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Roma. Chiude San Pietro, controlli in strada
Paolo Conti
Corriere della Sera 11/3/2020

Tutti a casa e Roma si adegua (anche a tavola)

Roma. Il modulo? Quale modulo? Dopo giorni di notiziari televisivi sulle zone rosse del Nord, ieri Roma si è svegliata sotto un cielo blu cobalto e dal racconto virtuale è precipitata nel reality dellemergenza coronavirus. Pattuglie di vigili urbani, polizia e carabinieri (in zone strategiche come piazza Mazzini o via Cristoforo Colombo, Ostiense, san Giovanni) hanno fermato romani in macchina (moltissimi con le mascherine alla guida) chiedendo lautocertificazione dello spostamento e di quale urgenza si trattasse. Sbalordimento. Spiegazioni che tutti a casa non è uno slogan ma un obbligo. Nel pomeriggio dalla questura e dai vertici delle altre forze dellordine è arrivata una indicazione ferrea: controlli serrati su spostamenti e autocertificazioni, tutti a casa significa solo e soltanto tutti a casa. Anche a Roma.

La prima reazione della Capitale allannuncio di Giuseppe Conte di lunedì sera è stata identica a quella di altre città del centro-sud: il rituale assalto notturno al supermercato. File serali davanti a quelli aperti fino a tardi in via Aurelia, Casal Palocco o in via Tuscolana. Qualche ressa. Molte foto sulla Rete. Ma ieri mattina presto Roma ha subito mostrato la sua millenaria capacità di metabolizzazione. Verso le 9 strade semivuote, lasse dei Lungotevere libero come in piena estate, piazza Venezia senza lingorgo fisso, il gran dispiego di vigili urbani ha contribuito al miracolo, complice la chiusura delle scuole e di non pochi uffici privati. Metropolitana semivuota. Rare file alle fermate dellAtac. Ma Roma è Roma, cè sempre il risvolto grottesco: lazienda pubblica di trasporti ha deciso lisolamento degli autisti, le porte anteriori non si aprono più e molti conducenti hanno creato isole per larea guida usando la plastica arancione degli eterni cantieri delle buche o i bandoni di plastica stesi dai vigili urbani per i divieti di sosta eccezionali. Un rimedio de noantri sfilacciato e balordo.

Lassalto sotto le stelle ai banconi degli alimentari, col passare delle ore, si è trasformato in un approccio più rilassato, con i servizi dordine delle guardie private assoldate dalle marche della grande distribuzione: tutti in fila, ad almeno un metro di distanza come da regole, ingressi a scaglioni ordinati, precedenza a persone anziane o a donne in attesa. Stessa procedura davanti alle farmacie. La folla che di solito si trova allinterno dei locali, si fraziona sui marciapiedi. Davanti a una nota farmacia in viale Aventino, un uomo di mezza età mormora: Va bene tutto, ma due giorni fa stavo nella calca a Porta Portese. Già. Perché nella Roma che fino allannuncio di Conte di lunedì sera aveva cancellato lemergenza, è accaduto anche questo: non solo i gruppi di adolescenti nei locali della movida con la complicità di incoscienti titolari preoccupati unicamente di far cassa (dieci sonore multe, e sono poche) ma anche migliaia di romani intruppati nel solito corpo a corpo tra i banchi di Porta Portese per godersi la bella domenica mattina. Altro che movida. Col passare delle ore, e prima del richiamo del pomeriggio, il traffico è aumentato e sono cresciuti i segnali di normalità. Furgoni impegnati nel carico e scarico in mezzo alla strada col metodo romanesco del minutino (un minutino e mi tolgo..., con corsetta da copione). Limpagliatore di sedie di via Sabotino col suo banchetto sul marciapiedi come in un giorno qualsiasi. Ma tante notizie hanno ricordato lemergenza: la chiusura della Basilica e di piazza San Pietro, la circolazione dei turisti e dei pedoni vietata intorno a Fontana di Trevi due simulacri di Roma, una sonora sveglia alla Capitale mentre da lunedì sono inaccessibili Colosseo, Fori Imperiali, Foro Romano e Palatino.

Bus, gli autisti

si isolano

con i pannelli

di plastica usati

nei cantieri stradali

Nei bar, caffè serviti a distanza doverosa, spesso segnalata con i nastri adesivi a terra. Molti locali hanno optato per la chiusura, come lantica trattoria Sora Margherita in piazza Cinque Scole (ci vediamo il 3 aprile) o le prime gelaterie appena riaperte e già chiuse, come Miami, notissima tra Monteverde e Trastevere (cartello: per contribuire a migliorare la situazione attuale).

Tanti ristoranti si riciclano: dal servizio ai tavoli alla consegna a domicilio, ben sapendo che la stagione delle tavolate tra amici e parenti chissà quando tornerà. Da Fortunata in corso Rinascimento ecco piatti di fettuccine fatte in casa take away preparati dalla sorridente addetta che impasta in vetrina. Grande fermento distributivo nelle abitazioni dei romani in tante macellerie di quartiere: polpette, arrosti, polli pronti. Ma le abitudini capitoline registrano anche cambiamenti più profondi. La sospensione del rito della Messa domenicale proprio qui, nella Città dei Papi: la pratica cattolica è da tempo in crisi, la frequenza sta calando di anno in anno e cè chi teme che molte parrocchie potrebbero riprendersi con immensa fatica dalleffetto coronavirus. E poi, amarissima, la scomparsa delladdio collettivo a chi se ne va. Cioè a chi muore, per usare un verbo più duro. Niente funerali religiosi, di tutte le fedi, e nemmeno commiati laici con abbracci tra parenti e amici. Chi muore se ne va dallospedale o da casa direttamente col carro funebre verso uno dei cimiteri cittadini. Più di una rimozione.




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