LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Ponte Vecchio, la vedetta del ritorno dei turisti (e val bene un aiuto)
Enrico Nistri
Corriere Fiorentino 23/4/2020

Da quando, nel lontano 1345, venne costruito sulle rovine del ponte spazzato via dallalluvione del 1333, il Ponte Vecchio ha conosciuto alti e bassi, ma è rimasto sempre in piedi. È stato bottega di macellai e tempio delloreficeria, complice degli arcana regni dei granduchi e passaggio segreto di partigiani; ha sfidato la rabbia dei tedeschi in ritirata e le acque dellArno.
Ora, minacciato da un nemico sordo e invisibile, rischia quello che in quasi sette secoli di storia era riuscito a evitare: un crollo se non fisico, economico e morale. La lettera aperta che lAssociazione Ponte Vecchio ha inviato a sindaco, presidente della Regione e primo ministro è il campanello dallarme per il futuro delle più storiche fra le botteghe storiche fiorentine e per uno dei luoghi simbolo dellidentità cittadina.

Storia per storia, il Ponte Vecchio non ospitò fin dallinizio negozi di orefici. Nacque su disegno (Vasari docet) di Taddeo Gaddi, che lo volle con tre larghe campate ad arco ribassato. Allorigine non ospitava costruzioni, ma, quando nel 1442 lautorità cittadina decise di destinarvi i banchi dei macellai e dei verdurai, per restituire decoro alle strade del centro, cominciarono a sorgere le prime casupole. Del resto la consuetudine di sfruttare la superficie dei ponti come terreno fabbricativo non era inconsueta e uno degli altri storici ponti fiorentini, il ponte a Rubaconte, oggi alle Grazie, ospitò sino alla seconda metà dellOttocento botteghe, cappelle e perfino suore di clausura, dette appunto le Romite del Ponte.

Lattuale assetto del Ponte Vecchio risale al 1565, quando Giorgio Vasari, su ordine del granduca Cosimo I, costruì sopra le botteghe dei macellai il corridoio soprelevato che dagli Uffizi, passando per il Lungarno degli Archibugieri, raggiunge lOltrarno e Palazzo Pitti. Ma i Medici avevano un po la puzza al naso e passare sotto quelle botteghe maleodoranti e vedere le carcasse degli animali squartati dai beccai gettate in Arno parve loro disdicevole. Nel 1598 il granduca Ferdinando I impose un cambiamento di destinazione duso, ordinando la sostituzione dei negozi alimentari con più prestigiose botteghe di gioiellieri e di orefici. Lassetto del ponte rimase immutato sino ai nostri giorni, a parte alcune modeste modifiche, anche se subì due grandi traumi. Il primo fu il passaggio del fronte, che lo vide risparmiato dalle mine che i tedeschi in ritirata fecero brillare sotto gli altri ponti per ritardare lavanzata degli Alleati. Secondo la versione più diffusa, il salvataggio sarebbe dovuto allintervento del console germanico Gerhard Wolf, che, come recita la lapide apposta proprio nel Ponte Vecchio, si adoperò con ruolo decisivo per scongiurare latto vandalico. Secondo una versione più recente, sviluppata nel volume Di pietra e doro. Il Ponte Vecchio di Firenze, sette secoli di storia e di arte , a disinnescare le mine sarebbe stato il coraggioso intervento di due dipendenti delle botteghe orafe.

A salvare dal peggio le botteghe artigiane in occasione dellalluvione del 4 novembre 1966 fu invece lintervento di Romildo Cesaroni, il vigilante di guardia alle botteghe, protette allepoca da una semplice vetrina. Cesaroni, che tre anni prima sul Vajont aveva assistito a unaltra tragedia, si affrettò a telefonare agli orafi, che si precipitarono per salvare il salvabile. I più fortunati riuscirono a portare via gli oggetti più pregiati, prima che la situazione precipitasse; qualcuno vide i tesori di una vita travolti dalle acque, perché se il ponte resse, qualche muro crollò e il fiume si portò via unintera cassaforte. Nemmeno il clima in cui avvenne il salvataggio fu dei più favorevoli. Alcuni giovinastri che bivaccavano nei paraggi il Ponte Vecchio, da poco pedonalizzato, era meta dei primi capelloni irridevano i bottegai commentando: Guardali bellini come corrono, dateceli a noi tutti quei gioielli. Nel fango non ci furono solo angeli e linvidia era sempre in agguato. Oggi, dinanzi a una crisi che coinvolge senza distinzioni lintera economia cittadina, dal madonnaro allambulante, dalla mescita di via de Neri al ristorante stellato, non è più tempo di invidia. Perché Firenze o si salva tutta insieme, o non si salva. E la difesa delle sue eccellenze è di primaria importanza, anche perché è da presumere che ai primi segnali di ripresa della normalità, il turismo che per primo riprenderà sarà quello di chi non ha paura di accostarsi a vetrine in cui non è indicato il prezzo della merce. E che quel turismo délite avrà poi come al solito un effetto trainante. Quello che chiedono gli orafi prolungamento della cassa integrazione per i dipendenti, rinegoziazione dei canoni, sgravi fiscali per i locatari è più che comprensibile. Resta da sperare che quello che non riuscì alle mine tedesche e alle acque dellArno non lo ottenga la burocrazia.



news

25-09-2020
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 25 settembre 2020

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

27-07-2020
Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Italiana di Studi Bizantini su Santa Sofia

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto allestero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

06-01-2020
Dalla stampa estera di ieri: minacce di Trump contro siti culturali iraniani

20-12-2019
Riorganizzazione Mibact, Casini: non è ennesimo Lego, ma manutenzione amministrativa in continuità

04-12-2019
Libero riuso delle riproduzioni di beni culturali: articolo di Daniele Manacorda sul "Giornale dell'arte"

14-11-2019
Cosa succederà alla Biblioteca Guarneriana di S. Daniele del Friuli? Un appello dei cittadini al sindaco

04-10-2019
Unicredit mette all'asta da Christie's capolavori della sua collezione

Archivio news