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Cultura, 170mila oggi non lavorano
Luca Bergamo*
Corriere della Sera - Roma 4/4/2020

* Luca Bergamo Vicesindaco e assessore alle politiche culturali di Roma

Non ho mai parlato del contributo alleconomia del settore culturale nei quasi 4 anni da vicesindaco. Per scelta. Perché ero e sono convinto che la prima ragione dellinvestimento pubblico nella crescita della vita culturale sia linsostituibile contributo che essa dà alla formazione di legami di comunità e di strumenti per vivere consapevolmente un cambiamento depoca.

Questo è infatti il tempo che viviamo e su cui la pandemia ci costringe a riflettere, per cambiare direzione spero. Sentirsi comunità cantando insieme dai balconi dice sulla funzione sociale della cultura molto più di quanto possano mille parole.

Dietro la produzione culturale, dietro la creatività, dietro ciò che ci fa orgogliosamente sentire una superpotenza culturale cè però tanta imprenditorialità e tanto lavoro. Ecco qualche nuda cifra per inquadrare il fenomeno. Il sistema produttivo culturale e creativo genera direttamente quasi 96 miliardi di euro, ne attiva altri 170, contribuendo alla ricchezza nazionale con 265miliardi in totale. I 96milardi generati nel settore culturale e creativo sono prodotti da 1,55 milioni di donne e uomini che sono oltre il 6% del totale occupati in Italia. A Roma il prodotto del settore di cui parliamo raggiunge addirittura il 9,9% del Pil locale e gli addetti sfiorano il 9% del totale. È un settore che abbraccia molti ambiti: dal cinema e audiovisivo allo spettacolo dal vivo, delleditoria al multimediale passando per le attività espositive e museali, per citarne alcuni. Sono imprese e non profit (es. fondazioni, associazioni, cooperative), che vivono in media di uneconomia fatta di passione ma con ridotti margini di sostenibilità e costante rischio dimpresa. Ad alimentare lofferta culturale sono spesso lavoratori con contratti atipici, partite Iva, freelance, prestatori dopera occasionale e a giornata. Solo questi ultimi stimiamo siano oltre 170mila, grazie alla ricostruzione che sta facendo in questi giorni la Fondazione Fitzcarraldo.

Infine, tutto questo mondo si concentra nella città. La produzione culturale è largamente urbana, ne segna leconomia, ne alimenta la vita e le relazioni sociali, ne connota la dimensione e naturalmente ne influenza sia lattrattività turistica e che quella di capitali. Poiché ogni euro di cultura prodotta ne attiva quasi due in altri settori, a Roma come a Milano o Firenze possiamo stimare che circa il 30% del valore aggiunto si influenzato dallandamento del settore.

Vorrei che si riflettesse bene sul significato di questi dati e sulle implicazioni per lItalia e per Roma.

Fare cultura non è un passatempo, è lavoro, è impresa. È unattività che richiede competenze raffinate ad ogni livello, dalla creazione alla realizzazione tecnica, che si fa accettando molte incertezze. È ciò che rende le nostre città meta desiderata per i visitatori di tutto il mondo e che, nonostante i nostri maldipancia per il loro cattivo funzionamento, spinge noi italiani ad amarle, come dimostrano tutte le ricerche pubblicate in questi anni.

La sospensione totale delle attività culturali è stata la prima delle misure di riduzione della socialità e questo significa anche zero reddito per centinaia di migliaia di persone che hanno lavorato o dovevano lavorare a progetti che non ci saranno più, come per le imprese e le associazioni. La ripresa sarà lenta, ma dalla ripresa del settore dipende largamente la ripresa del Paese, e ovviamente delle sue città, Roma e Milano per prime.

Con i colleghi assessori alla Cultura delle grandi città ci confrontiamo con il Governo perché assicuri il sostegno a tutti gli attori della cultura, nessuno escluso, perché allenti i vincoli alla finanza locale, e per concordare un piano nazionale di rilancio, di cui le grandi città sono necessariamente protagoniste. Per ora abbiamo trovato interlocutori attenti, abbiamo fiducia che lattenzione si traduca in fatti.

Ieri Giampaolo Letta su queste pagine ha detto cose simili. Altri, da Confindustria ai Sindacati passando per il Terzo Settore o i gestori museali, lo hanno fatto nei giorni scorsi.

Questa marea che si chiama Covid-19 produce dolore, annuncia grandi sfide, ma può e deve anche essere loccasione per ripensare il nostro stile di vita, il modo in cui facciamo molte cose, fare rapidamente riforme profonde. Partendo dalla sfida di fronte al settore culturale, chiedo che le diverse voci si uniscano per concepire insieme il futuro del nostro Paese. A Roma stiamo lavorando con questo spirito.



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