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Se Firenze apre il laboratorio
Paolo Ermini
Corriere Fiorentino 1/4/2020

Aspettavamo con una certa dose di ansia la prima dichiarazione importante del sindaco sulla Firenze del dopovirus. Temevamo che di fronte alla visione spettrale della città vuota a Palazzo Vecchio prevalesse la voglia di tornare velocemente al passato così com’era, più o meno. Dario Nardella al contrario, nel Consiglio comunale in streaming che si è svolto lunedì scorso, ha annunciato l’intenzione di chiamare a consulto un gruppo di esperti di alta levatura per delineare una Firenze diversa, non più votata solamente al turismo di massa. Interpellerò sociologi, psicologi, scienziati sociali, ha scandito il sindaco con qualche enfasi, per unirli nell’impresa di avviare una sorta di nuovo rinascimento (che noi scriviamo per pudore con la erre minuscola). La sfida non ha precedenti. In particolare, Nardella ha sottolineato l’esigenza di superare la «vocazione» turistica di Firenze allargando i suoi orizzonti. Più che di vocazione cittadina, per la verità, ci sarebbe da discutere della catena di decisioni amministrative prese da tutte le ultime giunte cittadine che, passo dopo passo , hanno consegnato la città alla logica dei torpedoni e delle comitive mordi e fuggi: solo sotto la guida di Nardella, e grazie alla competenza giuridica dell’assessore Cecilia Del Re, Palazzo Vecchio è riuscito a porre un freno al dilagare del mangificio e a alzare qualche difesa a tutela del tessuto urbanistico. Ma è il momento di guardare avanti senza attardarsi in polemiche retroattive. E allora va detto che nel discorso del sindaco è apparso centrale il proposito di riportare i fiorentini in centro come residenti, dopo la grande fuga degli anni scorsi. Non può che essere questo il cuore della svolta, la priorità di una politica che segnerebbe un’inversione di rotta a 180 gradi. Non basteranno appelli e buona volontà per cogliere risultati significativi. Bisognerà riportare nel cuore di Firenze servizi, attività. Bisognerà incentivare gli affitti classici al posto degli Airbnb e simili, ridare spazio all’edilizia popolare, scoraggiare la rendita. Bisognerà investire su Firenze fabbrica di cultura, non solo vetrina. Aperta al mondo. Ma servirà coraggio per superare i no degli interessi di parte.



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