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Poche code, molti dubbi. A Firenze metà librerie scelgono di restare chiuse
Jacopo Storni - Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 15/4/2020

Il primo giorno di riaperture di librerie, cartolerie e negozi di vestiti per bambini porta con sé poche code ma molti dubbi, dalla sanificazione agli articoli che si possono effettivamente vendere. A Firenze metà delle librerie hanno preferito restare chiuse, almeno per adesso.

«È chiuso, mi dispiace». Alessandro della libreria Florida, in piazza Dalmazia, rimane sulla soglia. Il bandone è aperto, ma non si può entrare. «Ma come?» chiedono due avventori. «Ieri ci avevi detto che…». Lui allarga le braccia e da dietro la mascherina spiega: «Eravamo pronti ma la Regione ci ha colto in contropiede: quando è arrivato il testo dell’ordinanza era già Pasquetta, sapevo che avrei potuto riaprire oggi (ieri, ndr ) e mi ero preparato. Poi ho letto che non bastava una sanificazone fatta da noi, ci voleva un’apposita ditta, che fino a domani non può venire e inoltre ha bisogno di sei ore in più perché il prodotto purificante si depositi. Riapriremo giovedì». Questa scena ieri mattina si è ripetuta quasi uguale svariate volte. Anche alla Marabuk in via Maragliano, alla libreria On The Road in piazza Giorgini. Mentre in piazza Salvemini nemmeno lo sapevano. Infatti erano aperti: «Ho pulito tutto con varichina e olio di gomito. Non mi verranno mica a dire che non basta?» si chiede allarmato Mauro. «Io una ditta di sanificazione non la pago, ho avuto un solo cliente tutta la mattina e non ne vale la pena».

Chi l’ha fatta e con tutti i crismi per tutto sabato e domenica di Pasqua, la sanificazione, è Libraccio in via de’ Cerretani. Che infatti è aperta e ha visto pure formarsi una coda. «Diamo gel disinfettante e guanti a tutti — racconta la responsabile Roberta Perugini — I clienti sono stati bravissimi, tutti o quasi a distanza e con mascherina. Solo due hanno provato a entrare senza. Per fortuna qui davanti c’è una macchina della polizia e ci pensano loro». Alle 12 erano in otto in coda da Libraccio. «Girare tra i libri era una delle cose che mi mancava di più» dice un cliente. Un giovane e compra Il libro dell’inquietudine di Pessoa. Una signora sceglie 21 lezioni per il ventunesimo secolo di Harari. Un’altra ragazza Il colibrì di Sandro Veronesi. Coda anche dai salesiani di via Gioberti: «Ho servito 49 persone soltanto la mattina — racconta il titolare Angelo Rizzone — I clienti hanno fame di libri, molti gialli e zero saggistica». Sono chiuse le Giunti al Punto e Feltrinelli, ma solo per pochi giorni ancora. Rimanda tutto al 20 aprile la San Paolo delle Edizioni Paoline al Duomo ma i dipendenti stanno già lavorando per la ripartenza. Mezza aperta Todo Modo: solo consegne dallo sportellino. Come l’Alzaia di viale don Minzoni, dentro lo Stensen e la Piccola Farmacia Letteraria. Molte hanno scelto di restare chiuse, disapprovando il decreto governativo. Altre hanno preferito iniziare con aperture su appuntamento. Comprese quelle «prese in contropiede». Tante poi sono in preda ai dubbi: cosa si può vendere e cosa no? Libri essenziali, ma i giocattoli?

Delle tre tipologie di esercizi che potevano riaprire ieri, secondo i dati di Confersercenti le librerie hanno detto sì al 50%, le cartolerie all’80 e i negozi per bambini al 70.

Alla cartoleria di viale Lavagnini, un telo di plastica separa la clientela dai titolari, mentre per terra ci sono pezzi di scotch bianco che delimitano le distanze. Aperta anche quella di via San Gallo: «Molti dei nostri clienti sono genitori di bambini delle scuole elementari che cercano matite e pennarelli». E la Ostolani, piazza degli Ottaviani con «pochi clienti, chiedono fotocopie, carta e quaderni, abbiamo sanificato tutto».

Marco Lottini di Mondo Birbo (viale Giannotti) ha dovuto chiamare la commercialista per capire se assieme a tutine per neonato e abbigliamento poteva vendere anche giocattoli. «Abbiamo pulito il negozio creato da soli delle strisce per distanziare la clientela, predisposto gel e guanti all’ingresso e cercato di chiudere alcuni reparti — racconta — non facciamo entrare chi non ha la mascherina». Mentre Stefano Aiazzi de Lo Scoiattolo (via Gioberti) ha notato che «molti sono venuti per le scarpe perché il piede del bambino era cresciuto». «Abbiamo scritto alla Regione per avere chiarimenti — dice il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni — Le prescrizioni sono pesanti, non si capisce perché per i negozi al dettaglio è disposta una distanza di 1,80 metri mentre nella grande distribuzione è di un metro. C’è anche da capire cosa si intende per sanificazione straordinaria e se va affidata a ditte specializzate. È un aggravio dei costi, non so quanti decideranno di riaprire. In molti mi hanno detto che aspettano più chiarezza». E Lapo Cantini di Confesercenti Firenze, sottolinea che «stanno arrivando tantissime richieste di chiarimenti da parte delle imprese, molti vogliono riaprire ma è complicato. Molti avranno bisogno di qualche giorno in più. Sarà comunque una riapertura nel dubbio».



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