. È stata posta sul viso di una statua al primo piano dell’imponente scala ad «ali di falco». Poco più su, al terzo piano, un anonimo portone marrone chiuso con un catenaccio divide l’area da quello che dovrebbe essere l’ingresso del museo di Totò. All’interno la puzza di chiuso e di umidità è molto forte e le scarpe lasciano le impronte su uno strato consistente di polvere e terriccio che nasconde il pavimento. Le pareti sono dipinte di azzurro, almeno dove non ci sono incrostazioni di umidità o qualche crepa che spacca gli intonaci. Le suppellettili e i mobili di arredo sono nuovi, ma l’usura del tempo li sta consumando, così come la polvere che si posa sulle sedie e le poltroncine della piccola sala conferenze.

I bagni sono nuovi e anche le teche e le bacheche di vetro pronte ad accogliere i cimeli e i vestiti di Totò. Girando tra le stanze vuote e polverose ci si imbatte in una sala in cui la controsoffittatura è completamente crollata, il muro è venuto giù insieme ai profilati del controsoffitto. Salendo una scala interna tutta fatta in piperno si arriva al quarto piano, altro livello che dovrebbe fare parte del museo di Totò. Anche qui l’incuria e la mancata manutenzione hanno creato danni alle pareti e alle suppellettili. In due casse di legno, con sopra scritto l’indirizzo del Comune di Napoli, due sculture raffiguranti il principe della risata giacciono tra la polvere e le ragnatele. Giù nel cortile, dietro una porta di ferro, c’è il vano dove dovrebbe essere installato il famoso ascensore che renderebbe accessibile a tutti il museo. Dopo tanto tempo, però, c’è da capire se esiste ancora la volontà del condominio di farla installare. Intanto bisognerebbe pagare anni di quote condominiali arretrate. I soldi per portare avanti il progetto ci sono, 650mila euro di fondi del piano strategico della Città metropolitana, così come la volontà della famiglia de Curtis e del ministero per i Beni culturali. Ognuno deve fare la propria parte, non c’è più tempo per opporre scuse.



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