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Porto il Bardo da Tunisi a Firenze. I progetti di Fatma Nait-Yghil, che per un anno sarà «visiting director» del Marino Marini
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 14/3/2020

«Favorirò il dialogo e la conoscenza e faremo una mostra condivisa. La donna al centro delle riflessioni»

La voce decisa di Fatma Nait-Yghil prende campo dopo i saluti iniziali: «Mi lasci esprimere tutta la mia solidarietà agli italiani per la loro lotta contro il virus. Io e il mio Paese sosteniamo la vostra lotta e il vostro impegno in questo momento così difficile». Da Tunisi la direttrice del Bardo, quel museo, tra i più importanti del bacino del Mediterraneo, che il 18 marzo del 2015 fu straziato da un attentato rivendicato dallo Stato Islamico finito con 24 morti e 45 feriti, ci parla per telefono.

Dal 1° febbraio è visiting director del Marino Marini di Firenze e lo resterà per un anno nell’ambito del progetto voluto dalla presidente Patrizia Asproni che ha scelto di mescolare le carte e le idee e di assegnare la guida del museo ogni anno a un direttore che arriva da un Paese diverso, rinunziando alla figura del direttore unico. «Nel 2019 c’è stato Dmitro Ozerkov curatore del Dipartimento di arte moderna e contemporanea dell’Hermitage. Quest’anno ho voluto lei – ci dice Asproni – perché è una donna, è musulmana, è femminista». Il suo profilo rimbalza nel programma in procinto di essere ultimato. Fatma Nait-Yghil è un’archeologa vocata alla diplomazia. Crede molto nel potere della cultura e dello scambio di idee tra i popoli. «Adesso sono felice di lavorare proprio per Firenze — dice — dove sono stata fino a due mesi fa e con cui ho già collaborato due volte. La prima quando, grazie agli Uffizi, ho riportato a Tunisi, in mostra, delle iscrizioni in latino che un nostro re aveva donato a Firenze dopo che Giovanni Pagni, medico fiorentino, lo aveva curato, salvandogli la vita. Una storia remota, che risale al XVII secolo. La seconda quando ho esposto qui al Bardo tre opere del pittore Luca Alinari». Ora è arrivato il momento in cui lei, Fatma, pensi ad animare con un programma tutto suo il museo fiorentino dedicato all’artista pistoiese. I progetti in cantiere sono tanti.

«Per prima cosa — ci dice — a maggio, se tutto andrà bene e l’emergenza Coronavirus sarà passata, voglio organizzare la notte del Bardo. Come accade qui a Tunisi, durante il Ramadan, aprirò il vostro museo in notturna e organizzerò un concerto con musiche tradizionali tunisine. Ho scelto un complesso formato da tre donne, eredi del movimento femminista che ha lottato con forza contro Bourghiba. Far circolare nel mondo un pensiero e un’azione contro la violazione dei diritti delle donne è importantissimo». Fatma Nait-Yghil crede moltissimo nella diplomazia culturale: lavora con l’Italia, ma anche con la Germania, con il Giappone e con tutti i paesi del mondo con cui riesce a stabilire contatti: «Credo sia un mio dovere, come operatrice culturale, favorire il dialogo e la conoscenza. La cultura può fare tanto per cambiare lo stato delle cose nel mondo». Mentre parla del suo progetto fiorentino fa un digressione. «Qui a Tunisi, il 15 agosto, si festeggia la Madonna, con un rito che vede partecipare musulmani e cristiani. Sono appuntamenti come questi che trasformano la diffidenza in condivisione. Ci ricordano che la Tunisia ha conosciuto e accolto tutte le religioni, da quelle panteiste, quando qui si praticava il culto di Nettuno e di Venere alle tre monoteiste». Il tema della tolleranza religiosa le è particolarmente caro: lei è musulmana, non porta il velo ed è curiosa di tutto, non a caso ha già organizzato, grazie a una collaborazione con il Giappone, anche una mostra dedicata al buddismo. È piacevole parlare con Fatma, è piena di entusiasmo, è determinata, e ascolta.

Dunque fra una chiacchiera e l’altra procede con il «suo» Marino Marini. «Faremo una mostra condivisa: un’opera del vostro museo sarà esposta qui al Bardo e dei nostri pezzi arriveranno lì da voi». Sono «oggetti» scelti non a caso. «Ho chiesto a Patrizia Asproni un cavallo della sua collezione, quanto a me porterò a Firenze delle statuette in stucco colorato, dei pezzi di archeologia i cui soggetti sono donne atlete, antiche campionesse di corsa». Ancora il femminile al centro: «Perché è questo tema quello a cui ho dedicato la maggior parte dei miei studi. Sono specializzata in opere archeologiche che rappresentano l’impegno sportivo delle donne nella storia del nostro Paese che da Cartagine a oggi, ha sempre avuto con l’Italia, un rapporto privilegiato». La storia è potente e a riscorrerla si vedono le tracce di un rapporto che parte da lontano. La sintesi di questi primi due progetti troverà un palcoscenico in una occasione di studio, un convegno, un momento di scambi tra noi e loro. «Oltre a quanto ho già detto, il mio terzo intervento è già stato abbozzato. Consisterà in un appuntamento dedicato al ruolo del femminile nella cultura. Un raffronto tra Tunisia, Italia e tutti i Paesi del bacino del Mediterraneo. Nel mio museo la maggior parte delle mie collaboratrici è donna, al Marino Marini alla guida c’è una donna. E in generale anche da voi in Italia è pieno di figure femminili interessanti e con tante idee. Voglio farle incontrare a Firenze per fare rete e costruire collaborazioni future».



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