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Mestre. Buco di M9, Casa dei tre Oci in vendita
Monica Zicchiero
Corriere del Veneto 9/5/2020

Piano per risanare i conti ma c’è l’incognita Covid. Mostre compresse in due piani

VENEZIA. Bisogna risanare il buco di 6,9 di euro e per farlo ieri la Fondazione di Venezia ha discusso il piano di rientro. Concentrare le mostre su due piani eliminando il terzo per dedicarlo a incontri. Conferire il polo ad un fondo di investimento immobiliare, che gestirebbe in maniera professionale gli affitti, ma anche vendere la Casa dei Tre Oci a Venezia ad un mecenate e fare come la Fondazione Prada con Ca’ Corner della Regina, riservando alcuni piani per le mostre.

Eliminare le mostre dall’open space al terzo piano di M9 per lasciare spazio agli eventi aziendali a pagamento, comprimendo l’esposizione permanente e quelle stagionali tra primo e secondo piano. E conferire l’intero polo ad un fondo di investimento immobiliare, che gestirebbe in maniera professionale gli affitti, portandoli a livelli di mercato. Ma anche vendere la Casa dei Tre Oci a Venezia ad un mecenate che cerca casa in centro storico e che, come per la Fondazione Prada a Ca’ Corner della Regina, riservi alcuni piani a scopo espositivo. Sono le idee più audaci per ridurre il deficit di 6,9 milioni di euro discusse ieri dal consiglio d’amministrazione e dal consiglio Generale della Fondazione di Venezia in una lunga maratona di disamina delle due relazioni, quella immobiliare presentata dal consulente Tommaso Santini e quella sul settore commerciale eventi illustrata dall’amministratore delegato di M9 distretto Edmondo Pasquetti.
I dubbi

Non è stata presa alcuna decisione perché entrambe le relazioni fanno riferimento a scenari di scuola pre-Covid, anche se prodotte nei giorni dell’emergenza, e sono da attualizzare alla luce degli scenari odierni. Oggi siamo nella fase di telelavoro, telescuola, e-commerce e teledivertimento, hanno notato i consiglieri. «Il ritorno alla normalità è incerto e richiede un periodo lungo — spiega il presidente di Fondazione Giampietro Brunello —. La riapertura del museo M9, dove tutto è touch e digitale, è ancora un’incognita. Oltretutto, non si hanno neanche certezze sulla riapertura delle scuole, figurarsi sul fatto che le classi vadano in gita al museo». Qualche punto fermo però c’è. Intanto, si sa che è saltato il contratto con la società milanese di coworking Copernico per affittare i circa duemila metri quadri vuoti nello spazio dell’ex convento di via Poerio. La trattativa andata a buon fine per aumentare gli introiti è stata rimessa in discussione dall’emergenza coronavirus e la società milanese di spazi di lavoro condivisi aveva chiesto di ritoccare le cifre al ribasso. Proposta respinta. C’è già l’alternativa: «È stata avviata una nuova trattativa con un’altra società di coworking con caratteristiche molto più affini con quelle del distretto M9, per l’occupazione di tutti gli spazi rimasti vuoti nell’ex Convento», dice Pasquetti.
Gli eventi

Si ragiona anche su un software interno per la vendita dei biglietti (quello esterno in uso oggi costa 50 mila euro l’anno «e se il rapporto con il fornitore venisse meno, nessuno di noi sarebbe in grado di aprire il museo», nota l’ad). La parte più rilevante riguarda gli eventi: si sta progettando un’ipotesi di redistribuzione degli spazi del museo vero e proprio ma comprimerli in epoca di coronavirus risulta arduo perché non si sa neanche come aprire le sale della simulazione dei bombardamenti e della musica. L’idea era liberare il terzo piano e dedicarlo a incontri e cene aziendali oppure fiere su droni, nanotecnologie, elettronica, o ancora concorsi di videogame, videomakers o di realtà virtuale. Se ne riparlerà se e quando il distanziamento sociale sarà ridotto.
Le vendite

Anche il piano di valorizzazione immobiliare del patrimonio della Fondazione realizzato da Santini in collaborazione col gruppo Gabetti avalla l’ipotesi di mettere a reddito il terzo piano del museo. La priorità è tuttavia mettere a regime gli affitti: il polo M9 vale 87 milioni di euro (comprende appartamenti, uffici e negozi di via Brenta Vecchia, via Poerio e via Pascoli) e a causa dei canoni troppo bassi rispetto al mercato ha una redditività dell’1 per cento (734 mila euro da locazioni); inoltre un terzo è sfitto. Le ipotesi per portare la percentuale al 3,5 per cento: affidare la gestione immobiliare ad un operatore professionale, oppure dare il polo M9 ad un fondo di investimento solo per la parte commerciale o anche tutto insieme, museo compreso, coinvolgendo Cassa Depositi e Agenzia del Demanio. Anche la sede di Fondazione e la Casa dei Tre Oci possono essere messe a reddito. La sede della Giudecca sarebbe valorizzata da un uso residenziale, cercando un compratore fuori mercato. E quella di Fondazione in Rio Novo darebbe il massimo come albergo ma, visto il momento, anche come sede direzionale.



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