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Roma. Le ferite di Turismo e cultura
Corriere della Sera - Roma 25/4/2020

È una ripartenza piena di incognite e di paure quella che, a tappe, scatterà dal 4 maggio. Se la Roma ministeriale e del reddito fisso si accinge ad affrontare la prova con il portafoglio al sicuro, laltra metà della città, quella del terziario, dei servizi, del commercio, in gran parte legati ai due pilastri dellindustria culturale e del turismo, ha un orizzonte carico di incognite. Se Jean-Paul Sarte diceva di preferire la disperazione allincertezza, qui il rischio che le due cose si saldino rasenta la certezza. Il rischio di una precarietà in passato assorbita da uneconomia che, a modo suo, girava rischia ora di cronicizzarsi e mietere un esercito di vittime della povertà.

Per capire il perché, dobbiamo partire dai numeri. Da quelli più generali, innanzitutto. Nel 2019 i turisti stranieri si sono fermati in Italia per ben 430 milioni di notti, con un aumento di circa il 5% ed un esborso totale di oltre 40 miliardi di euro. Il turismo contribuisce per il 13% al Pil italiano. A tutte queste cifre si devono ovviamente sommare i dati del robusto sommerso. Ma per il momento rimaniamo sui dati certi e sulle previsioni, stando alle quali leffetto pandemia causerà questanno una riduzione del 60% delle presenze sul 2019.

Si rischia di tornare ai livelli degli anni Sessanta. Se ci focalizziamo su Roma, i dati 2019 elaborati dallEnte Bilaterale del Turismo del Lazio (Ebtl) indicano una stima complessiva di circa 19,4 milioni di arrivi con un + 2,52% rispetto al 2018, e di circa 46,5 milioni di presenze, con un + 2,41% sempre rispetto al 2018. Hotel ed Rta (residence) hanno totalizzato circa 13 milioni di arrivi con un + 1,94% sul 2018 e circa 30,6 milioni di presenze (+ 1,72%). Bisogna poi aggiungere i 6,4 milioni di arrivi (+ 3,71% sul 2018) nei cosiddetti esercizi complementari (case per ferie, case vacanza, affittacamere ecc.) e i 15,9 milioni di presenze con un + 3,78%. In base a questi dati, ufficiali, leffetto coronavirus potrebbe costare alla Capitale 400 milioni di euro e la perdita di almeno diecimila posti di lavoro. Se questo è lemerso, cè poi il vasto capitolo del sommerso che, stando ai dati forniti da Federalberghi, conta a Roma incassi al nero per quasi 1,4 miliardi di euro e 20 milioni di presenze sommerse. Quanto alle strutture, a fronte dei 31.733 annunci sulla piattaforma Airbnb e delle 17.938 strutture extra-alberghiere regolarmente censite in città, i dati di Federalberghi ipotizzano 13.795 alloggi irregolari.

Se questa è la situazione, è solo possibile immaginare quali ripercussioni avrà su una città ad altissimo tasso turistico limpatto del covid-19. Basti pensare che turismo non è solo questione di alloggio ma significa anche, aerei, treni, tour operator, agenzie di servizi, lavanderie, taxi, noleggi privati di automobili ma anche motorini, biciclette e perfino barche, forniture alberghiere, imprese di pulizia, acquisti di prodotti alimentari di ogni genere e di bevande, bar, ristoranti, guide turistiche, negozi di ogni genere e così via. Un mondo di migliaia e migliaia di uomini e donne, non sempre con posizioni regolari e dunque censibili ma che sono parte del sistema: guadagnano, abitano, mangiano, si muovono, si vestono. Cittadini romani.

Esattamente quel che avviene per il secondo, gigantesco pilastro delleconomia regionale e romana in particolare, lindustria della cultura. Anche qui, un breve quadro di carattere generale utilizzando ledizione 2019 del rapporto Io sono Cultura, realizzato da Unioncamere e Fondazione Symbola e che evidenzia come nel 2018 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia abbia sfiorato i 96 miliardi di euro, ovvero il 6,1% del Pil. Cultura e creatività hanno inoltre un effetto moltiplicatore sul resto delleconomia, producendo 265,4 miliardi di euro, il 16,9% del valore aggiunto nazionale. A queste attività core bisogna sommare quelle che in maniera indiretta si giovano di competenze e professionalità del settore per valorizzare le proprie produzioni di beni e servizi. Questo insieme di attività genera un prodotto pari a circa 35,8 miliardi di euro (il 2,3% del dato nazionale). Il turismo è il primo beneficiario di questo effetto volano. Un intreccio indissolubile che aiuta ancor più a capire Roma, la sua economia, le sue necessità, le sue debolezze.

Con 15 miliardi e mezzo e 212 mila addetti, il Lazio è la seconda regione italiana dopo la Lombardia (25,4 miliardi e 365 mila addetti) per creazione di valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo. Le due aree sono a loro volta trainate dai due grandi hub culturali localizzati nelle aree metropolitane di Milano e Roma, che di queste due regioni rappresentano la prima il 63% di valore aggiunto e il 56% di occupazione del Sistema, e la seconda addirittura il 92% e l89%. Il Lazio mostra una connotazione culturale fortemente incentrata sul core Cultura, da cui deriva ben il 6,2% della ricchezza regionale e il 5,3% degli occupati, ma fortissimo è il peso di tutto quanto ruota intorno alle produzioni tv, cinematografiche e musicali. Con 956 imprese, pari al 30% del totale, e oltre 26 mila addetti, il 50% degli occupati, Roma detiene ormai saldamente la leadership nazionale del settore (che contribuisce al 10% del Pil cittadino). Dato ancora più evidente se si tiene conto che la Regione Lazio incassa il 77% dei finanziamenti alle produzioni cinematografiche e ha ricevuto fondi per 88 coproduzioni finanziate al 2019.

Anche in questo caso, bisogna interrogarsi su come vive e vivrà quel vasto mondo che ruota intorno al mondo della cultura e delle produzioni: biblioteche, musei, cinema, teatri, set cinematografici, di fiction, di intrattenimento, concerti, eventi, presentazioni, conferenze stampa. Un esercito di uomini e donne chiamati quando cè bisogno di loro, spesso pagati in nero, rischia di rimanere senza lavoro e senza denaro. Una bomba sociale che a Roma è assai più potente che in ogni altra città italiana. Larte dellarrangiarsi, della quale i romani sono maestri, questa volta non basterà. La classe politica, quella dellimpresa e, in fondo, chiunque viva a Roma, dovrà dare il meglio di sé. Per rialzarsi, ricostruire. Come accadde dopo la seconda guerra mondiale. La rabbia cè già. Occorre lorgoglio.



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