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Nasce a Torino l’archivio Sanguineti
Paolo Morelli
Corriere della Sera - Torino 19/5/2020

A dieci anni dalla scomparsa del poeta, apre un centro studi con 70mila documenti

Poeta, accademico, intellettuale. Difficile definire Edoardo Sanguineti, figura poliedrica del mondo culturale italiano, tra i membri del Gruppo 63, scrittore, lessicografo, critico letterario, drammaturgo e anche attore. A dieci anni dalla scomparsa, avvenuta il 18 maggio 2010 a Genova, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, diretto da Donato Pirovano, ha deciso di dedicargli un centro studi, nato da un progetto di raccolta e catalogazione documenti avviato qualche anno fa, grazie al sostegno dell’Ateneo e di Compagnia di San Paolo.

La realtà coinvolge anche l’Ateneo di Milano Statale e quelli di Genova e Salerno, dove Sanguineti ha insegnato dopo l’esperienza a Torino. La mole di materiale è enorme, fra 70 mila schede lessicografiche e 7 mila ritagli di giornale che l’intellettuale ha raccolto e commentato.

Documenti affidati al Dipartimento dalla casa editrice Utet.

Poeta, accademico, intellettuale. Difficile definire Edoardo Sanguineti, figura poliedrica del mondo culturale italiano, tra i membri del Gruppo 63, scrittore, lessicografo, critico letterario, drammaturgo e anche attore. A dieci anni dalla scomparsa, avvenuta il 18 maggio 2010 a Genova, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, diretto da Donato Pirovano, ha deciso di dedicargli un centro studi, nato da un progetto di raccolta e catalogazione documenti avviato qualche anno fa, grazie al sostegno dell’Ateneo e di Compagnia di San Paolo. La realtà coinvolge anche l’Ateneo di Milano Statale e quelli di Genova e Salerno, dove Sanguineti ha insegnato dopo l’esperienza a Torino.

La mole di materiale è enorme, fra 70 mila schede lessicografiche e 7 mila ritagli di giornale che l’intellettuale ha raccolto e commentato. Documenti affidati al Dipartimento dalla casa editrice Utet nell’ambito del progetto Sanguineti’s Wunderkammer, avviato nel 2017 e che darà il nome al database del centro. Si aggiungono i documenti reperiti presso l’Archivio storico dell’Università: la tesi di laurea del poeta, della quale si erano perse le tracce, e le carte che attestano la sua vita di studente e i primi passi come docente. Dalle Teche Rai arrivano poi 600 interviste e 350 ore di filmati inediti, che si aggiungono alla lezione tenuta nel 2004 al Dams di Torino, con due proiezioni commentate: 14 ore di video la cui trascrizione è stata curata, in un volumetto, da Franco Prono e Clara Allasia. La docente fa parte del direttivo del Centro Studi Interuniversitario Edoardo Sanguineti, con Alberto Cadioli (Università di Milano), Rosa Giulio (Università di Salerno) ed Enrico Testa (Università di Genova).

«Il senso è raccogliere tutto il materiale — spiega Allasia —, ma abbiamo un sogno nel cassetto: far dialogare i documenti con la biblioteca di Sanguineti, che alla sua morte fu donata alla Biblioteca Universitaria di Genova ed è in fase di catalogazione. Il database, che sarà pubblicato a breve, potrebbe accogliere i riferimenti a quella biblioteca».

Non solo. Eleonisia Mandola, laureata all’Università di Salerno, sta curando un articolo che riproduce alcune lettere inviate da Edoardo Sanguineti al figlio Federico, con particolare attenzione al tema cinema; farà parte di un volume miscellaneo progettato dal Centro per il decennale della morte. «L’elemento veramente interessante di Edoardo Sanguineti è il suo pensiero trasversale — aggiunge Allasia —. Era un uomo di cultura, aveva una altissima concezione dell’insegnamento come trasmissione orale, che si esercita cogliendo l’attenzione dell’interlocutore per affascinarlo con la coerenza delle argomentazioni».

Ma la sua attività di insegnante non fu sempre apprezzata e, dopo aver tenuto un corso all’Università di Torino nel 1965-66, Poeti e poetiche del primo Novecento, non gli fu rinnovato l’incarico (nel ‘68 poi si trasferì a Salerno). «Sanguineti — dice Allasia — disorientava una certa parte della docenza dell’epoca, si preferì avere persone più allineate». La vicenda è ricostruita da Paola Novaria, responsabile dell’archivio storico dell’Università, in un articolo per il volume di prossima uscita. Il progetto ha spinto gli eredi a mettere a disposizione parte del materiale dell’archivio di famiglia, mentre importanti studiosi di Atenei italiani e stranieri hanno aderito al comitato scientifico. Ne fanno parte, fra gli altri, Massimo Ciavolella (Ucla, Los Angeles), Fausto Curi e Niva Lorenzini (Università di Bologna), Paolo Giovannetti (Iulm, Milano) ed Enzo Neppi (Université Grenoble Alpes).



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