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Subito misure concrete per far ripartire il mondo della cultura
Giuliano Volpe
The Huffington Post 1/4/2020

Le preoccupazioni per il comparto culturale (insieme a quello del turismo), duramente colpito dall’emergenza Coronavirus, si vanno moltiplicando insieme agli studi sui possibili effetti della crisi. Perdita di quantità di un numero elevato di posti di lavoro in un comparto già provato; difficoltà e anche rischio di chiusura di molte imprese, società o fondazioni grandi e piccole, queste ultime strutturalmente deboli; professionisti, precari e malpagati, ora privi di lavoro e di ogni forma di garanzia; musei che rischieranno di restare chiusi o costretti ad aperture ridotte ancora per lungo tempo e con flussi di visitatori di gran lunga minori rispetto al previsto per quest’anno; mostre allestite e inaugurate che rischiano di chiudere e di dover restituite i materiali prestati da tanti musei senza che siano state visitate.

Anche una realtà importante e consolidata come il FAI soffre, avendo finora subito notevoli danni per la chiusura dei tanti siti gestiti e il blocco delle attività (si pensi alle giornate di primavera, rinviate al 9-10 maggio, che si spera di festeggiare come segno della ripresa). Per non parlare del mondo dello spettacolo dal vivo, dei teatri, dei cinema e dei tanti altri luoghi della cultura.

Lo denunciano ora anche, con un ben documentato e articolato “Programma per la cultura”, un gruppo di specialisti e operatori della cultura, tra cui anche i direttori di alcuni importanti musei, che riservano una particolare attenzione all’ancor più difficile situazione delle regioni meridionali, che proprio grazie al patrimonio culturale potrebbe trovare (e in certi casi c’erano già felici tentativi in atto prima dell’emergenza sanitaria) nuove strade di sviluppo sostenibile.

Il merito principale di questo nuovo documento sta nel non fermarsi all’analisi e alla denuncia (quest’ultima assai diffusa tra chi – tanti anche in queste settimane – preferisce la critica, preferibilmente distruttiva, alla proposta e al rimboccarsi le maniche) e nel proporre un programma, con proposte concrete.

Si prendono le mosse da quanto già previsto nel decreto “Cura Italia” anche per il mondo delle Imprese Culturali. Il documento propone alcune ulteriori misure, come il credito d’imposta e il Voucher: insomma chi ha già comprato ad esempio l’abbonamento per una stagione teatrale o biglietti per mostre, musei, ecc., dovrebbe poter ricevere un “voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro un anno dall’emissione” o il “riconoscimento di un credito d’imposta, analogo a quello dell’Art Bonus” nel caso rinunci “al rimborso mediante voucher del titolo di accesso (compresi gli abbonamenti) per gli spettacoli e per l’ingresso nei luoghi della cultura”.

Si propone anche di estendere a tutte le Imprese culturali quanto previsto dal “Cura Italia” per i servizi educativi e scolastici impegnati nella “erogazione di contenuti a distanza o resi nel rispetto delle direttive sanitarie”, considerando anche lo sforzo in atto “per garantire, con modalità nuove, percorsi di fruizione del patrimonio culturale materiale ed immateriale”.

Si chiede, inoltre, di prevedere anche per le imprese culturali “l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali per un periodo almeno di dodici mesi”, in considerazione della necessità di continuare ad occupare personale nell’impossibilità di ricorrere alla cassa integrazione per tutti i lavoratori, circostanza questa che paralizzerebbe le attività culturali.

Ancora. Si propone “di estendere le misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario e le misure di sostegno finanziario alle imprese” previste dal Cura Italia a tutti gli Enti del Terzo Settore operanti nel settore culturale, anche mediante il Mediocredito Centrale. È questo, soprattutto, il momento per accelerare l’approvazione di una serie di misure presenti nella bozza del DL Turismo e Cultura, in modo da poter essere pronti per una migliore ripartenza:

1. Approvazione della disciplina delle Imprese culturali e creative

2. Istituzione del Fondo per lo sviluppo delle attività culturali e creative

3. Credito di imposta per le imprese culturali e creative

4. Istituzione delle Zone Franche della cultura

5. Uso di immobili pubblici per attività culturali e creative

6. Incentivi fiscali per il settore cinematografico e audiovisivo

7. Misure a sostegno delle imprese nel settore dell’editoria

8.Fondo giovani per la cultura e reclutamento di funzionari archivisti.

Per quel che riguarda le “zone franche della cultura”, sarebbe opportuno che le Imprese Culturali e creative, che nel periodo compreso tra il 1º gennaio 2021 e il 31 dicembre 2025 nelle zone franche urbane inizino o proseguano un’attività economica o vi trasferiscano quelle che già svolgono, possano beneficiare, delle seguenti agevolazioni:

1 a) esenzione dalle imposte sui redditi, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di un importo del reddito imponibile, da definire;

2 b) esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, per i primi cinque periodi di imposta, fino a concorrenza di un importo da definire, per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;

3 c) esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, con esclusione dei premi per l’assicurazione obbligatoria infortunistica, a carico dei datori di lavoro, sulle retribuzioni da lavoro dipendente.

I firmatari del documento, infine, sollecitano il MiBACT a varare un Piano strategico nazionale per la promozione e lo sviluppo della Cultura e delle imprese culturali e creative. Ma soprattutto serve “una strategia di sistema da parte delle Fondazioni di origine bancaria e delle stesse Fondazioni private per sostenere gli enti di terzo settore”, con l’istituzione di “due Fondi, ciascuno gestito secondo criteri pubblici e condivisi, uno per le organizzazioni più strutturate e uno per quelle più piccole che possono documentare una presenza e un insediamento radicato e storicizzato”.

In particolare va tenuto presente l’attuale divario fra Nord, Centro e Sud, che rischia ora di accentuarsi. A tale proposito il Presidente della Fondazione con il Sud Carlo Borgomeo ha lanciato di recente “un’operazione straordinaria di sostegno al Terzo settore meridionale mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare a tutte le organizzazioni che rispondano a requisiti minimi di continuità, di esperienza, di radicamento nei territori attraverso le risorse finanziarie dei Fondi strutturali”.

In conclusione, bisognerebbe approfittare di questa situazione di emergenza e difficoltà per affermare il “ruolo e delle funzioni assolte dalle organizzazioni e dalle istituzioni culturali nella tenuta del sistema Paese”. L’emergenza Coronavirus porterà il nostro Paese a valorizzare effettivamente il contributo del mondo della cultura per la coesione sociale e lo sviluppo del Paese e, quindi, a elaborare finalmente “un disegno complessivo per la cultura”? Anche dalla riposta a questa domanda dipenderà come ne usciremo, se peggio o meglio.



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