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Il Cristo spezzato e l’arte da salvare. Paladino: si faccia presto, d’Errico ha ragione
Stefano de Stefano
Corriere del Mezzogiorno - Campania 1/5/2020

L’arte e la cultura cercano un futuro e trovano nel Cristo «spezzato» di Mimmo Paladino la propria immagine. L’acquerello ha accompagnato la lettera indirizzata da Sandro Veronesi a Papa Francesco, pubblicata sul Corriere della Sera e sottoscritta da un gruppo di artisti. Una lettera commentata ieri da un editoriale del direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo d’Errico. Veronesi ha ringraziato il Pontefice per aver ricordato nella sua preghiera un mondo, quello degli artisti, sepolto sotto l’emergenza Coronavirus . Un mondo che ora fa sentire più vibrante la propria voce, che è anche quella di 40 pensatori che da oggi a domenica saranno in videoconferenza per pensare alla città post Covid. «RiagIta» (acronimo di «Ripensare, Ripartire, Agire, Laboratorio città Italia») è un «acceleratore di pensiero» promosso dagli architetti Vincenzo Corvino, Raul Pantaleo e Pino Scaglione. Fra i relatori Sylvain Bellenger, Pappi Corsicato, Mimmo Paladino, Mimmo Jodice, Oliviero Toscani. I ministri Gaetano Manfredi, Giuseppe Provenzano, Sergio Costa, l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick e l’attore Luigi Lo Cascio daranno un contributo.

«Il mio Cristo spezzato , un piccolo acquerello nato grazie a una suggestione pasquale». Mimmo Paladino parla della sua opera pubblicata mercoledì scorso dal Corriere della Sera con la lettera di Sandro Veronesi scritta per ringraziare Papa Francesco per l’attenzione rivolta ai lavoratori della cultura e dello spettacolo. Uno dei settori di maggiore criticità ai tempi del Coronavirus. «Erano giorni di festa ed ero a Milano per la quarantena».


napoli «Il mio Cristo spezzato , un piccolo acquerello nato grazie a una suggestione pasquale». Mimmo Paladino parla della sua opera pubblicata mercoledì scorso dal Corriere della Sera con la lettera di Sandro Veronesi scritta per ringraziare Papa Francesco per l’attenzione rivolta ai lavoratori della cultura e dello spettacolo.

Uno dei settori di maggiore criticità ai tempi del Coronavirus.

Come è nata l’idea di questo Crocefisso diviso in due?

«Erano giorni di festa ed ero a Milano per la quarantena. A un tratto lessi su un sito che quest’anno alla processione del Venerdì Santo, il vescovo di Benevento Felice Accrocca avrebbe sfilato da solo e con un Cristo spaccato a metà dai bombardamenti americani del 1943. Un’immagine forte che mi ha subito evocato suggestioni cinematografiche. Ho pensato al crocefisso penzolante di Ermanno Olmi nel suo film Il Villaggio di Cartone , e così ho realizzato questo disegno che ricordava quell’iconografia caratterizzata da un colore bruno e scuro».

Poi è entrato a far parte del gruppo di artisti che ha sottoscritto la lettera di Veronesi.

«Sì, mi ha chiamato al mattino il produttore teatrale Marco Balsamo dicendomi di questa iniziativa di Sergio Rubini, nata dopo aver ascoltato le parole del Pontefice, l’unico ad essersi realmente ricordato di noi artisti in un momento così difficile. Volevano un disegno adatto da pubblicare e io ce l’avevo già. Lo stesso che, insieme al video di Rubini che recita la lettera di Veronesi, andrà in omaggio al Papa».

Cosa pensa dell’idea lanciata dal “Corriere del Mezzogiorno” di utilizzare il denaro pubblico destinato ai festival estivi per eventi mirati con artisti campani?

«La condivido e credo che bisognerà fare in fretta per provare a lenire la crisi fortissima che attanaglia il settore. In particolare il teatro, quello più in difficoltà e a cui mi sento più vicino in questo momento. Per noi pittori e scultori la situazione è un po’ meno grave, perché il silenzio e la chiusura in casa fanno bene alla creatività. Le gallerie sopravvivono anche on-line e i musei riapriranno con visite distanziate».

E al teatro che suggerimenti darebbe?

«L’idea di d’Errico è giusta, ma io penserei anche al futuro, a qualcosa di strutturale. Anche perché le epidemie possono tornare. Io mi confronterei con gli architetti e proverei a immaginare spazi teatrali teatri capaci di mantenere l’effetto live ma con posizionamenti di sicurezza per attori e pubblico».

Un esempio?

«Tornerei alle radici, a forme che richiamano la cavea greca».



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