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Torino. Ghigo (Museo del Cinema). «Budget ridotto, più proiezioni e sale: il Tff sarà diffuso»
Paolo Morelli
Corriere della Sera - Torino 17/4/2020

«Prolunghiamo fino a fine anno la mostra Cinemaddosso e abbiamo già spostato al 2021 l’esposizione dedicata a Dario Argento». Enzo Ghigo, presidente del Museo del Cinema, spiega come la crisi attuale abbia costretto il suo ente, così come gli altri, a riorganizzare l’intera programmazione. Al di là delle perdite dovute ai mancati incassi, si pensa all’ipotetica «Fase 2» tenendo conto delle ridotte disponibilità economiche. «Noi viviamo anche dei contributi pubblici, ma il 50 per cento degli incassi arriva dallo sbigliettamento».

Presidente Ghigo, cosa farete?

«Partiamo da un presupposto: in autunno ci saranno ancora vincoli? Io penso di sì. Sicuramente la programmazione di Torino 2020 ha avuto un drastico ridimensionamento, così come il nostro budget. Con il direttore, Domenico De Gaetano, abbiamo imposto tagli a mostre e festival. I due che si sarebbero dovuti svolgere in questa primavera, Lovers e Cinemambiente, si potrebbero fare in maniera simbolica, ma stiamo valutando. Non vogliamo perdere l’edizione 2020 e dobbiamo capire se, prima del Tff, ci saranno spazio e modo».

E il Torino Film Festival?

«Allo stato attuale parliamo di un’ipotesi di tagli fra il 30 e il 40 per cento. In funzione di questo, il direttore, Stefano Francia di Celle, sta predisponendo un piano con budget contenuto e idee innovative. Invece di concentrare il festival in poche sale, potremmo renderlo diffuso, aumentare i passaggi per non riempire troppo i cinema, al contempo facendone lavorare di più. Ma questo dipenderà dagli accordi con i distributori. Sono argomenti all’ordine del giorno nelle riunioni via chat di questi giorni, ma l’interrogativo maggiore è: gli enti che sostengono queste manifestazioni continueranno a darci gli stessi soldi?».

Cosa farete, invece, al museo?

«Quello che abbiamo già fatto durante la settimana in cui avevamo riaperto, il contingentamento delle entrate, questo significherà avere un incasso minore. Il ministro Franceschini, di recente, ha detto che per il mondo culturale ci saranno interventi ad hoc. Io credo nelle istituzioni e a quelle parole, questi interventi dovranno esserci per forza. Da parte di fondazioni, Comune o Regione non è detto che riceveremo gli stessi finanziamenti. In questa fase dovrebbero essere addirittura più alti, ma non è certo che succeda».

Che scenario ci aspetta?

«Dovremo capire come risponderà l’opinione pubblica, se le persone, una volta tornate a una pseudo normalità, decideranno di andare al museo o al cinema. Nel corso degli anni gli investimenti pubblici hanno creato un sostrato che ha promosso la cultura in maniera orizzontale. Ci sono poi tante persone a partita Iva, molti hanno avuto i 600 euro, ma la situazione non è rosea, l’industria dovrà essere sostenuta. Se il periodo di transizione sarà lungo avremo bisogno dell’intervento pubblico, altrimenti le attività non staranno in piedi. Un consorzio per il cinema? Proposta degna di assoluta attenzione, il direttore De Gaetano porterà avanti tutte le sollecitazioni».



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