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Il Fondo Cultura ha i numeri
Annachiara Sacchi
Corriere della Sera 18/5/2020

Accolta la proposta avanzata da Pierluigi Battista sul «Corriere»: dotazione iniziale di 100 milioni per il 2020-2021, aperta ai contributi dei privati

Un sostegno per riprendersi dall’emergenza, per ripianare debiti, pagare fornitori e dipendenti. E un fondo — il Fondo Cultura — per «comprare tempo» e prepararsi al futuro. L’oggi — drammatico, faticoso — e il domani da ripensare e ricostruire. Agisce su due livelli il sostegno alle imprese culturali previsto nel Decreto Rilancio approvato mercoledì scorso dal governo. Con finanziamenti «a perdere» e, contemporaneamente, un fondo di garanzia per investire. La richiesta partita dal «Corriere della Sera» con la proposta di Pierluigi Battista e rilanciata dalla raccolta firme di Federculture è stata ascoltata. Il tavolo operativo si è già riunito.

Pacchetto di norme relative a Cultura e Turismo: il Decreto Rilancio prevede in particolare un contributo da 100 milioni (nel 2020) per i grandi musei statali — da Brera alla Reggia di Caserta — colpiti dai mancati introiti della biglietteria in seguito al lock-down; 210 milioni come «fondo emergenza» per sostenere il mondo del libro, per gli spettacoli e i grandi eventi cancellati dall’emergenza Covid-19, per le mostre annullate e per i musei non statali. Ancora, sono salite a 245 milioni (dai 130 del «Cura Italia») le risorse per lo spettacolo, il cinema, l’audiovisivo; è fissato il credito di imposta (del 60% delle spese) per gli affitti di teatri, fondazioni, sale cinematografiche. Altre misure e altri aiuti, ma la vera novità è il Fondo Cultura, istituito per «promuovere investimenti in favore del patrimonio culturale materiale e immateriale» con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro per il biennio 2020-2021 e aperto ai contributi dei privati.

Circa 50 milioni saranno destinati ad ampliamenti, restauri e ristrutturazioni delle imprese culturali, questa la parte gestita da Cassa Depositi e Prestiti; gli altri 50 milioni, riservati alla produzione culturale (organizzazione di spettacoli, mostre, festival), saranno gestiti dal Credito Sportivo insieme alle banche (in particolare Intesa Sanpaolo). Moltiplicatore vantaggioso: i 50 milioni di garanzia dello Stato generano prestiti (decennali, a tasso agevolato e con preammortamento di due anni) fino a 5 volte, ovvero 250 milioni a disposizione delle istituzioni e delle imprese culturali e creative per «comprare tempo e riprogettare tutta la produzione culturale», illustra il presidente di Federculture, Andrea Cancellato.

Era il 26 marzo, sul «Corriere» Battista chiedeva un Fondo collettivo «con cui i risparmiatori, chi vuole investire pur senza grandi prospettive di ritorni immediati, possono partecipare a un piano di salvezza culturale nazionale. Un prestito, non un obolo». Ebbene, quella proposta è diventata un appello e una raccolta di firme (oltre 3 mila) di intellettuali, personaggi dello spettacolo, dell’arte, della musica, dei responsabili delle più importanti istituzioni culturali italiane. «Questo traguardo — commenta Cancellato — è stato raggiunto grazie al ministro Dario Franceschini che ha mantenuto l’impegno sostenendo la proposta di Battista». La soddisfazione è evidente: «La costituzione del Fondo non solo è in grado di dare una prima risposta alle esigenze più immediate della cultura ma saprà mettere le imprese in condizione di affrontare la nuova fase in cui sarà necessario riprogettare modelli produttivi, modalità di fruizione, forme organizzative». Bastano queste risorse a risolvere i problemi del comparto? «Non lo sappiamo, probabilmente no. Ma adesso — risponde Cancellato — abbiamo uno strumento per sfidare l’emergenza e capire le necessità del settore».

Stanziamenti

Lo scopo del ministro Dario Franceschini

è «promuovere investimenti in favore

del patrimonio materiale e immateriale». Previsti

anche 100 milioni per i grandi musei statali

Lavora su questi temi Marco Morganti, responsabile Direzione Impact di Intesa Sanpaolo, e cioè del credito al terzo settore e all’impresa sociale. «Il Fondo Cultura — dice — è importante per la ripresa delle imprese culturali e dello spettacolo che costituiscono il 7% del Pil nazionale e hanno un forte impatto sull’occupazione. Noi di Intesa Sanpaolo abbiamo già uno strumento simile, che permette alle realtà che non avrebbero i requisiti necessari di accedere al credito. Funziona. Restituiscono il denaro prestato, è dimostrato nell’esperienza decennale di Banca Prossima, oggi incorporata nel Gruppo. Quando affrontiamo il sostegno a un settore, il nostro metodo prevede un lavoro fianco a fianco con le imprese di quel settore per scrivere insieme le regole della sostenibilità. Nel mondo dello sport, che ha elementi affini a quello della cultura, ha dato notevoli risultati, che possiamo applicare strutturando un circuito virtuoso in cui la banca crea le condizioni per andare oltre la valutazione creditizia convenzionale». Ora bisogna solo vedere a chi destinare le risorse.

Il primo tavolo sulla cultura e la produzione di spettacolo dal vivo si è riunito già mercoledì scorso (ovviamente online) con i rappresentanti di Federculture, Forum del Terzo Settore, Confcooperative per studiare «l’impresa culturale di domani». «Dovremo affrontare un mondo nuovo — continua Morganti — in cui il sistema cultura dovrà essere sostenibile dal punto di vista ambientale, sanitario, finanziario e dovrà essere almeno in parte virtuale. Sarà richiesta più solidità strutturale da parte di tutti gli enti, nessuno potrà più permettersi l’approssimazione».

Una ripresa veloce, ecco l’auspicio di tutti. «E che le risorse arrivino al più presto a chi è rimasto senza lavoro e senza stipendio». Gabriele Salvatores, il regista premio Oscar che insieme a un gruppo di artisti ha firmato la lettera — scritta da Sandro Veronesi — a Papa Francesco in rappresentanza degli addetti allo spettacolo («Corriere» del 29 aprile), insiste su questa necessità. Spiega: «Io non sono un artista che con tela e pennelli può creare un’opera in totale solitudine. Per fare un film ho bisogno di squadre di tecnici, manovali, artigiani. Per loro, per questi lavoratori invisibili fermi da mesi, servono aiuti subito. Dipendono dall’idea di uno solo, ma sono loro a realizzarla».




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