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Riaprire Boboli e i piccoli musei. Due ipotesi sul tavolo a Roma
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 26/4/2020

Domani la riunione del Consiglio superiore dei Beni Culturali. Il problema delle dotazioni di sicurezza

Le linee guida definitive per la riapertura dei siti culturali in Italia sono ancora invia di definizione. Ieri il ministro Dario Franceschini ha semplicemente detto che conta di riaprire entro maggio e la data di massima sarebbe il 18. Ma non sarà un’apertura che coinvolgerà tutti i musei.

In linea generale sono due le ipotesi al vaglio dei direttori territoriali e del direttore generale dei Musei Antonio Lampis: partire dai siti all’aperto (e dunque qui a Firenze il Giardino di Boboli, ma anche Villa Reale a Torino, Real Bosco di Capodimonte, Pompei e Reggia di Caserta) e/o dai piccoli musei: da San Marco all’Horne per esempio. Questa seconda opzione nascerebbe da due considerazioni: in genere questi hanno un’affluenza ridotta — e dunque sarebbe una buona occasione per promuoverli — ed è più facile predisporre, sempre che ce ne siano i numeri, eventuali servizi di guardiania. Che per il momento si tratti però solo di ipotesi lo ripetono in tanti. Da Roma, fanno sapere che non sono ancora arrivate le linee guida della task force istituita per le questioni sanitarie né di quella messa su per la fase 2. Certo è che un momento di confronto tra centro e periferia lo si avrà già domani mattina quando è in programma un incontro, virtuale, tra Consiglio Superiore dei Beni Culturali e vari rappresentanti dei musei. Servirà a capire le potenzialità che ciascuno di loro ha per ottemperare alle presumibili richieste della task force.

I problemi sul piatto sono tanti. Occorre innanzitutto essere sicuri che, chi chiede di riaprire, sia dotato di biglietterie e servizi di prenotazione telematici. Va valutato, nel caso di apertura di musei chiusi, chi è in grado di aerare i locali. E ovviamente questo secondo punto chiama in causa anche la tutela dei beni che hanno bisogno di accorgimenti, in merito alla polvere e agli agenti atmosferici. Sarà necessario che — una volta conosciuto il distanziamento minimo cui devono attenersi i visitatori, se uno o due metri — ciascun museo sia in grado di far rispettare questa regola. Quindi è fondamentale che ogni sala abbia un addetto al controllo di questo aspetto. Chi vorrà aprire dovrà certamente predisporre sistemi di sanificazione degli spazi tutti, a partire ovviamente dalle toilette. Tutto il personale dovrà essere dotato di mascherine — da cambiare secondo indicazioni precise — e di guanti. Nelle sale e all’ingresso e nei bagni dovranno esserci gel disinfettanti.

Le prescrizioni più precise arriveranno dai medici, ma a questo punto i direttori dei musei — che hanno mandato in questo momento di non fare dichiarazioni sulle date come prescritto da una circolare inviata da Roma — dovranno fare il conto delle loro risorse interne quanto a personale e «contrattare» con loro le condizioni di riapertura. E non si tratterà solo di calcoli numerici, bisognerà valutare, caso per caso, se ci sono soggetti particolarmente a rischio, e cioè con malattie pregresse, immuno-depressi o ultra sessantenni. Solo allora si potrà procedere con un calendario ufficiale. Per ora, per esempio, il personale che si occupa dei servizi aggiuntivi nella quasi totalità dei musei fiorentini, quello di Opera Laboratori Fiorentini è in cassa integrazione fino al 10 maggio. Poi si dovrà vedere se e come rimetterlo in condizione di lavorare nelle varie sedi.



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