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Duomo di Milano. Forse non tutti sanno che...
Chiara Vanzetto
Corriere della Sera - Milano 29/4/2020

Il termine duomo deriva dal latino «domus», casa. In primis casa di Dio, poi casa di tutte le donne e gli uomini. Non per niente il Duomo di Milano, nostra cattedrale, accanto al valore di presidio spirituale ha sempre avuto un marcato valore civico, simbolo della città intera, di credenti e no. Anche in periodo di clausura il Duomo si mette in relazione con i milanesi, attraverso il sito duomomilano.it e le sue pagine Facebook e Youtube. In homepage ogni lunedì alle 15 appare un tour tematico su argomenti poco noti, mentre immagini a 360° ci avvolgono in panorami e ambienti. La rubrica #IlDuomosiracconta ricostruisce storie con documenti e foto dell’Archivio, quella #PlayDuomo offre attività scaricabili per i bambini.

Le curiosità da scoprire online sono tantissime, eccone un assaggio. Lo sapevate che all’interno dell’edificio sacro è sepolto un pirata? Non un corsaro dei Caraibi, ma un predone che con le sue barche terrorizzava il lago di Como: Gian Giacomo Medici di Marignano, il Medeghino, che divenne poi condottiero di ventura, principe e zio di San Carlo Borromeo. Il suo monumento funebre con ritratto a figura intera, transetto destro, è opera dello scultore Leone Leoni, anno 1563. Di fronte, transetto sinistro, un capolavoro d’arte orafa in bronzo, di origini e significati misteriosi: il Candelabro Trivulzio, quasi 5 metri d’altezza, probabile opera di maestri anglo-normanni del XIII secolo, una summa dell’immaginario medievale dove draghi e mostri si intrecciano a personaggi sacri. Le bizzarrie non sono rare anche nel patrimonio statuario della chiesa, più di 3.400 pezzi tra interno ed esterno. A partire dalle coppie di pugili in combattimento che si vedono sulle terrazze dando le spalle alla Madonnina: si dice che vi sia immortalato l’incontro del 1933 in cui Primo Carnera vinse a New York il titolo mondiale dei pesi massimi. Altre figure celebri sono sotto i peducci, lungo i camminamenti delle terrazze: a nord, lato Galleria, tre testine celebrano i Patti Lateranensi, anno 1929. Sono Papa Pio IX, Vittorio Emanuele III e Mussolini, camuffato poi aggiungendogli un incongruo turbante dopo il ’45. A sud invece, lato Arcivescovado, si riconosce il profilo di Dante Alighieri, mentre quello di Abramo Lincoln si trova in un’area non accessibile al pubblico. Non manca al Duomo una «Statua della Libertà» in versione ridotta: si trova sopra il portale maggiore a sinistra, rappresenta un’allegoria de «La Legge Nuova» ed è un lavoro del 1810 di Camillo Pacetti, forse ispirato ad Antonio Canova: Bartholdi ha realizzato il colosso newyorkese nel 1885/’86 e conosceva per certo il neoclassicismo italiano, traiamo le conclusioni. Un’ultima chicca: nell’Archivio Fotografico si sono ritrovati scatti degli anni 20 in cui si vede allestito sulle terrazze un punto di ristoro, tra tavolini in bilico e camerieri coi baffoni. Mancanza di rispetto del luogo sacro, certo, ma anche dimostrazione che per la città il Duomo è da sempre un luogo da vivere.



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