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Lombardia. Il «cortocircuito» dei musei
Stefania Chiale
Corriere della Sera - Milano 17/5/2020

La Regione frena poi dà l’ok, ma il Comune rinvia di una settimana. Caos mercati. Resta l’obbligo di mascherina

Ieri mattina il governatore Attilio Fontana ha annunciato un ulteriore rinvio all’apertura dei musei. Stop poi ritrattato alla luce delle linee concordate tra le Regioni e adottate da Palazzo Chigi con un Dpcm in tarda serata. I musei riapriranno quindi domani — come bar, ristoranti, negozi, servizi di cura alla persona — ma il cortocircuito istituzionale ha avuto un contraccolpo: i poli civici restano chiusi. Piscine e palestre riapriranno il 25 maggio. Permane l’obbligo di indossare la mascherina e verrà rilevata la temperatura corporea a lavoratori e clienti.

Un rinvio annunciato ieri mattina dal governatore Attilio Fontana, poi ritirato alla luce delle linee guida per le riaperture concordate tra le Regioni e adottate da Palazzo Chigi con un Dpcm solo nella tarda serata di ieri. Nel frattempo però la notizia che i musei della Lombardia, come palestre e piscine, avrebbero dovuto aspettare un’altra settimana per tornare ad accogliere i visitatori ha creato un cortocircuito istituzionale.

Piscine e palestre riapriranno i loro spazi al pubblico il 25 maggio, mentre i musei in tutta la Regione potranno riaprire domani. Insieme a bar, ristoranti, negozi, servizi di cura alla persona e sulla base delle linee guida contenute nel documento unitario che venerdì sera il governo ha ricevuto dalle Regioni. Su tutte, l’abbandono di quelle richieste Inail sulle distanze di sicurezza (ora ridotte a un metro anche tra i clienti dei ristoranti) che avrebbero condannato alla chiusura molte attività. Ripartiranno da domani anche le funzioni religiose.

L’ordinanza regionale con cui la Lombardia adotterà le nuove regole per le riaperture, e che verrà emanata dopo l’entrata in vigore del Dpcm, accoglierà le linee guida concordate venerdì. Con una differenza: la rilevazione della temperatura corporea, che la Conferenza delle Regioni indica come una possibilità, in Lombardia sarà «obbligatoria sia per il personale delle attività sia per i clienti». Permane inoltre l’obbligo di indossare la mascherina, anche all’aperto. Ieri sera, il premier Giuseppe Conte ha ricordato che «servirà cautela, in particolare in alcune Regioni come la Lombardia», che «sta combattendo la battaglia più dura, si trova nella fascia del rischio moderato e presenta ancora un livello alto di saturazione delle terapie intensive, sebbene in discesa».

L’annuncio della ripartenza rinviata per musei e biblioteche ha colto di sorpresa l’assessore milanese alla Cultura Filippo Del Corno. Soprattutto, sulla base di quel rinvio poi cancellato, il Comune ha annunciato (e poi confermato) che lunedì musei civici e biblioteche comunali non riapriranno, com’era invece previsto: «Utilizzeremo questa settimana per sperimentare a porte chiuse tutti i protocolli di sicurezza e sanificazione», ha detto l’assessore. Rimane confermato il ruolo di apripista per la casa-museo Poldi Pezzoli, che in questi mesi ha fatto «grandi investimenti adottando tutte le misure di sicurezza richieste», dice la direttrice Annalisa Zanni. Tra cui la definizione di una capienza massima di 25 persone per 27 sale. «È giusto che chi è pronto possa partire».

La data del 18 maggio era anche quella della ripartenza attesa dalle migliaia di imprese ambulanti ancora ferme (tutte quelle non alimentari). Ma, sul fronte dei mercati scoperti, l’amministrazione comunale ha deciso di proseguire la sperimentazione già avviata con gli attuali 26 mercati, in attesa di nuove indicazioni da governo e Regione. Avanti quindi con la sola componente alimentare e secondo le modalità indicate, tra cui sedi recintate e capienza massima non superiore al doppio del banchi, disposti a una distanza minima di 2,5 metri.

Ieri mattina, al mercato di viale Papiniano, si sono verificate scene di affollamento, commentando le quali il presidente di Apeca Giacomo Errico rimanda a un problema di «regole»: da tempo la categoria chiede che la capienza non venga calcolata sul numero di banchi, ma sull’ampiezza dell’area. «Abbiamo chiesto i vigili e ci hanno detto che non c’erano. Ci siamo dovuti organizzare con una vigilanza in proprio. Gli assembramenti sono figli di regole senza senso: perché vigili e ispettori del Comune non vanno a mantenere la distanza di un metro tra le persone, unico criterio davvero efficace, anziché restare all’esterno delle aree mercatali?».

Sul fronte palestre e piscine, le nuove linee guida introducono concessioni inaspettate rispetto a quanto stavano predisponendo gli impianti sportivi: «Per esempio, sull’utilizzo degli spogliatoi: finora pensavamo di tenerli chiusi», dice Chiara Bisconti, presidente di Milanosport. Che sta organizzando, a partire dal 25 maggio, un’apertura «a scaglioni» degli impianti. E che conferma: ci saranno voucher per prorogare gli abbonamenti, non un’app ma un «sistema di prenotazione online per contingentare gli ingressi», orari allungati e slot di tempo da rispettare. «Le limitazioni incideranno sui fatturati — commenta Marco Contardi, presidente Arisa, pur soddisfatto delle linee guida approvate —: si vedrà tra qualche tempo chi riuscirà a rimanere in piedi».

Ieri mattina hanno manifestato sotto lo slogan di «Non apriamo per non fallire» i ristoratori milanesi in piazza Duca d’Aosta. Il segretario generale di Confcommercio Milano Marco Barbieri avverte, non a caso, che lunedì «solo il 65% delle imprese milanesi riaprirà». È il sindaco Beppe Sala in mattinata a lanciare un messaggio ai cittadini per supportare il commercio, elencando le attività che lunedì riapriranno, tra cui «2.200 negozi di abbigliamento, 700 di calzature, 2.900 parrucchieri, 4.800 bar e 3.400 ristoranti. Sono in difficoltà — ha detto Sala —: credo sia il momento di dar loro una mano».



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