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Un patto pubblico-privato per offrire il futuro ai musei
Evelina Christillin e Christian Greco
Corriere della Sera 23/4/2020

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Larticolo 9 della Costituzione racchiude tutte le risposte ai quesiti che il mondo della cultura si pone in questo momento difficile, e suggerisce la via da seguire per uscire dalla situazione complessa che si è venuta a creare in seguito della pandemia da Covid 19.

Il patrimonio culturale, i frammenti di memoria, che sono i resti tangibili delle generazioni che ci hanno preceduto, non possono essere abbandonati. Dobbiamo continuare a prenderci cura di loro, e lo possiamo fare solo se ci sentiamo corresponsabili delleredità concreta e intangibile che abbiamo ereditato dal passato.

Si impone quindi ora, con forza e convinzione, un patto fra pubblico e privato perché tutti assieme, come rappresentanti della res publica, facciamo gli sforzi necessari per garantire che la cultura materiale, a noi affidata, possa giungere preservata, custodita, tramandata, alle prossime generazioni. La tutela di cui parla la Costituzione si concretizza nella cura quotidiana che quanti lavorano nelle istituzioni museali riservano alle collezioni. E in questo momento di emergenza, i musei non solo hanno garantito che i reperti e le opere darte fossero al sicuro e venissero costantemente monitorate, ma hanno anche inteso la cura come la necessità di collegare le collezioni alla società. In questo, hanno dimostrato di essere politici nel senso etimologico del termine, hanno partecipato alla vita della comunità cercando di dare sollievo. Abbiamo assistito a un moltiplicarsi di prodotti digitali che avevano lo scopo di raccontare il patrimonio e di fare in modo che non cadesse in oblio. Con grande sforzo abbiamo risposto alla funzione pubblica delle nostre istituzioni.

Diventa ora sempre più chiara la portata delle sfide che ci attendono per il futuro. Siamo tutti impegnati nella definizione della cosiddetta fase due, in cui dovremo essere allaltezza di ripensare gli accessi, di modulare i percorsi per garantire a tutti la massima sicurezza durante la visita museale; labbiamo scritto collaborando a redigere il documento messo a disposizione delle autorità politiche dal Politecnico di Torino. Nel fare questo, non dobbiamo dimenticare le problematiche economiche. Per lungo tempo, gli introiti derivanti dalla bigliettazione saranno infatti inevitabilmente destinati a diminuire. Quelle risorse sono però state la fonte che ci ha permesso di sviluppare attività di ricerca, assumere giovani studiosi, finanziare borse di dottorato e post-doc, avviare campagne di scavi archeologici, realizzare ambiziosi progetti di conservazione e pubblicazione delle collezioni. Come faremo quindi, ora?

Il problema è duplice: dobbiamo continuare a prenderci cura delle collezioni e poter, al contempo, raggiungere il pubblico che non visiterà fisicamente le gallerie museali. Pensiamo, ad esempio, alle centinaia di migliaia di studenti di tutte le scuole, di ogni ordine e grado, che devono poter vedere, conoscere, scoprire, studiare il nostro patrimonio, anche se le visite didattiche non avranno luogo. Si rende, quindi, necessaria la creazione di fondi dedicati che permettano ai musei di svolgere la loro funzione. E ritorniamo quindi allarticolo 9 della Costituzione, leggiamo assieme il monito che ci vede tutti coinvolti. È la Repubblica, nelle sue articolazioni centrali e periferiche, chiamata a prendersi cura del patrimonio. Lo sono i cittadini tutti, che hanno ereditato questa cultura materiale dal passato e devono consegnarla a coloro che verranno. Non è possibile far fronte a questo impegno se non si porta avanti la ricerca, per cui serve, ed è urgentissimo, uno stanziamento ingente.

Il nostro patrimonio deve continuare a vivere, e non può farlo se non si avranno le risorse per studiarlo, comprenderlo, pubblicarlo. Un patto pubblico privato deve garantire il reperimento di fondi per la tutela e la conservazione del patrimonio. E certamente, ora non abbiamo più scuse. Non possiamo negare lavvento della rivoluzione digitale. Dobbiamo investire sempre di più per trovare modalità nuove che sappiano raccontare le nostre opere darte e portarle nelle case di tutti. E anche questo richiede impegno, ricerca, condivisione di conoscenze. Per farcela, in questo tempo difficile, nessuno può più permettersi il lusso di operare da solo. Dobbiamo condividere le nostre competenze, mettendoci in gioco, imparando luno dallaltro.

I musei hanno la possibilità di trovare modalità nuove per collegare tutti i cittadini ai frammenti di storia e di memoria che custodiscono. Hanno una funzione fondamentale e non accessoria, in questo momento: farci comprendere quali siano le nostre radici per riuscire a costruire assieme un futuro più solido. Condividendo risorse e competenze ce la faremo solo se sapremo lavorare uniti a servizio delle collezioni, da veri civil servant.




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