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Un violino rompe il silenzio a Notre-Dame isolata e ferita
Stefano Montefiori
Corriere della Sera 11/4/2020

L‘arcivescovo nella cattedrale per il Venerdì Santo. I dubbi sul restauro

PARIGI. «Signore, siamo in questa cattedrale che un anno fa bruciava e in parte crollava provocando emozione in tutto il mondo. La vita è ancora qui tra noi», ha detto ieri mattina l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit all’interno di Notre-Dame, celebrando il Venerdì santo. È la seconda volta che la cattedrale di Parigi ospita una cerimonia da quando l’incendio l’ha devastata, il 15 aprile 2019. Due mesi dopo la sciagura monsignor Aupetit aveva celebrato la messa davanti a una trentina di fedeli, con il casco di protezione in testa.

Solo una decina di persone erano presenti ieri, tra loro gli attori Judith Chemla e Philippe Torreton e il violinista Renaud Capuçon, vestiti con stivali e tuta bianca per proteggersi dal piombo che ancora inquina l’interno e i dintorni della cattedrale. Entrato con un casco bianco, l’arcivescovo ha pregato, in diretta tv, davanti alla corona di spine di Gesù, la reliquia rimasta indenne nelle fiamme di quasi un anno fa. «In questa settimana santa il mondo intero è sconvolto da una pandemia che diffonde la morte e ci paralizza», ha detto monsignor Aupetit, seguito dall’Ave Maria cantata da Judith Chemla e dai testi di Paul Claudel, Charles Peguy e madre Teresa letti dai due attori.

L’epidemia di Covid-19 ha conseguenze anche sui lavori di messa in sicurezza della cattedrale: a quasi un anno dall’incendio, finché l’impalcatura in metallo non viene tolta Notre-Dame corre ancora il rischio di crollare.

Una serie di sensori monitora qualsiasi movimento, la struttura sembra abbastanza stabile. Ma per pensare alla ricostruzione bisogna prima smontare i diecimila tubi semi-distrutti nel rogo. È un’operazione delicata e decisiva, che stava per cominciare in marzo quando la quarantena ha provocato il blocco dei cantieri e fermato la settantina di operai.

«Supponiamo che la pausa duri due mesi: su un arco complessivo di 68 mesi dovremmo essere in grado di riassorbirla», dice a il generale Jean-Louis Georgelin, l’uomo che nel dicembre scorso ha ricevuto da Macron l’incarico di riaprire la cattedrale entro l’aprile 2024.

Settantuno anni, cattolico praticante, ex capo di stato maggiore delle forze armate e direttore delle operazioni in Costa d’Avorio, Afghanistan, Balcani e Libano, il generale Georgelin dal suo ufficio all’Eliseo coordina gli sforzi per salvare e fare rinascere Notre-Dame, grazie anche alle donazioni di quasi un miliardo di euro. Georgelin spera di riprendere presto i lavori: «I cordisti per esempio, che lavorano appesi in equilibrio, possono rispettare la distanza minima. Tolta l’impalcatura cominceremo a ricostruire, a inizio 2021. La scadenza del 2024? Ce la faremo».




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