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Brescia. Art bonus regionale, fondi annuali anticipati, un bando unico per tutti: la ricetta contro il virus
Alessandra Troncana
Corriere della Sera - Brescia 5/4/2020

L’intervista I progetti dell’assessore Galli per salvare musei e teatri. «Farò la rivoluzione»

Video conferenze al cianuro con il ministro Dario Franceschini, delibere scritte, riviste e corrette a orari illegali — «È l’inquietudine notturna», dice — e motti marinari gridati (con eleganza) a collaboratori, colleghi e giornalisti per ribadire il concetto: è il momento di «osare l’inosabile» (cit d’Annunzio).

In queste settimane di cattività generale (l’isolamento da coronavirus), con il pubblico in crisi di astinenza da vernici, pièce, concerti e film e i direttori di teatri e musei comprensibilmente isterici, l’assessore all’Autonomia e alla Cultura di Regione Lombardia Stefano Bruno Galli pensa alla rivoluzione. The show must go off, il coronavirus ha messo la cultura in quarantena. Ma «questa crisi — commenta — può diventare un momento di grande creatività. Un’opportunità per sovvertire tutti gli schemi, adottare politiche pubbliche innovative. Osare l’inosabile, appunto».

Tra le decine di telefonate, mail e riunioni, ieri Galli ha fatto anche una conference call con il ministro della Cultura Franceschini e gli altri assessori regionali. Premessa: entro fine aprile, il governo dovrebbe approvare un decreto per gli aiuti alla cultura. A cinema e teatri, in clausura dallo scorso 28 febbraio, sarà intestato un contributo da 130 milioni di euro, di cui 80 in spesa corrente e 50 in conto capitale. Una cifra «al limite del vergognoso», secondo Galli. E, in parte, sprecata: «C’è bisogno di liquidità: non credo che in questo momento ci siano teatri o cinema che pensino di rifare la moquette. Il problema è portare a casa la pelle: assegnare una parte dei contributi, 50 milioni, in conto capitale non ha senso». Di questi 130 milioni, ai musei non andrà un centesimo: a quelli statali, anticipa l’assessore, «Franceschini assegnerà 10 milioni. Non basterebbero a me per la Lombardia, che ha 585 musei». Dal contributo sono escluse le fondazioni di diritto privato (un esempio a caso: Santa Giulia). Per Galli, quei 10 milioni sono «ridicoli. Il ministro li ha giustificati dicendo che i musei riapriranno prima di cinema e teatri. Vero, ma non faranno i biglietti di prima: dovranno mantenere distanze di sicurezza tra un visitatore e l’altro e prevedere ingressi contingentati». L’assessore non condivide una virgola (o quasi) del ragionamento del governo: «Il punto — dice — è che i musei costituiscono la più grande parte del patrimonio culturale nazionale. I turisti vengono in Italia soprattutto per visitare i musei, non per andare al cinema».

Per salvare la cultura (almeno quella lombarda) è in arrivo la cavalleria: Galli sta lavorando a una cura per il settore. La prima arma è l’Art bonus: i bonifici dei mecenati garantiscono a musei e teatri della Regione il 51% delle risorse (il 33% arriva dal suo assessorato e il 16% dal Fus, il Fondo unico dello spettacolo). «Ho chiesto a Franceschini l’elenco dei donatori lombardi: l’idea — spiega — è di indirizzare i loro contributi, facendo convergere in modo sinergico pubblico e privato». Con la crisi è probabile (o scontato) che i mecenati smettano di finanziare la cultura: «Infatti si tratta di un ragionamento a lungo termine, che potrebbe portare risultati l’anno prossimo». Galli ha pensato anche a una versione locale dell’Art bonus: «Potremmo istituirne uno lombardo, con sgravi fiscali al 70 per cento».

La ricetta dell’assessore «Mi piacerebbe che i grandi teatri e musei adottassero realtà più piccole: penso a prestiti reciproci, progetti condivisi, biglietti unici». Non solo: all’ordine del giorno della prossima giunta regionale, Galli presenterà una delibera per anticipare due terzi del contributo alle fondazioni partecipate: ogni anno, la Regione contribuisce con circa 9 milioni (al Teatro Grande, per dire, versa 130 milioni).

Altra arma, i bandi: «Ogni anno, il mio assessorato ne pubblica 12. Per ridurre i tempi burocratici, velocizzare l’erogazione dei contributi e non sprecare risorse ma assegnarle alle cose prioritarie, sarebbe utile farne solo uno, semplificato e complessivo. Con criteri rigorosi».



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