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Pistoia, Marini. La consigliera Cinelli: «Chi vuole può visitarlo. Il Cda non vuole portare nulla a Firenze»
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 3/3/2020

Vista dal principale imputato, da chi è accusato di voler spostare le opere pistoiesi di Marino Marini a Firenze, e cioè il consiglio di amministrazione della Fondazione di Pistoia con sede a Palazzo del Tau, la vicenda ha tratti grotteschi. È un punto di vista, il loro, che ci è stato illustrato da una dei consiglieri, Barbara Cinelli e che noi qui riportiamo.

Dice Barbara Cinelli (storica dell’arte, docente universitaria, curatrice di numerose mostre sulle opere di Marino Marini tra cui quella allestita prima a Pistoia e poi al Guggenheim di Venezia e intitolata Passioni Visive ): «La Fondazione pistoiese non ha mai espresso la volontà di spostare le opere di Pistoia a Firenze. L’unica cosa vera, verificabile sui verbali dei nostri consigli di amministrazione, è che si era detta pronta a prendere in considerazione un eventuale progetto di valorizzazione che partisse da Firenze, un progetto che non doveva significare necessariamente lo spostamento, ma una sinergia per la valorizzazione». Dunque tanto rumore pr nulla?

«Dunque tanto rumore per la nostra volontà — prosegue lei — di dare maggiore visibilità a un patrimonio immenso, perché, così come sono quelle opere non sono valorizzate come dovrebbero. Vorrei ricordare che la mostra Passioni visive da me organizzata con Flavio Fergonzi a Pistoia nell’anno in cui la città era capitale della Cultura fece 9000 visitatori. Subito dopo quella stessa mostra a Venezia ne fece 100 mila». E aggiunge: «Non si è mai pensato di spostare la Fondazione pistoiese a Firenze. Certamente però a fronte di circa 2700 opere, compresi disegni, carte e bozzetti, di proprietà della Fondazione — il museo pistoiese è solo un palazzo che ospita la sede della Fondazione e non è mai istituito come museo— ne sono esposte solo 200 circa. La sinergia con Firenze avrebbe fatto bene a tutti».

Di più. Aggiunge Cinelli che, a dispetto di quanto si dice, non è vero che il Palazzo del Tau ha chiuso i battenti e non consente l’ingresso ai visitatori «prova ne sia che ieri (l’altro ieri per chi legge, ndr ) una coppia che voleva vedere le opere alle 16 è entrata ed è stata accompagnata e che, negli orari di apertura normali la collezione si può visitare».



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